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La sicurezza tra prevenzione e repressione

Cosa fare e come comportarsi per limitare i danni: i consigli pratici del consulente in safety e security, generale dell'Arma dei carabinieri, Alberto Bellotti

Cosa fare e come comportarsi per limitare i danni: i consigli pratici del consulente in safety e security, ge

Di Alberto Bellotti, 14 dicembre 2017

La sottrazione di oggetti dalle camere d’albergo da parte dei clienti è un problema di non facile soluzione, tanto che molti hotel preferiscono non affrontarlo del tutto, limitandosi ad aumentare il prezzo delle camere per compensare il costo di tali evenienze.
Ho usato il termine sottrazione, in quanto gli hotel preferiscono parlare di furti solo a partire da un certo valore del bene sottratto, e quando l’oggetto stesso non è lasciato a disposizione del cliente come bene di consumo e veicolo pubblicitario del marchio dell’albergo stesso.
Ritengo per esempio che la sottrazione di oggetti di consumo in bagno non debba essere considerata come un furto, a meno che non comporti un ammanco costante per più giorni, tanto da raggiungere un certo valore.
L’attenzione degli albergatori dovrebbe quindi essere soprattutto concentrata sulla prevenzione e repressione dei furti che incidono maggiormente sul bilancio annuale. Vediamo perciò, nel dettaglio, cosa si può fare.

La prevenzione

Un sistema di video sorveglianza agisce già come deterrente, ma certo non si può monitorare tutto. Gli oggetti più preziosi dovrebbero essere fissati saldamente, in modo da ridurre il rischio che vengano rimossi.
Non solo: se nessuno dice niente, nessuno chiede l’applicazione di una norma e nessuno la fa applicare. E alla fine la norma cade in desuetudine. Se un albergo comunica invece chiaramente che il sottrarre oggetti dalle camere, dai corridoi e dagli spazi comuni è reato e verrà perseguito a termini di legge, sono convinto che chi ha una moralità sana, si asterrebbe dal sottrarre oggetti, soprattutto se pensa che potrebbe subire dei controlli che, anche se non comportassero denunce all’autorità giudiziaria, gli farebbero fare una brutta figura personale. Si potrebbe quindi ipotizzare di apporre degli avvisi ad hoc nelle camere e negli ascensori.

