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Viviamo momenti difficili

Di Antonio Caneva, 9 aprile 2010

Viviamo momenti difficili: è innegabile. Ogni giorno la nostra resistenza è messa a dura prova: la crisi che avrebbe dovuto, secondo gli ottimisti, esaurirsi in pochi mesi, è ancora lì, pervicace, soffocante, con tutte le sfaccettature di una negatività presente, richiamata continuamente nelle discussioni, dai media, dalla sensazione di leggero malessere che striscia nei nostri comportamenti.
Piccoli segnali di miglioramento subito azzerati da notizie negative: l’euro che soffre la sindrome greca, le previsioni di ripresa per l’anno prossimo (ormai si parla di questo periodo) ridotte, la politica che non fornisce risposte convincenti, la conduzione del turismo incerta barchetta nei flutti. Le banche solo nelle discussioni televisive attente alle attività produttive, troppo impegnate come sono a fare profitti con la finanza.
Tutto male? Sì e no. Sì, se valutiamo unicamente gli aspetti economici e no, se consideriamo questo periodo come un’opportunità per riflettere su di noi, sui valori che ci sono propri, sulle nostre aspettative ed esaminiamo la congruità delle nostre realizzazioni in rapporto al progetto di vita che ci eravamo disegnati.
La carriera, il benessere economico, i beni tangibili hanno spesso offuscato la percezione di alcuni essenziali valori che sono propri di ogni individuo: valori morali, che danno un senso alla condivisione di una comunità o soltanto piccoli segnali di un star bene che ormai non riusciamo più a riconoscere; piccole cose di normale quotidianità, quali le lenzuola che odorano di pulito o la possibilità, assetati, di riempire un bicchiere di acqua fresca con un semplice gesto della mano.
È troppo poco? Certo, rispetto alle problematiche di una crisi mondiale parliamo di inezie, ma inezie che sono proprie dell’esistenza dell’individuo, di ognuno di noi. La crisi, come tutte le cose del mondo, passerà e, se saremo stati attenti, alla fine capiremo qualcosa di più sul mondo e su noi stessi.
Proust: «Ho riconosciuto la felicità dal rumore che ha fatto andando via».

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