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Gravoso ma non usurante

Faticoso, certo. Pure bello però: analisi semiseria del lavoro in hotel. L'unica pecca è «nella quantità di ore che bisogna restituire a fronte della quantità di euro ricevuta mensilmente»

Faticoso, certo. Pure bello però: analisi semiseria del lavoro in hotel. L'unica pecca è «nella quantità

Di Dennis Zambon, 8 marzo 2018

Lo sappiamo bene: l’albergo è un microcosmo di attività complementari. Si acquista, si trasforma, si produce, si vende, si consuma, si paga e si valuta: tutto il ciclo completo all’interno della stessa struttura e con la presenza fisica del consumatore finale, l’ospite. Va da sé che lavorare in albergo, alla lunga, diventa gravoso.
Sappiamo bene che quello dei mestieri gravosi, che usurano chi li pratica, è un tema di grande attualità, oggetto di incontri e scontri volti a definire con precisione chi abbia il diritto di andarsene in pensione un po’ in anticipo.
L’occasione è ghiotta per fare un’analisi (semiseria, ça va sans dire!), pescando qua e là tra le definizioni dei vari lavori gravosi ufficialmente riconosciuti da governo e sindacati.
Qualsiasi lavoratore che, indipendentemente dalla mansione, svolga la propria professione come membro d’equipaggio a bordo di un albergo, è detto alberghiero. È presente in hotel 24 ore su 24, assistendo gli ospiti e correndo per le richieste di emergenza, con compiti che vanno dalla pulizia all’accompagnamento ed enormi doti di pazienza e disponibilità.
Per le responsabilità nei confronti dei clienti e l’attenzione costante che deve avere, il direttore d’albergo dovrebbe rispettare regole severe per le soste e il riposo, ma spesso non ci riesce.
I capiservizio svolgono un ruolo importantissimo e delicatissimo, e trascorrere il proprio tempo con collaboratori da 18 a 65 anni è sicuramente gravoso.
Movimentare merci, spostarle, trasportarle, è il compito di un facchino: che lo faccia in azienda o alla stazione o in aeroporto o in hotel, la fatica non cambia.
Ovunque ci siano spazi da pulire ci sono lavoratori che, su più turni, si occupano di lavare pavimenti e bagni anche più volte al giorno, nonché di raccogliere i rifiuti e di tenere lindi gli ambienti: anche questo è lavoro gravoso, come pure la manutenzione dell’edificio.
Ci fermiamo qui, dopo aver parzialmente pescato dai tanti articoli pubblicati sul tema e aver sostituito alcune parole ad hoc.
Per completare il quadro, ricorderemo il lavoro notturno (già meritorio dell’aggettivo gravoso in norme meno recenti) e qualche tentativo di aggiungere anche la categoria degli addetti alle cucine: tentativo naufragato a causa dell’aureola che illumina i cuochi al tempo di Masterchef.
Quindi, indiscutibilmente, possiamo certificare che lavorare in albergo è gravoso. Ma l’albergo è bello, accogliente, ospitale… Se uno ha quindi il privilegio di lavorarci, fosse anche per quarant’anni o più, fosse anche con mansioni gravose, di certo non si usura. Forse un po’ di usura è rilevabile nella quantità di ore che bisogna restituire a fronte della quantità di euro ricevuta mensilmente.

Ps: grazie a Corinna De Cesare e Valentina Santarpia. Abbiamo manipolato un po’ le loro ottime schede in http://bit.ly/2FEBRcJ

*Dennis Zambon è Responsabile Jit Hospitality: la divisione consulenza di Job in Tourism

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