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In vista del mare, sopra la collina

Di Antonio Caneva, 14 maggio 2004

Mi piacciono gli alberghi moderni, quelli storici mi affascinano. Sfortunatamente, sono sempre meno le strutture che hanno attraversato gli anni, acquistando la patina della storia, pur mantenendo una funzionalità attuale. Uno di questi è sicuramente il Royal di Sanremo, Leading Hotels, che ha anche il vantaggio di una magnifica posizione, essendo ubicato in cima a una collinetta da cui si abbraccia il mare, sino quasi alle coste francesi.
Ero in anticipo all’appuntamento con Stefano Pavone, resident manager dell’albergo, e così ho parcheggiato la macchina fuori dal cancello e mi sono incamminato nel breve percorso in salita che dalla strada porta all’albergo. Il viale sale dolcemente, nel verde, e improvvisamente si arriva a uno spiazzo dove ha sede la piscina, ad acqua marina. Mi è stato facile immaginare quest’area come centro dell’attività estiva dell’albergo: la struttura imponente e ben organizzata, bar, pedane in legno attorno alla vasca che si sviluppa con andamento armonico, il profumo degli alberi e dei fiori, gli ombrelloni, i lettini e la vista del mare che, da questa posizione protetta, non fa percepire il traffico sottostante.
Nell’albergo, poco sopra, incontro Stefano Pavone, persona con cui si riesce con facilità a entrare in sintonia. Seduti al bar, sorseggiando un caffè, mi parla di sé e dell’albergo, con l’attenzione che si riserva alle cose care.
Ha iniziato al Royal nel 1993, ricoprendo nel tempo varie funzioni e lasciandolo solo per un breve periodo in cui è stato direttore generale dell’hotel Londra, sempre a Sanremo.
La piacevole conversazione inizia con un argomento che stimola la curiosità: il festival.

Domanda: Il Royal mi è ormai noto grazie alle riprese televisive effettuate ai cantanti nel corso del festival; per voi deve essere un bell’impegno.
Risposta. Negli ultimi tempi tutto è cambiato, ormai il festival è diventata quasi esclusivamente una manifestazione televisiva; finita la serata all’Ariston la città torna taciturna: non sono più i tempi della gara/kermesse, tutto è più composto e riflessivo e questo, naturalmente, si trasmette anche alle attività turistiche.

Mentre osservo i decori dell’elegante tazzina Ginori che tengo in mano, guardo il movimento della clientela e dell’elegante staff e mi viene naturale parlare del personale.

D. Da quante persone è composto l’organico, per gestire un albergo di queste dimensioni?
R. L’albergo, molto grande nella struttura, dispone di 135 camere, relativamente poche, con un organico in bassa stagione di circa 115 persone che diventano 140 in alta stagione. Di queste circa 35 sono annuali. L’albergo gestisce in maniera tradizionale le varie funzioni, abbiamo una lavanderia interna, un reparto di manutenzione di 8 persone, un’efficiente pasticceria con un ottimo pasticciere e ciò, pur rappresentando un elevato costo, ci consente di fornire un servizio in linea con le aspettative della nostra clientela. Anche la famiglia Bertolini, proprietaria dell’albergo, la medesima dalla fondazione nel 1872, tiene molto a che la struttura venga mantenuta a livelli di eccellenza.
D. Tutti si lamentano della difficoltà di reperire personale adeguato, come risolvete il problema?
R. Effettivamente non è di facile soluzione, cerchiamo di motivare il personale di cui disponiamo, la nostra stagione è di quasi dieci mesi e ciò consente di fare una politica di continuità anche se va detto che le cose sarebbero più facili, qualora l’albergo fosse annuale.
D. Cosa pensa dei giovani?
R. I giovani, anche quelli che escono dalle scuole alberghiere, spesso rifiutano professioni che richiedono, oltre all’attitudine, disponibilità e spirito di sacrificio. È un peccato che sovente abbandonino troppo presto percorsi professionali che potrebbero essere di soddisfazione. Talvolta però la colpa è degli albergatori che dedicano troppo poche attenzioni a queste importanti risorse. Ci sono professioni, ormai, in cui è difficile trovare adeguate professionalità, ad esempio i portieri d’albergo, che sono tornati a essere una figura di rilievo negli alberghi di tono.
D. Come ormai avviene nella quasi generalità, anche voi avete in organico personale straniero?
R. Il numero uno del Royal, il direttore generale Peter Mueller è di Zurigo. Detto questo, abbiamo del personale straniero, preferiamo però assumere personale locale, soprattutto per problemi di alloggio.

Arriva una collaboratrice che chiede l’approvazione per i vini di un banchetto mentre da una porta laterale escono i partecipanti a un meeting; l’atmosfera si è fatta vivace e così, prima di accomiatarmi, chiedo a Stefano Pavone di uscire sulla terrazza per una foto. Il Royal mi regala un ultimo sguardo alla sua elegante struttura, così, salutando il gentile padrone di casa, lascio l’albergo ripromettendomi di tornarvi quanto prima.

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