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Troppi alberghi: i conti non tornano

La nevrosi da miglior prezzo crea vere ansie da prestazione negli operatori dell'ospitalità

La nevrosi da miglior prezzo crea vere ansie da prestazione negli operatori dell'ospitalità

Di Massimiliano Sciò, 12 settembre 2013

Inesorabilmente e senza sconti, la crisi, come un virus ad alto contagio, alla fine è arrivata. Ogni giorno, i media ci informano del dramma di aziende che chiudono, di altre che ansimano, di altre ancora che vivono giorno per giorno con angoscia crescente. E anche il turismo non viene risparmiato: moltissimi italiani, in questi anni, sono rimasti a casa, senza muoversi neppure per il weekend di Ferragosto. Le spiagge, allo stesso tempo, non sono andate deserte, ma non hanno registrato neppure quel bel sogno che fu, chiamato tutto esaurito. Le città d’arte, almeno quest’anno, hanno resistito. Ma devono ringraziare il clima clemente che fino ad agosto le ha risparmiate dal caldo torrido, permettendo così ai turisti di visitare, senza colpi di calura, i siti più importanti. Ma anche le città d’arte, in fondo, non hanno registrato quel boom di presenze degli anni passati.
Eppure, malgrado tutto ciò, proprio nelle grandi metropoli in pochi mesi hanno aperto numerose strutture alberghiere con una capienza che supera, in molti casi, le cento camere a hotel. Qualcosa non va: i conti non tornano. E non tornano soprattutto a quegli albergatori che hanno aperto tanti anni fa, i quali ora si trovano a dover affrontare la concorrenza di nuove strutture disposte, pur di farsi conoscere, ad applicare prezzi risibili, sconvolgendo di conseguenza il mercato delle vendite.
Se è vero così che, nel passato, gli alberghi non bastavano a ospitare tutti i turisti presenti nei momenti di alta stagione o in occasione dei grandi eventi, oggi assistiamo a una situazione in cui, anche per manifestazioni importanti, una camera in albergo è sempre possibile trovarla. Dato di fatto è che ormai vanno scomparendo gli overbooking.
Nessuno è profeta in patria, ma non ci vuole molto a capire che, nel mondo alberghiero, regni il caos. Quello dei prezzi soprattutto: una sorta di Wall Street nostrana dove, a farla da padrone, è la smania di alzare e abbassare i prezzi in ogni momento, creando confusione e sconcerto ai turisti che tentano di prenotare un albergo.
La corsa mattutina, pomeridiana e notturna che porta a «spiare» cosa fanno gli alberghi vicini alla nostra struttura, se una volta era chiamata sana concorrenza, ora crea delle vere e proprie ansie da prestazione negli operatori alberghieri. In alcune strutture sono nati dei pacchetti realmente deliranti: offerte speciali sull’offerta speciale; una giungla dove si rischia la nevrosi da miglior prezzo. E dove, mi ripeto, regna la confusione più totale.
E poi, appunto, ci sono le nuovissime strutture: che avendo abbassato i prezzi ai minimi storici, hanno conseguentemente da subito abbassato anche la qualità del servizio e il numero del personale. Come se un albergo, solo perché è nuovo, potesse andare avanti da solo. Non è un bell’andazzo in periodo di crisi: servirebbero più controlli e più lucidità. Ma in un tempo come il nostro non è facile. Non lo è per niente.

Massimiliano Sciò è Portiere professionista, iscritto alla Federazione delle associazioni italiane dei portieri d’albergo – le Chiavi d’Oro (Faipa)

Federalberghi: le presenze internazionali superano quelle italiane

È ancora presto per dirlo, ma forse abbiamo finalmente toccato il punto più basso della crisi. Almeno stando ai primi dati elaborati da Federalberghi sulle vacanze estive 2013. Sembrerebbe, infatti, essersi fermata la caduta delle presenze alberghiere, registrata essenzialmente nell’estate dell’anno scorso. Tra giugno e agosto 2013, in particolare, il numero dei pernottamenti complessivi nelle strutture italiane sarebbe cresciuto di un +0,8%, frutto di un aumento del 4,7% della componente internazionale della domanda, che avrebbe più che compensato l’ulteriore calo (-2,7%) di quella domestica. «Tale trend contraddittorio», spiega il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, «ha così generato un risultato storico: per la prima volta, nella storia moderna delle rilevazioni statistiche, le presenze straniere hanno sorpassato quelle italiane, le prime essendosi attestate, tra gennaio e agosto, al 50,3% del totale, contro il 49,7% delle seconde». A fronte del complessivo incremento di pernottamenti, tuttavia, il giro d’affari complessivo del comparto, per l’intero 2013, è destinato a subire ancora una flessione, quantificabile al momento almeno in un -8%. E ciò in diretta conseguenza della diminuzione generalizzata dei prezzi: «Una politica tariffaria obbligata dalla congiuntura mondiale», conclude Bocca. «I dati parzialmente positivi dei pernottamenti non possono perciò certo farci gridare al miracolo. Anche perché il modesto rialzo di presenze registrato è rapportato al 2012, quando ci fu un calo del 19%. Credere pertanto che tutti i problemi siano risolti e che da oggi in poi il settore possa riprendere il suo cammino senza difficoltà è pura utopia».

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