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Concetti chiari, obiettivi precisi

In Italia i ruoli di responsabilità sono ancora legati all'età

In Italia i ruoli di responsabilità sono ancora legati all'età

Di Massimiliano Sarti, 17 dicembre 2010

Pragmatismo, buon senso, capacità di ascolto e flessibilità. Sono le virtù che guidano da sempre Chema Basterrechea nel proprio lavoro e che molto lo hanno aiutato nella sua carriera nel mondo dell’ospitalità: un percorso, quello dell’hôtelier spagnolo, «asturiano», ci tiene a precisare lui stesso, che lo ha portato a raggiungere la posizione di amministratore delegato di Nh Italia a soli 38 anni. Non è però un predestinato, Basterrechea: uno di quei professionisti, cioè, dalla carriera fulminea che devono quasi tutto alla fortuna di avere genitori e parenti già inseriti nell’ambiente professionale di adozione.
«In realtà, mi sono avvicinato all’hôtellerie quasi per caso. Dopo una laurea in business administration, un master internazionale negli Stati Uniti e una breve esperienza in un’impresa farmaceutica, fui attirato dalla possibilità che mi offrì il gruppo Nh di prendere in mano le redini di un albergo a soli 25 anni». La compagnia, al tempo diretta dall’attuale presidente di Ac Hotels, Antonio Catalàn, aveva una struttura particolarmente snella e cercava giovani manager per le proprie esigenze di espansione. «Ero ancora un ragazzino, ma trovai l’opportunità davvero straordinaria», riprende Basterrechea. «Cercai allora di assumere un atteggiamento di dialogo: nella struttura che mi affidarono, a Oviedo, c’era personale con tantissimi anni di esperienza alle spalle, che non potevo certo ignorare. Decisi, perciò, di predispormi all’ascolto e di utilizzare molto buon senso nelle decisioni, senza tuttavia dimenticare di sfruttare anche la ventata di aria fresca che la prospettiva di una persona, giovane e proveniente da un settore esterno come me, avrebbe potuto portare in azienda».
La crescita è poi velocissima: già nel 2000 Basterrechea viene infatti chiamato a gestire i progetti di integrazione Nh con la catena olandese Golden Tulip e con la tedesca Astron. Successivamente è responsabile del settore f&b del gruppo e poi ancora della business unit Spagna e Portogallo, fino al suo arrivo in Italia nel 2007 per guidare le nuove integrazioni con Jolly e Framon. Nel periodo trascorso alla guida del settore food and beverage, in particolare, Basterrechea gestisce un segmento che, allora come oggi, contribuisce per ben il 30% al fatturato complessivo di Nh. E si sa quanto l’f&b sia da sempre un comparto croce e delizia per gli albergatori, che spesso stentano a trovare soluzioni in grado di coniugare revenue e qualità. «È una questione di pragmatismo. Il food & beverage è un business dalla redditività bassa per natura. Inutile negarlo: si tratta di un settore non solo labour intensive, ma su cui incidono pesantemente anche i costi delle materie prime». Due, perciò, sono le strade che si aprono al management: accettare l’esistenza di un comparto in perdita, in cambio di presunti ritorni di immagine e prestigio, oppure cercare di rimanere con i piedi ben piantati per terra e selezionare i servizi in base alle reali esigenze della propria clientela. «E a noi non piacciono né i dipartimenti con il segno meno, né i servizi che poi non vengono utilizzati. Spazio perciò a breakfast e banchettistica, che sono i prodotti f&b più utilizzati dagli ospiti, soprattutto quelli business, e maggior cautela nelle proposte alla carta per pranzi e cene. È insomma fondamentale, a mio avviso, rompere il mito del ristorante importante a tutti i costi: occorre, invece, cercare sempre una linea di coerenza tra la qualità complessiva dell’hotel e il relativo servizio f&b».
Concetti chiari per obiettivi precisi. Un atteggiamento che Basterrechea ha assunto non solo in ambito f&b, ma anche in tema di integrazioni: «Il nostro gruppo, però, non si pone come le grandi compagnie americane, abituate a sbarcare nei nuovi mercati con i loro ponderosi manuali di standard validi sempre e ovunque. Ci sono, naturalmente, dei principi imprescindibili, che rappresentano i nostri valori base a cui non possiamo derogare, ma siamo anche molto attenti ad adeguare procedure e strategie alle peculiarità di ogni singola destinazione. E poi nulla vieta che, nelle compagnie acquisite, si possano pure trovare best practice migliori della nostra, da imitare ed estendere anche al resto del gruppo. Una filosofia, questa, che trova un esempio pratico proprio qui in Italia, dove la business unit locale è composta, per la maggior parte, da manager ex Jolly ed ex Framon».
C’è tuttavia ancora una differenza sensibile, a detta dell’a.d. Italia di Nh, tra la realtà professionale del mondo alberghiero italiano e di quello spagnolo: «Qui è ancora diffusa la convinzione che, per aspirare a determinati ruoli di responsabilità, occorra avere un certo numero di anni. L’età anagrafica, invece, per noi non conta. Quello che serve è uno spirito giovane, arricchito dalle necessarie competenze. Per superare questa sorta di blocco psicologico, proprio in Italia abbiamo così deciso di ampliare il nostro programma formativo di punta: il Pdi, prima dedicato esclusivamente ai capi-servizio da avviare alla carriera di manager, è stato infatti esteso, nella sua versione junior, anche ai talenti più giovani, da preparare alle responsabilità della guida di un intero reparto. Il progetto si è così rivelato una sorta di acceleratore di carriera e un ottimo strumento motivazionale. Tanto che, dopo l’esperimento italiano, lo abbiamo esteso anche alle altre business unit della compagnia».

