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La tua associazione sei tu

Di Luciano Manunta (Presidente AIRA), 3 agosto 2007

Parafrasando l’espressione resa famosa da John Fitzgerald Kennedy, Ask not what your country can do for you; ask what you can do for your country, si potrebbe dire: non chiedere cosa può fare per te la tua associazione; chiedi cosa puoi fare tu per la tua associazione.
Chissà quanti appartenenti alle numerose associazioni settoriali del turismo si sono mai posti questo quesito, che ritengo racchiuda in sé tutta l’essenza del vero associazionismo. Credo pochissimi, purtroppo, altrimenti non si spiegherebbe la diffusa attitudine, una volta eletto il consiglio direttivo (regionale o nazionale) e affidato l’incarico ai fiduciari, di caricarli di tutti gli sforzi e le problematiche organizzative che condurre un’associazione comporta. Inoltre, anziché coadiuvarli con un contributo personale allo scopo di sprigionare una maggiore forza trainante, si propende invece, con la propria passività, a farsi trascinare, salvo attivarsi improvvisamente solo nel momento di avanzare critiche (spesso distruttive).
È risaputo che, nella maggior parte dei casi, la sorte di ogni associazione si basa sull’impegno di poche persone, in positivo quando le motivazioni spaziano dagli interessi più nobili indirizzati all’aggregazione, al confronto, alla crescita umana e professionale… e in negativo quando la stessa associazione viene utilizzata prevalentemente per trarre vantaggi personali. In ogni caso, con l’affievolirsi dell’entusiasmo (e degli interessi), inesorabilmente l’effetto traino svanirebbe e con esso le sorti dell’associazione stessa (spesso impreparata, a quel punto, a un ricambio). Basterebbe, viceversa, mettere in atto una delle più semplici regole associative secondo la quale, se ognuno dedicasse cinque minuti costruttivi del proprio tempo alla causa comune, tutti ne riceverebbero molto maggior beneficio.
Ho avuto l’opportunità di conoscere due personaggi che più d’ogni altro si sono prodigati con abnegazione per l’Aira, attraverso una costante dedizione per produrre vera aggregazione. A Gianfranco Tognarini va il mio plauso per aver dimostrato quanto fossero lungimiranti le sue prospettive, rendendo oggi e in buona parte possibile la loro attuazione (spero di poterlo convincere a riprendere quanto, per le ragioni suddette, aveva interrotto), e a Mimmo Minichino per l’incessante e costruttivo impegno senza il quale, oggi, probabilmente non mi leggereste. Sottolineo, infine, quanto sia importante il loro esempio nel porre in evidenza l’intercambiabilità dei ruoli e delle cariche, ma soprattutto come la componente umana, senza abnegazione, non basterebbe da sola a dimostrare che… l’associazione sei tu.

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