Job In Tourism > News > Risorse umane > Lavorare in ostello: il modello a&o Hostels

Lavorare in ostello: il modello a&o Hostels

Cosa significa lavorare in una struttura ricettiva di respiro internazionale, caratterizzata da un modello di ospitalità ibrido, che mescola l’hotel con l’ostello? Ne parliamo con Francesco Siciliano, Regional Manager di a&o Hostels

Cosa significa lavorare in una struttura ricettiva di respiro internazionale, caratterizzata da un modello di

Di Silvia De Bernardin, 18 Giugno 2026

Era il 2000 quando Oliver Winter aprì il primo ostello a Berlino. Da allora, il network di a&o Hostels è arrivato a contare 44 strutture in 31 città e 11 Paesi europei – Italia compresa – rendendo il gruppo una delle più grandi catene di ostelli budget al mondo. La formula proposta è quella dell’ospitalità ibrida, oggi sempre più diffusa in Europa, che unisce sotto lo stesso tetto hotel, ostello e ostello della gioventù, con un concept che valorizza posizione centrale nelle destinazioni, condizioni di prenotazione flessibili e rapporto qualità-prezzo vantaggioso. Dopo la prima apertura a Venezia Mestre, lo scorso anno a&o Hostels ha inaugurato altre due strutture italiane, a Milano e Firenze, ampliando così le possibilità di recruiting nel gruppo. In questa intervista dal numero di questa settimana del nostro magazine digitale (sfogliabile per intero a questo LINK), abbiamo parlato con il Regional Manager Francesco Siciliano per capire cosa significa lavorare in una struttura ricettiva di respiro internazionale, caratterizzata da un modello di ospitalità diverso da quello del classico hotel, quali sono le competenze richieste per farlo, ma anche le opportunità di crescita collegate a un’esperienza professionale di questo tipo.

Il profilo-tipo

“Non esiste un profilo-tipo definito dei collaboratori di a&o Hostels – premette Siciliano –. Valutiamo anche candidati senza esperienza diretta nel turismo, cercando di capire se possono essere in linea con il ruolo e con l’ambiente. In fondo, tutto può essere appreso se c’è la volontà. Preferiamo puntare su candidati senza esperienza, ma motivati a imparare e migliorarsi”. Nelle selezioni il gruppo è aperto, dunque, a visionare anche profili provenienti da altri settori, forte di un team internazionale e diversificato, con oltre 50 nazionalità rappresentate. Non a caso – racconta il manager – la conoscenza della lingua locale della destinazione non è più un requisito obbligatorio, nemmeno per il front desk.

Soft skills e flessibilità

Definite, tuttavia, sono le altre skills richieste: “Flessibilità, apertura mentale ed estroversione sono elementi chiave per i ruoli operativi – spiega Siciliano –. Siamo un’attività attiva 24 ore su 24 che offre, oltre ai posti letto, servizi di reception e assistenza clienti, bar e ristorazione con colazioni e cene. Essere flessibili consente quindi anche di crescere in diversi ambiti. I nostri ospiti – racconta – sono molto diversificati, da viaggiatori più giovani a ospiti over 65, e includono diversi target: dalle famiglie ai gruppi, anche scolastici, fino a coppie e viaggiatori individuali. È quindi necessario un certo grado di apertura e flessibilità, in linea con l’evoluzione del settore. Così come i nostri ospiti provengono da contesti molto diversi, lo stesso vale per i team. Le persone dietro ai nostri front desk sono diverse quanto gli ospiti che accolgono: background, lingue, culture e storie differenti. Non è una coincidenza, ma parte della nostra identità”.

Ospitalità ibrida

Ma un modello di ospitalità ibrida come quello proposto da a&o Hostels richiede competenze professionali specifiche, differenti rispetto a quelle di un hotel “tradizionale”? “Nei ruoli operativi non sono richieste – rispondere il manager –. Averle è certamente un valore aggiunto, ma non rappresenta un requisito obbligatorio nel nostro processo di selezione. La principale differenza è, ancora una volta, la flessibilità: negli hotel ‘tradizionali’ è raro vedere la stessa persona lavorare un giorno in Reception, il giorno dopo in Sala Colazioni e quello successivo al Bar. In a&o questo, invece, è alla base, sia per garantire una conoscenza completa del prodotto sia per offrire la flessibilità oggi richiesta. Inoltre – specifica Siciliano – è difficile definire oggi cosa sia un hotel ‘tradizionale’, poiché tutte le strutture devono evolversi e adattarsi. a&o può essere considerata ancora più flessibile e orientata al futuro, soprattutto in termini di digitalizzazione, canali di prenotazione e nuove tecnologie, inclusi i temi legati all’intelligenza artificiale”.

Crescita interna e formazione

Un ulteriore aspetto riguarda la crescita interna, che il gruppo tende a favorire insieme alla formazione. “Tutto dipende dalla motivazione della persona, non solo per i nuovi ingressi. Durante l’anno – spiega – vengono organizzati diversi percorsi formativi, sia in presenza sia online, che spaziano dal customer service a temi più finanziari. Tutte le opportunità vengono condivise internamente e i collaboratori possono candidarsi a quelle di loro interesse. La job rotation è spesso possibile: ad esempio, in occasione dell’apertura del nuovo a&o a Milano, collaboratori esperti provenienti da altre città sono stati coinvolti per supportare e formare il team locale. La crescita interna è sempre la prima opzione: prima di pubblicare una posizione all’esterno, viene promossa all’interno del team”.

Un certo grado di turnover rimane, soprattutto legato alla stagionalità. Per questo, generalmente il gruppo avvia le selezioni di nuovi collaboratori prima dell’inizio dell’alta stagione, con processi di recruiting che seguono standard condivisi a livello internazionale e onboarding finale gestito da ciascun ostello in base alle normative e ai criteri nazionali e regionali. “La crescita attuale di a&o Hostels – conclude Siciliano – offre opportunità di nuove sfide e percorsi professionali. In futuro queste possibilità aumenteranno ulteriormente, anche grazie all’apertura di nuove strutture”.

Comments are closed

  • Categorie

  • Tag

Articoli Correlati