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Ricetta umbra per il turismo

Un brand e cinque consorzi per dare forma a un progetto di promo-commercializzazione integrata

Un brand e cinque consorzi per dare forma a un progetto di promo-commercializzazione integrata

Di Massimiliano Sarti, 21 novembre 2013

Inutile girarci attorno: dopo la crisi nulla è rimasto più come prima. E se il turismo italiano ha dimostrato in questi anni una capacità di resilienza superiore a quella di molti altri settori, è pur vero che ha anche mutato profondamente struttura. Oltre agli inevitabili alti e bassi registrabili in una fase congiunturale tanto difficile, nonché al frequente ricorso a politiche tariffarie particolarmente aggressive, è lo stesso identikit della domanda ad aver mutato radicalmente natura, con i flussi internazionali che stanno assumendo sempre più importanza rispetto a una richiesta domestica in evidente affanno. Lo dimostra, tra l’altro, lo storico sorpasso registrato dai dati Federalberghi sui primi otto mesi 2013: nelle strutture ricettive della penisola, per la prima volta nella storia moderna, le presenze straniere hanno sopravanzato quelle italiane raggiungendo una quota del 50,3%.
E anche l’Umbria, da questo punto di vista, non sfugge affatto alla regola generale: le cifre ufficiali raccontano, infatti, di un comparto che è riuscito a mantenersi sui livelli pre-crisi (si veda, a questo proposito, la tabella a fianco, ndr), registrando una tenuta sostanziale degli arrivi e un lieve calo delle presenze, ma che ha visto al contempo la quota della domanda straniera salire, in termini di pernottamenti complessivi, dal 34,5% del 2007 al 36,4% del 2012; un trend peraltro confermato anche dai numeri dei primi nove mesi di quest’anno, durante i quali le presenze domestiche sono calate del 3,69%, mentre quelle internazionali sono rimaste praticamente stabili (-0,03%).
A fronte di queste mutate condizioni del mercato, e di oscillazioni congiunturali che hanno reso il 2009 il vero annus horribilis umbro, la regione ha così pensato di mutare radicalmente l’approccio all’erogazione dei fondi pubblici, dando vita, nel 2010, al bando Tac2 volto al finanziamento di attività di promo-commercializzazione turistica di prodotti tematici. «Si è abbandonata così la logica dei contributi a pioggia, la cui distribuzione seguiva sostanzialmente le linee dei comprensori delimitati dai Sistemi turistici locali (Stl), per provare a incentivare la costituzione di progetti tematici integrati, grazie a un fondo complessivo triennale ammontante a circa 2 milioni di euro», racconta a margine di un evento-roadshow milanese Laura Pinti di Umbria & Bike: uno dei consorzi a partecipazione pubblico-privata figli del nuovo indirizzo impresso dalla regione in ambito turistico.
Il passo successivo è stato quindi quello di costituire il brand Umbrialifestyle, capace di riunire sotto un unico cappello cinque dei consorzi sorti dopo l’assegnazione dei fondi Tac2: oltre a Umbria & Bike il marchio annovera così oggi al proprio interno Umbria & Francesco’s Ways, Umbria & Tastes, Umbria Culture, nonché l’Umbria Convention & Events Bureau, i cui nomi, significativamente in inglese, già racchiudono in sé la propria vocazione. «L’idea è quella di consolidare, in questo modo, lo sviluppo dei singoli consorzi secondo standard di qualità condivisi, nonché di permettere, a ciascuno di essi, di proporre al mercato una vera offerta integrata», riprende Laura Pinti.
Ma il vero cuore dell’intero progetto sta sicuramente nel coinvolgimento della quota maggiore possibile di player privati di qualità agenti sul territorio umbro: «Oggi ci possiamo sostanzialmente dire soddisfatti di quanto abbiamo fatto: il mio consorzio, in particolare, vanta circa un’ottantina di imprese affiliate, così come quello dedicato all’offerta enogastronomica, mentre l’Umbria Convention & Events Bureau ne conta circa una trentina» prosegue Laura Pinti. «Quello che vogliamo, però, è soprattutto trovare partner affidabili, in grado non solo di rispondere ai requisiti minimi necessari a entrare in ogni consorzio ma pure di fornire servizi con standard qualitativi elevati».
Non tutto, naturalmente, è rosa e fiori in questo processo: «Nel caso delle strutture ricettive, per esempio, nonostante il bando Tac2 garantisse pure la possibilità di ricevere finanziamenti ad hoc per progetti di valorizzazione delle proprietà affiliate, è stato a volte difficile superare la logica personalistica di molti operatori». Fare rete, in altre parole, è un concetto astrattamente condiviso, ma quando occorre tradurlo in pratica resistenze e incomprensioni hanno spesso la meglio. «Posso dire però», afferma con una punta d’orgoglio ancora Laura Pinti, «che anche tra gli operatori più scettici, chi ha preso parte attiva ai nostri progetti, ha capito presto il valore della collaborazione reciproca e della capacità di vedere nel proprio vicino qualcosa di diverso da un semplice competitor».
Ma i risultati concreti? «Troppo presto per dirlo. Rimaniamo pur sempre un progetto in divenire, le cui risultanze si potranno vedere solo tra un po’», conclude Laura Pinti. «Il prossimo step sarà decisivo: con la scadenza del bando Tac2, a dicembre di quest’anno o del 2014, a seconda della data di nascita di ogni singolo consorzio, occorrerà prima di tutto capire se queste realtà sono in grado di camminare da sole. Posso tuttavia dire che qualche indizio positivo c’è già: per quanto riguarda noi di Umbria & Bike, per esempio, nel 2013 abbiamo registrato quasi un raddoppio delle domande. Non solo: la presenza di una realtà come Umbrialifestyle ci ha permesso di mantenere finalmente sul nostro territorio la gestione di eventi di portata internazionale, come per esempio la recente mostra dedicata al Signorelli, che fino a ieri sarebbe stata invece destinata a essere appaltata a realtà esterne maggiormente strutturate. Infine, la presenza di un brand unitario ci ha consentito di ottenere maggiore visibilità all’estero, raggiungendo anche mercati lontani ma in prospettiva vitali come la Cina».
Allo stato attuale appare insomma ancora difficile trarre delle conclusioni sulle ricadute effettive di un progetto giovane come Umbrialifestyle. Tuttavia, in un paese che soffre di una governance del turismo cronicamente inefficiente, in cui politici ed esperti parlano a ogni piè sospinto della necessità di nuove politiche integrate di promo-commercializzazione, salvo poi non dare quasi mai sostanza alle proprie parole, ogni tentativo concreto che vada in tale direzione è il benvenuto. Con l’augurio che la nuova formula dei consorzi tematici possa diventare una ricetta di successo, in grado di superare l’idea degli Stl, dimostratasi troppe volte un progetto vincente di integrazione e sviluppo turistico solo sulla carta.

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