L’estate entra nelle settimane cruciali della stagione e il mondo del turismo continua a navigare a vista. Come ogni anno, il bilancio finale di come sarà andata potrà essere steso solo a ombrelloni definitivamente chiusi, ma a sentire operatori e associazioni di categoria alcuni punti fermi sono già riscontrabili e descrivono un andamento certamente impattato dalla crisi internazionale e caratterizzato dal consolidarsi di alcuni cambiamenti nelle abitudini di viaggio già riscontrate negli ultimi anni, come raccontiamo in questo approfondimento dal numero di questa settimana del nostro magazine digitale (sfogliabile per intero a questo LINK).
Il desiderio di vacanza
Una certezza è il desiderio degli italiani, che continuano a considerare le vacanze una priorità e non sono disposti a rinunciarvi. Cambiano, tuttavia, modalità e scelte di viaggio. Quest’anno a pesare sono soprattutto le incertezze legate al complicato quadro geopolitico che – ha rilevato l’Osservatorio di Astoi – hanno reso gli italiani molto più cauti nelle prenotazioni, più attenti alla scelta delle destinazioni e a condizioni di viaggio che privilegino formule capaci di garantire flessibilità, affidabilità, sicurezza e tutela. Dopo un brusco calo del booking tra marzo e maggio, stima ancora l’Osservatorio dei tour operator, nel mese di giugno le prenotazioni hanno ripreso vigore, pur attestandosi ancora a circa un -5% rispetto allo stesso periodo del 2025. Cambiano anche le preferenze di destinazione, che premiano le mete percepite come sicure, facilmente raggiungibili e affidabili sotto il profilo operativo, Italia in testa.
Una stagione sempre più lunga
Non è, tuttavia, solo l’instabilità globale a determinare nuove tendenze: già da alcuni anni si assiste a un parziale spostamento dei periodi di vacanza, che allunga la stagione e premia sempre più i mesi spalla, come giugno – soprattutto per il target delle famiglie con bambini – e settembre. Uno slittamento favorito da alcune condizioni: meno affollamento, meno caldo, prezzi più contenuti.
Il nodo prezzi
Proprio i prezzi rimangono uno dei nodi principali. Il costo – concordano gli operatori del turismo organizzato – resta un elemento rilevante nelle scelte dei viaggiatori, pur non essendo la variabile decisiva. L’Osservatorio Astoi parla di rincari dei pacchetti di viaggio intorno al 5%. Diverse sono le stime di un’indagine condotta da Altroconsumo che, pur registrando su una settimana di vacanza tipo ad agosto un calo medio dei costi del 5%, rileva molti distinguo tra le diverse località italiane: i prezzi scendono in alcune città e mete di mare e salgono in montagna, oggetto di un vero e proprio boom di richieste negli ultimi anni (probabilmente anche per effetto del caldo estivo eccessivo). A diminuire quest’anno, ha evidenziato Altroconsumo, sono anche i prezzi degli hotel, a -7% sul 2025, pur restando mediamente più alti di quelli dei B&B. Se guardiamo agli ultimi cinque anni, tuttavia, il rincaro resta evidente: dal 2022 al 2026 i prezzi degli alloggi sono aumentati complessivamente del 15%, con un +12% per gli hotel e un +17% per i B&B.
Gli aumenti non riguardano solo l’hospitality, ma tutti i servizi turistici e portano le famiglie ad adottare soluzioni per contenere le spese di viaggio, con soggiorni più brevi e in sistemazioni più economiche, per esempio. Secondo le stime di Federalberghi, comunque, il 48,5% della popolazione non farà vacanze tra giugno e settembre, principalmente per mancanza di liquidità. Significativo diventa dunque il dato diffuso nei giorni scorsi da Facile.it, che parla di 170 milioni di finanziamenti erogati nei primi cinque mesi del 2026 proprio per le spese di vacanza, con una media a persona di 5400 euro: un’ulteriore conferma che gli italiani alle vacanze fanno di tutto per non rinunciare.
Il lavoro
Poi c’è la componente lavoro. Il turismo si conferma il settore che nei mesi centrali dell’anno traina le nuove assunzioni eppure le criticità ormai strutturali degli ultimi anni permangono: anche nel pieno dell’alta stagione estiva hotel, ristoranti e gestori di servizi turistici faticano a trovare personale. Colpiscono, in questo quadro, i numeri di una ricerca della Filcams Cgil secondo i quali il 70% di chi lavora nel settore – ovvero 4 lavoratori su 5 – sarebbe sotto la soglia di povertà salariale, fissata a 13.950 euro, con forti discrepanze tra Nord e Sud Italia, dove il fenomeno è maggiormente accentuato.
Le questioni strutturali
Infine, le questioni strutturali del comparto, da quelle logistiche, tra le raffiche di scioperi del comparto aereo previste anche in queste settimane e i disagi derivanti dai lavori sulla rete ferroviaria, agli impatti dell’overtourism sulle destinazioni più note. Un fenomeno che riguarda anche il turismo straniero, motore determinante per il settore, ma la cui spesa – ha calcolato il Centro Studi Turistici di Firenze per Confesercenti su dati della Banca d’Italia – si concentra per oltre la metà su sole quattro Regioni: Lazio, Lombardia, Veneto e Toscana.
Comments are closed