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Servizi alberghieri e investimenti immobiliari

Di Gianfranco Benati, 29 ottobre 2004

Tra economisti, imprenditori e politici oggi si discute diffusamente nei convegni sui problemi di sviluppo della nostra economia, dei problemi dell’economia industriale, di come intervenire per salvare le attività industriali da un presunto declino, di come salvaguardare l’occupazione nelle aree di crisi.
E’ un dibattito che – oltre certi limiti – sottovaluta nettamente le possibilità di sviluppo che l’economia dei servizi oggi può offrire al nostro paese. L’economia dei servizi turistici, specie in alcune aree del Mezzogiorno, ne è un esempio.
Nel mondo occidentale da decenni oltre la metà del prodotto nazionale lordo esce dal cosiddetto settore dei servizi: negli Stati Uniti è attorno al 70 %, nell’Europa occidentale e in Scandinavia oltre il 60%. E lo stesso settore manifatturiero sembra ignorare le varietà di servizi che operano al suo interno oppure come parte integrante o aggiuntiva dell’offerta totale.
Nella realtà l’economia dei servizi, pressoché ignorata, non è da considerare “opposta” all’economia industriale bensì uno stadio più avanzato dello sviluppo economico. Verso il quale – stando alle esperienze di altri paesi sviluppati – è inevitabile andare, pur tentando di evitare o contenere le crisi di trasformazione strutturale che toccano settori o aree produttive con problemi di competitività internazionale. E’ vero, peraltro, che tra gli addetti ai lavori, tra gli operatori si è già a conoscenza delle tendenze in atto verso una “nuova” economia, ossia della transizione verso i servizi di una società dell’informazione.
Ma occorre imparare non poco su nuove regole, su nuove tipologie, su problemi e quant’altro riguarda le attività relative ai servizi. Perché su queste attività non si sa molto: il divario conoscitivo rispetto a quanto si sa sull’industria è ancora enorme.
Si guardi, per fare un esempio quasi banale, alla natura e ai caratteri di un “servizio” inteso come “prodotto”, dal punto di vista del marketing: viene valutato come un insieme di servizi tra loro diversi, come un prodotto totale che il cliente apprezza in termini di beneficio o di benefici diversi. Si prenda allora quanto offre un albergo, in cui oltre il servizio dell’alloggio (la camera) occorre considerare come sono svolti i servizi della reception, del ristorante, dei camerieri, del portiere, etc. Cioè servizi a cura del personale di contatto.
Sono servizi elementari che insieme costituiscono il risultato di un sistema di erogazione. Sono i cosiddetti momenti della verità percepiti dal cliente sulla qualità di funzioni non sempre attentamente valutate in termini di buona gestione alberghiera. E certamente si sa, comunque, quanto un cliente soddisfatto sia un elemento essenziale affinché il “consumo” coincida favorevolmente (per il bilancio aziendale) con la “produzione” del servizio.
Ma tutto questo non basta più, per una valutazione positiva del prodotto: sappiamo che per svolgere un dato servizio è necessario disporre di adeguati elementi materiali, equivalenti alle macchine, cioè di un idoneo supporto fisico, fatto di strumenti e di immobili “riqualificati”.
Significa però affrontare il problema degli “investimenti di capitale”, di un rapporto costi fissi/ricavi tale da consentire oltre gli ammortamenti, anche possibilità di restauri, ristrutturazioni, etc. senza ricorrere al denaro fresco di altri investitori. Per restare nell’esempio del comparto alberghiero, questo problema non è di poco conto, specie per le piccole e medie strutture a gestione famigliare.
Vediamo ora alcuni dati, alcune stime approssimative ma utili per comprendere l’apporto della voce “alberghi” all’economia italiana, e l’esigenza di non ignorare quel problema, anche da parte dell’intervento pubblico. Secondo i dati raccolti e resi noti dalla Federarlberghi, dei 33.431 alberghi di cui dispone il nostro paese ben 30.211 sono da 1 a 3 stelle, con una capacità “media” di 25 stanze, e un tasso medio di occupazione delle camere pari al 44%. Per inciso, questo è un tasso nettamente inferiore a quello francese, tasso che si traduce in minori ricavi! Il fatturato annuo complessivo della ricettività italiana si aggirerebbe attorno ai 22 milioni di Euro.
Se si considera il “tax break even point”, dal 1° gennaio fino al 26 giugno gli alberghi italiani lavorano per soddisfare l’imposizione fiscale e parafiscale locale, regionale e nazionale. Il 27 sarebbe il primo giorno virtualmente “utile” per i ricavi dell’azienda.
Da non sottovalutare, invece, le assunzioni che il comparto attiva in media, aggregato a quello della ristorazione (74.749 unità) e dei bar (131.613): sono oltre 76.000 addetti in più ogni mese.
E gli investimenti? Il flusso degli investimenti nazionali ed esteri è stimato in poco meno di 8 miliardi, con circa 23 miliardi di ricadute sull’indotto. Il patrimonio immobiliare attuale è valutato circa 43 miliardi di Euro, ma in gran parte da rinnovare per far fronte non solo agli adempimenti normativi, specie quelli di origine comunitaria, ma anche alle crescenti esigenze della clientela, in chiave di qualità e di benessere. Per il viaggiatore odierno spesso la camera d’albergo diventa la propria casa, deve cioè possedere gli elementi tipici di un’abitazione, oltre – si afferma dagli esperti di sociopsicologia – all’assumere significati simbolici per ritrovare un certo benessere o un equilibrio interiore.
Per gli operatori, dunque, un grosso impegno di aggiornamento, secondo una logica di formazione permanente, tutto in favore dell’ospite, inteso come persona prima che come cliente.
E’ da accogliere con favore, pertanto, l’iniziativa editoriale di Realtyintourism: in particolare, sia per cogliere le opportunità di investimento nel settore alberghiero sia per seguirne da vicino i problemi con articoli e dati di varia fonte.
E’ opportuno segnalare l’opportunità di partecipare anche alle diverse manifestazioni di incontro e di esposizione di settore che si svolgono nel mondo, e in Europa in particolare. Due di queste le troviamo in questi giorni a Genova, con “Technotel Hospitality-International Contract Exhibition”, e a Cannes, con “Mapic”. Sono manifestazioni nelle quali sono previste conferenze e convegni sul comparto dell’ospitalità e della ristorazione, specie sul tema degli investimenti, dei progetti di riqualificazione, di innovazione aziendale. Quanti dei nostri operatori le visiteranno? Quelli da altri paesi certamente tanti. Il caso di Mapic è esemplare: oltre 1500 operatori saranno presenti agli eventi e agli incontri delle tre giornate. Ma di italiani finora se ne sono visti pochi. Con tutte le conseguenze di “aggiornamento” e “innovazione” che ciò comporta.

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