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A Dubai per crescere e far carriera

Le opportunità e le sfide che attendono le risorse impegnate nella start-up emiratina firmata Conrad

Le opportunità e le sfide che attendono le risorse impegnate nella start-up emiratina firmata Conrad

Di Massimiliano Sarti, 30 maggio 2013

Un ambiente dinamico e stimolante, dove si punta alla qualità e al raggiungimento di elevati standard di servizio. Ma anche un contesto in grado di garantire innumerevoli opportunità di carriera, grazie al ricco programma di learning & development della compagnia, nonché di fornire tutta una serie di benefit esclusivi, «che rappresentano un valore aggiunto distintivo della nostra offerta di impiego». È questo quello che si può aspettare chi lavora al Conrad Dubai, secondo il general manager italiano incaricato di curare la start-up della struttura emiratina griffata Conrad Hotels & Resorts. «La nostra non è solo una delle compagnie alberghiere più prestigiose al mondo», rimarca infatti Mario Ferraro. «Siamo pure tra i gruppi che registrano oggi il maggior tasso di espansione. Già presenti, come Hilton Worldwide, in 91 paesi differenti, con oltre 3.800 hotel, siamo una grande famiglia in grado di offrire ottime possibilità di crescita a tutti coloro che vogliono lavorare nel mondo dell’ospitalità».

Domanda. Quali, allora, le modalità di valutazione delle performance, e di valorizzazione delle risorse umane, utilizzate dal brand Conrad e dal gruppo Hilton più in generale?
Risposta. L’idea è quella di lavorare soprattutto sul rafforzamento dei punti di forza di ciascuno e al contempo sul perfezionamento di quelli deboli, in modo da garantire a ogni risorsa uno sviluppo sia professionale, sia personale. Il piano di learning & development, in particolare, prevede diversi strumenti per la valutazione del livello di performance raggiunto. Fondamentali sono, tra l’altro, i meeting individuali con il proprio capo reparto che, a intervalli regolari, servono a definire un piano di sviluppo personale (personal development plan), contenente obiettivi precisi, nonché le indicazioni sulle aree da rafforzare e sugli aspetti positivi da valorizzare ulteriormente.
D. Quante volte all’anno si fa il punto della situazione?
R. Il raggiungimento degli obiettivi definiti viene monitorato semestralmente: ciò permette di intervenire tempestivamente su eventuali mancanze, di supportare ogni singola risorsa, ove fosse necessario, e di riconoscerne e celebrarne adeguatamente i successi raggiunti. Ma non finisce qui: abbiamo pure specifici programmi di sviluppo dei talenti (talent development), che la compagnia offre gratuitamente alle risorse con il migliore potenziale, per garantire loro sempre maggiori opportunità di crescita e di carriera.
D. Se questi sono i vantaggi di un impiego al Conrad Dubai, quali sono, invece, le difficoltà da superare, per un professionista italiano che decidesse di cimentarsi in un lavoro così lontano da casa?
R. Per la verità, da queste parti, la maggior parte delle risorse impiegate proviene già da esperienze di lavoro internazionali. D’altronde, chi ambisce a fare carriera nel mondo dell’ospitalità non può non essere consapevole che trasferirsi all’estero è un aspetto fondamentale di questo mestiere. La particolarità di una città quale Dubai, però, è sicuramente il suo aspetto multiculturale e multietnico: qui il 90% della popolazione è rappresentato de «expats», ossia da persone che, per motivi di lavoro, vivono lontano da casa. In molti condividiamo quindi una base comune. E ciò permette una maggiore integrazione con il luogo e con le persone che vi vivono. Tra i benefit offerti da Hilton Worldwide, inoltre, c’è anche un volo annuale o semestrale verso la propria città di origine.
D. Quali allora le sfide a cui si va incontro al Conrad Dubai?
R. La stessa apertura di un nuovo hotel in una città come questa, dove la competizione è davvero molto elevata, rappresenta una sfida complessa per tutto il team. E non solo a livello di management. Per lanciare una struttura sul mercato di Dubai non basta, infatti, garantire servizi di qualità eccezionali: occorre anche essere creativi e innovativi al punto giusto, in modo da realizzare un prodotto capace di differenziarsi da quello dei competitor. Non solo: bisogna anche essere bravi a non abbassare mai la guardia; a non riposarsi, cioè, sugli allori, convinti di aver raggiunto l’obiettivo. Perché qui la linea del traguardo si sposta ogni giorno un po’ più in là. Allo stesso tempo, però, essere artefici e parte attiva di questa fantastica avventura, e dell’apertura di quello che sarà l’hotel ambasciatore del brand Conrad negli Emirati Arabi, sono sicuro che ripagherà di tutte le sfide e le fatiche da affrontare.
D. Senza contare, per di più, che nella nuova struttura c’è anche tanta Italia. E non parlo solo del general manager: tra gli outlet previsti nel progetto di start-up ci sarà pure un ristorante griffato da uno chef stellato della nostra penisola…
R. Certamente. Come dicevo, il nostro obiettivo è quello di lanciare un albergo di successo, in grado di sviluppare nuovi concept, atti a differenziare la nostra offerta da quella della concorrenza. Da qui l’idea di coinvolgere lo stellato Massimo Mantarro nella conduzione del Ballarò. Il nostro ristorante tricolore, grazie anche al fondamentale apporto di un team di sala e di cucina tutto italiano, saprà certamente apportare alla nostra struttura un preziosissimo valore aggiunto: in termini di qualità dei prodotti, di servizio e di innovazione.

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