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Ospitalità e Mondiali: si profila una forma di conflitto d’interessi

Di Job in Tourism, 18 giugno 2010

I Mondiali di calcio sono appena iniziati e già montano le polemiche. Mentre la Fifa ha recentemente diminuito la stima dei visitatori internazionali attesi in Sud Africa da 750 mila a 220 mila, un gruppo di esperti locali, l’Institute for security studies, ha pubblicato un rapporto molto critico nei confronti della stessa Fédération internationale de football association. Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico The Independent, in particolare, l’agenzia inglese con sede in Svizzera, Match event services, attraverso la sua sussidiaria Match hospitality fornitrice ufficiale dei servizi di ospitalità per i Mondiali, si sarebbe assicurata ben 55 mila camere d’hotel, per poi rivenderle a prezzi eccessivamente gonfiati. Tanto da far dire a Kevin Miles, della britannica Football suppoters federation, che «molti tifosi hanno rinunciato al viaggio perché si sono sentiti letteralmente derubati». In effetti, parrebbe che solo 25 mila fan inglesi si recheranno in Sud Africa. Ben poca cosa rispetto ai 200 mila che andarono in Germania nel 2006. Il rapporto dell’Institute for security studies osserva, inoltre, come l’agenzia britannica abbia ottenuto il titolo di fornitrice ufficiale dei servizi d’ospitalità dei Mondiali senza effettuare alcuna offerta pubblica. Ma soprattutto fa notare che tra gli azionisti di Match hospitality ci sarebbe anche la società svizzera Infront sports, il cui chief executive è Philippe Blatter, nipote del presidente Fifa, Sepp Blatter.
Per parte sua, Infront sports ha dichiarato al The Indipendent di gestire i servizi di ospitalità Fifa dal 1994 e di non aver mai avuto bisogno di fare un’offerta pubblica. La compagnia ha poi sottolineato come il suo rapporto con la federazione sia antecedente all’arrivo in società di Philippe Blatter, che deterrebbe, inoltre, appena il 5% della proprietà di Match hospitality. La colpa dei prezzi eccessivamente alti sarebbe, insomma, degli albergatori a cui la stessa agenzia avrebbe chiesto di «praticare tariffe e termini di prenotazioni ragionevoli». Ma l’industria dell’ospitalità sudafricana ha prontamente replicato che sono gli stessi contratti voluti da Match hospitality a imporre tariffe elevate, vietando agli hotelier di offrire le stanze invendute dall’agenzia britannica a prezzi inferiori.

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