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Oggi non basta dire hotel

Di Floriana Lipparini, 28 maggio 2004

www.domusacademy.it
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“Pur essendo il terzo mercato mondiale per numero di hotel, in Italia il mercato degli alberghi in un certo senso è vergine, perché manca il know how relativo”, afferma François Droulers, consulente di Res, Hotels & real estates business developers, che lunedì 7 giugno, giorno di presentazione del seminario “Hotel design 2004. Nuove estetiche per l’accomodation industry”, organizzato da Domus academy e Interior design institute in via Savona 97 a Milano, sarà uno dei relatori, insieme a Marco Malacrida, intervenendo sul tema “Quale progetto per quale tipologia d’albergo”.
Il seminario “Hotel Design 2004” prevede dieci incontri, dal lunedì al venerdì, ed è rivolto ad architetti, designer, interior designer, studenti delle facoltà e delle scuole di architettura e design, oltre che a tutti coloro che siano interessati al tema proposto.
Obiettivo del corso, diretto da Antonella Dedini di Interior design institute, è quello di esplorare i prossimi scenari dell’ospitalità, e presentare nuove ipotesi di furnishing mediante un focus work collettivo e il drawing a gruppi. Attraverso gli interventi di numerosi esperti e l’analisi delle differenti categorie alberghiere – city, resort, golf, spa, conference, casino and airport hotels = oltre che dei trend più innovativi – fashion, charme, beauty, intrattenimento, minimalism – prenderà vita la figura dell’hotel designer, un professionista capace di abbinare alle competenze architettoniche e di interior design anche abilità di marketing e management. Verranno illustrati tre esempi di setting di restoration e interior design (Hotel Al Porto, Zurigo, 2001; Monaco & Grand Canal, Venezia, 2002; Bentley Hotel, Instanbul 2003) che esprimono l’estetica dello Studio Lissoni per l’accomodation industry.
“Il punto che si vuole focalizzare – prosegue Droulers -, è che ormai si deve puntare a offrire servizi specifici per lo specifico cliente che si ferma in quello specifico hotel. Dire solo albergo è generico. Se parliamo di un hotel d’aeroporto, è chiaro che sarebbe perfettamente inutile allestire sale meeting di grandi dimensioni. In un hotel di quel tipo prevedibilmente si svolgeranno solo piccole riunioni, pertanto sarà bene progettare piccole sale. Se invece parliamo di un 5 stelle lusso nel centro di Milano, dove la durata media del soggiorno di un cliente business statisticamente è di un giorno e mezzo, sarebbe piuttosto superfluo predisporre enormi guardaroba, meglio invece fornire le camere di bagni ampi e confortevoli. Ogni hotel ha una storia a sé. Ormai il consumatore è sofisticato, cerca prodotti tagliati su misura. Quindi, occorre personalizzare i servizi”.
Droulers, che ha maturato in Inghilterra una completa formazione alberghiera, a partire dai primi gradini, svolge per Res servizi di consulenza a 360 gradi, dal marketing al controllo gestione. “Siamo tra i pochi in Italia a saper risolvere i problemi di gestione e development”, afferma. “Si tratta di vendere cultura d’hotel. L’albergo non è solo un immobile, è come un teatro, con una vita che solo in parte si svolge sul palcoscenico. Dietro le quinte c’è il back=stage, anzi, il back-office, ed è quello che fa funzionare bene tutto il resto”.

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