La repressione

Rapporti buoni con le forze di polizia locali comportano una loro maggiore disponibilità a intervenire con immediatezza, nel caso ci sia l’esigenza di affrontare o risolvere una situazione delicata, con una esibizione della forza della legge che serve come deterrente nei confronti di tutti i clienti e del personale stesso.
Poiché molti hotel chiedono la carta di credito al momento dell’ingresso del cliente, sarebbe facile addebitare il costo di eventuali oggetti sottratti al cliente che occupava la camera. Ritengo sia una soluzione che si presta comunque a contenziosi e che avrebbe un senso solo se venisse effettuato un inventario in ogni stanza, al momento della partenza di ciascun cliente.
Capisco però che tale procedura non si riveli sempre agile, soprattutto quando ci sono gruppi consistenti o più persone che contemporaneamente lasciano hotel dotati di molte camere. Ritengo altresì che anche la semplice minaccia di un veloce inventario dei beni della struttura presenti nella stanza appena lasciata, servirebbe da importante deterrente.
Ma chi verrebbe scelto per essere assoggettato all’inventario? A caso, con un timer che, al momento del pagamento, indichi il cliente da sottoporre a verifica. Come nei supermercati, dove chi usa il lettore della spesa, con una scelta casuale alla cassa può dover ripassare tutti gli oggetti nel carrello. Oppure l’hotel può decidere di controllare una camera ogni dieci clienti, o anche più, a seconda delle proprie possibilità.
L’attuazione di un tale intervento potrebbe tuttavia suscitare malumore o proteste da chi si senta ingiustamente sospettato o avesse fretta di lasciare l’hotel. La risposta potrebbe allora essere che la scelta è stata effettuata principalmente per una tutela della onorabilità della clientela stessa.
Ma un controllo maggiore alla reception potrebbe anche comportare come reazione che clienti meno onesti asportino i beni di loro interesse prima della partenza, oppure passando per uscite non adeguatamente vigilate. Insomma, la sicurezza dell’hotel deve essere studiata in modo completo, con telecamere, sensori e tutto quello che la tecnica moderna mette a disposizione per la sicurezza dei beni dell’hotel e l’incolumità dei clienti e del personale.
Nei negozi di abbigliamento sono per esempio impiegati da tempo i dispositivi anti-taccheggio: segnalatori che, se non rimossi alla cassa, suonano al momento dell’uscita dal negozio quando si passa attraverso l’apposito portale. Sembra però brutto mettere tali segnalatori sugli oggetti di stoffa. E non rientra nella politica degli hotel installare portali con metal detector, salvo che in alcuni Paesi o località per motivi di sicurezza. Anche i negozi di elettrodomestici, telefonia e informatica si servono di segnalatori apposti sulle scatole, che potrebbero essere usati per proteggere i televisori e gli altri apparecchi a disposizione del cliente in camera. Il difficile è controllare il cliente quando esce, soprattutto nei grandi alberghi dove c’è un continuo andirivieni.
Per monitorare gli ospiti sorpresi a sottrarre beni dell’hotel, si potrebbe anche pensare a una specie di black list. Agli individui compresi nella lista sarebbe riservato in via prioritaria l’inventario della camera prima della partenza, oppure in casi estremi, si potrebbe persino pensare di negar loro la prenotazione. E, accanto alla black list, si potrebbe creare pure una white list, dove includere al contrario i clienti più affidabili. Magari quelli già sottoposti a inventario, senza che sia stato verificato alcun ammanco. La materia è comunque molto delicata, soprattutto in tema di privacy, per cui è opportuno l’intervento di uno specialista nel settore del trattamento dei dati personali, le cui norme sono in rapida e continua evoluzione.
Una tecnica di controllo da poco applicata e non conosciuta da tutti, prevede infine l’applicazione di segnalatori a bassa emissione sugli oggetti di un certo valore, a loro volta collegati a una rete dati informatica, che consente di avere in tempo reale una segnalazione di allarme se quell’oggetto viene spostato e di individuarne la sua nuova posizione reale.
Sono apparecchiature e sistemi che sfruttano le più moderne tecnologie informatiche e di sicurezza, e che avranno grande diffusione nel futuro. Vanno però programmati e installati da tecnici competenti, che studiano la conformazione dei luoghi e le esigenze del cliente, adattando il progetto alla realtà dell’hotel e sfruttando se possibile le apparecchiature e le reti già esistenti.

Conclusioni

In breve, i suggerimenti in materia furti negli hotel si possono sintetizzare in cinque regole base: attenzione al cliente, personale motivato, buoni rapporti con le forze di polizia locali, sistemi di sicurezza e controlli efficienti e moderni, infrastrutture senza uscite superflue e non monitorate. Se tutte le strutture applicassero almeno in parte questi semplici consigli, sono convinto che la situazione migliorerebbe, con una riduzione dei costi per gli hotel stessi e per i clienti finali.

Chi è Alberto Bellotti
albertobellotti@libero.it

Collocato in congedo in ausiliaria con il grado di generale di brigata al termine del servizio prestato nell’Arma dei carabinieri, Alberto Bellotti svolge oggi servizi di consulenza e formazione nei settori security e safety. Laureato in scienze politiche presso l’Università degli studi di Milano, ha conseguito anche le lauree in scienza della sicurezza e in scienza della sicurezza interna ed esterna, nonché un master di secondo livello in scienze strategiche. Ha partecipato, inoltre, a corsi sulla sicurezza presso la Gendarmeria nazionale francese, nonché a Bruxelles, presso l’Unione europea, a Roma, presso Civilscuoladife, e a Milano, presso l’Istituto superiore di formazione alla prevenzione (Isfop).
Dopo aver frequentato l’Accademia militare di Modena e la Scuola ufficiali carabinieri di Roma, ha svolto numerosi incarichi in Italia e all’estero, occupandosi, tra l’altro, di reati ambientali, di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, nonché di protezione civile. Ha partecipato alla stesura del trattato «La logistica nella Protezione civile», pubblicato tra i Quaderni dell’Associazione professionale italiana ambiente e sicurezza (Aias). È quindi cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana, nonché decorato con la medaglia mauriziana e con la medaglia d’oro militare francese della Défense nationale.

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