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City tax anche in Italia?

Di Anna Romano, 12 novembre 2004

Sarà ripristinata in Italia l’ormai desueta e pressochè dimenticata tassa di soggiorno? La notizia di una sua possibile reintroduzione ha suscitato contrastanti reazioni e anche un certo allarme nel mondo del turismo. Gli operatori del settore s’interrogano sull’argomento e prendono posizione in merito, a cominciare da Assotravel, Associazione nazionale delle agenzie di viaggio e turismo aderente a Confindustria.
“La proposta contenuta nell’emendamento n. 6013 alla Legge Finanziaria 2005 e volta alla reintroduzione della tassa di soggiorno turistico ci lascia, francamente, interdetti. Il ripristino di tale balzello (Tributo comunale di scopo finalizzato a investimenti), andrà a colpire in prima istanza gli alberghi e le altre strutture ricettive per poi produrre un effetto domino gravando anche sulle agenzie di viaggio, i tour operator e gli organizzatori di congressi”, ha ufficialmente dichiarato Andrea Giannetti, presidente di Assotravel. “Ci duole registrare una sostanziale dicotomia sulla valutazione politica del settore del turismo quale risorsa positiva per il Paese. Da un lato, infatti, nelle dichiarazioni, anche e soprattutto ufficiali, si afferma la sua importanza e si prospetta l’esigenza di sostenerlo con incentivi e misure appropriate, dall’altro, nella pratica, il turismo finisce, troppo spesso, nel novero di quei settori da cui drenare risorse finanziarie per il rilancio dell’amministrazione dello Stato, centrale e locale. È paradossale, inoltre, il fatto che, mentre il sistema turistico italiano risulta unito nella richiesta di un allineamento dell’Iva agli standard europei, si registra la proposizione di un emendamento che, in caso di approvazione da parte del Parlamento italiano, preveda la reintroduzione di un tributo che certo non va nella direzione di stimolare la competitività di un comparto che sta vivendo un oggettivo momento di difficoltà”. E ha proseguito: “Cosa dire poi del nocumento che ne deriverebbe per tutti quegli operatori italiani e, soprattutto, stranieri che si vedrebbero assegnati un aumento ingiustificato dei costi di strutture già inserite in catalogo se non addirittura prenotate. Aumento che, obtorto collo, andrebbe riversato inevitabilmente sul cliente determinando, quindi, un ulteriore incremento del prezzo dell’offerta turistica italiana già, da tempo, sotto l’accusa di presentare costi troppo elevati e non sempre in grado di competere a livello europeo. Valutazioni, queste, che sembrano confermate dai dati, resi noti recentemente dall’Uic, che attestano una riduzione, nei primi sette mesi del 2004, dei turisti stranieri nel Bel Paese di 2,5 milioni di unità, con una flessione nel trimestre estivo che sfiora il 18%.L’auspicio di noi tutti operatori del settore è che si proceda al ritiro di un simile emendamento che risulterebbe esiziale per un comparto che necessita, piuttosto, di misure ad hoc che ne consolidino alcuni aspetti e ne riformino altri”.
A Giannetti abbiamo chiesto com’è nata, e da chi, l’idea di questa gabella. “Mi risulta che l’Anci, l’Associazione nazionale comuni italiani, abbia chiesto di reinserire l’imposta di soggiorno come tassa di scopo”, ci ha risposto.
Si può anche capire che i comuni italiani, con i bilanci falcidiati dalle finanziarie di governo, puntino a recuperare fondi per sopperire alle pressanti necessità, ma farlo a spese del turismo potrebbe rivelarsi un rimedio peggiore del male. Anche se, a quanto pare, in altri Paesi una tassa di soggiorno comunque si paga.
“Naturalmente è vero che viaggiando nel mondo la si trova, ad esempio se si pernotta a New York se ne contano almeno due, di cui una è per l’appunto la city tax. Ma tutta la struttura lì è diversa, impossibile comparare le due realtà”, precisa il presidente di Assotravel. “Da noi avrebbe l’effetto immediato di far lievitare ulteriormente i prezzi, proprio quando l’Italia ha invece bisogno di recuperare competitività nell’incoming”.
Quindi, da parte di Assotravel si può considerare un deciso no? “In altri momenti se ne potrà anche parlare, si potrà ragionare, immaginare come reinvestire questo tipo d’introito nel miglioramento dell’offerta turistica, in un’ottica di sistema. Adesso come adesso dobbiamo pensare al modo di riportare volumi importanti nelle strutture, e come Assotravel cercheremo di spiegare che una tassa d’occupazione che fa aumentare i prezzi non è certo il sistema migliore. Quando i prezzi aumentano e le presenze diminuiscono, in un primo momento può apparire che la situazione non sia così critica per i proprietari, che guadagnano all’incirca come prima. Però occorre considerare le inevitabili ricadute negative sul personale e sull’indotto. Sarebbe un messaggio davvero controproducente per il turismo italiano”.

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