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In un mondo abitato da fate e folletti apre un museo per la cultura ladina

Di Giorgio Bini, 6 luglio 2001

Il turismo, cosa nota, è trasversale a tutti gli aspetti della vita delle località interessate e, se le zone, come alcune aree dell’Alto Adige, sono ricche oltre che di bellezze naturali anche di tradizioni, si prestano particolarmente ad essere sfruttate turisticamente. Nel cuore delle Dolomiti vivono i ladini dolomitici, un nucleo di oltre 30.000 persone la cui identità è caratterizzata da due importanti elementi: il particolare idioma, derivante dal latino popolare alto-medievale, e lo straordinario paesaggio montuoso delle Alpi centrali. È solo grazie alle caratteristiche fisiche di questo territorio – stretto tra gli ambiti culturali e linguistici italiano e tedesco – che la lingua ladina, la più antica fra quelle parlate nella regione, ha potuto mantenersi viva sino ad oggi. La vita degli abitanti nelle Dolomiti è sempre stata influenzata dallo straordinario ambiente circostante. In un gioco alterno di isolamento ed aperture, dinamiche proprie e influenze esterne si è formata nel corso dei secoli la cultura ladina che noi oggi conosciamo. A san Martino in Badia per dare continuità alla storia degli abitanti e della zona, nella torre del castello, completamente ristrutturato, si è dato vita al Museo Ladino. Un Ladinoscope, che significa uno strumento per scoprire la ricca cultura dei ladini e il loro spazio vitale. Il Ladinoscpe apre ai visitatori l’udito per la singolare lingua, il ladino, e apre loro gli occhi per la formazione geologica del paesaggio, per il suo sfruttamento economico a partire dai cacciatori del mesolitico fino a giungere alla storia recente del turismo, per le viles come forma di insediamento caratteristica dei ladini ed evidenzia l’importanza dell’artigianato artistico per gli abitanti delle cinque valli ladine. Naturalmente viene rappresentata anche la storia regionale e locale. La lingua, il bene culturale piú significativo, si protrae come un “filo rosso” attraverso tutta l’esposizione del Museo. I metodi di rappresentazione e di esposizione sono molteplici e arricchiscono l’intera mostra permanente. Nonostante ció, l’importanza maggiore è data agli oggetti originali. Il Museum Ladin, nelle intenzioni, è rivolto agli uomini e alle donne che vivono in questa regione e a quanti giungono in questo paesaggio straordinario provenendo da luoghi vicini o lontani.

Castel de Tor

La struttura edilizia del Ciastel de Tor

Un primo studio sulla struttura edilizia è stato elaborato da Martin Mittermair (aprile 1998), dal quale studio sono leggibili le diverse fasi di costruzione:

· Le fasi romaniche: gran parte del complesso risale al periodo romanico: così la torre, il muro di cinta e il palazzo rettangolare, nell’angolo sud-est, inizialmente a tre piani, integrato più tardi nell’attuale ala sud-est del palazzo.

· Le fasi gotiche (2. metà del 14. sec. – fine del 15. sec.): l’attività di costruzione in epoca gotica fu concentrata principalmente sul consolidamento del castello per mezzo di due bastioni circolari, sulla costruzione di un camminamento di ronda con feritoie e principalmente sullo sviluppo del corpo abitativo a sud-est, ampliato a quattro piani.

· Le fasi barocche (17./18. sec.): in età barocca fu modificato l’angolo del cortile a nord-ovest della torre che prevede l’abbattimento del camminamento di ronda gotico; fu questo l’unico intervento rilevante di questo periodo.

· Le fasi di costruzione nei sec. 19. e 20.: in questi due secoli il castello non subì ampliamenti o ristrutturazioni architettoniche rilevanti; si trattò più che altro di un adattamento interno della struttura alle esigenze abitative dei proprietari.

MUSEUMLADIN

Ciastel de Tor San Martin de Tor,

Val Badia (BZ)

tel. 0474524020

www.museumladin.it

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