A Berlino il secondo Nhow della compagnia

Dopo il lancio del marchio nhow a Milano, nel settembre 2006, ha aperto i propri battenti, pochi giorni fa, il nuovo nhow di Berlino. In linea con il concept creativo del brand Nh, la struttura appena inaugurata è situata sulle rive della Sprea, tra la sede tedesca di Universal, quella di Mtv e il centro multifunzionale O2 World, in una delle zone più vivaci della capitale tedesca. Circondato dai club più trendy della città, l´nhow Berlino presenta un interno suggestivo, con sentori Popart opera del designer newyorkese Karim Rashid, mentre l´esterno, che intende richiamare gli antichi magazzini affacciati sul fiume della capitale, è opera dell´architetto tedesco Sergei Tchoban. Come il nhow di Milano è dedicato all´arte, con le sue installazioni temporanee che cambiano ogni quattro mesi, la struttura berlinese è declinata nelle forme della musica: le sue 304 stanze sono, infatti, tutte dotate di cavo iPod e di un particolare servizio in camera di chitarre. Ma l´hotel vanta soprattutto un piano completamente dedicato alla musica, che comprende pure due studi professionali di registrazione, gestiti dal responsabile dei leggendari Hansas Studios di Berlino, René Rennefeld.
«Quando abbiamo iniziato a sviluppare il progetto di questa struttura berlinese non abbiamo pensato subito a un nhow», racconta Chema Basterrechea. «Poi ci siamo resi conto che la location era perfetta per quella che noi consideriamo più una filosofia che un vero e proprio brand: hotel di design di grandi dimensioni, ma con tutta l´intimità garantita dalle strutture più piccole, inseriti in contesti particolarmente vitali e pensati, pur nella loro tipicità, per un pubblico più vasto possibile. Non abbiamo, però, nessuna fretta di espandere ancora il marchio nhow. Ci crediamo molto, certo, ma abbiamo bisogno di trovare location particolari in città esclusive. E non è sempre un compito facile. È già avvenuto a Milano e a Berlino, però, e contiamo possa accadere presto anche altrove».

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