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Impegno e associazionismo

Di Luciano Manunta, 31 ottobre 2008

«Ask not what your country can do for you; ask what you can do for your country». Parafrasando questa celebre espressione pronunciata da John Fitzgerald Kennedy durante il discorso inaugurale tenuto in occasione del suo insediamento alla Casa Bianca il 20 gennaio 1961, si potrebbe dire: «Non chiedere cosa può fare per te la tua associazione; chiedi cosa puoi fare tu per la tua associazione».
Chissà quanti appartenenti alle numerose organizzazioni settoriali del turismo si sono mai posti questo quesito, capace, ritengo, di racchiudere in sé tutta l’essenza del vero associazionismo. Credo pochissimi, purtroppo, altrimenti non si spiegherebbe la diffusa attitudine, una volta eletto il consiglio direttivo (regionale o nazionale) e affidato l’incarico ai fiduciari, di sobbarcare questi ultimi di tutti gli sforzi e le problematiche organizzative che condurre un’associazione comporta. Non si capirebbe, peraltro, neppure l’altrettanto inveterata abitudine a non coadiuvarli con fattivi contributi personali tesi a sprigionare una maggiore forza trainante ma, al contrario, a propendere, con la propria passività, a farsi semplicemente trascinare, salvo attivarsi improvvisamente solo nel momento di avanzare critiche (spesso distruttive).
È risaputo, infatti, che nella maggior parte dei casi la sorte di ogni singola associazione si basa sull’impegno di poche persone. In positivo, quando le motivazioni di tali individui si traducono in nobili azioni indirizzate all’aggregazione e al confronto, nonché alla crescita umana e professionale di tutti. In negativo, quando la stessa associazione viene utilizzata prevalentemente per trarre vantaggi personali. In ogni caso, con il tempo, l’affievolirsi dell’entusiasmo (e degli interessi) fa inesorabilmente declinare l’effetto traino di tali persone e, con esso, le sorti dell’associazione stessa (spesso impreparata, a quel punto, a un ricambio del proprio staff direttivo). Per evitare tale destino basterebbe, in verità, mettere in atto una delle più semplici regole dell’associazionismo, secondo la quale, se ognuno dedicasse cinque minuti al giorno del proprio tempo alla causa comune, tutti ne trarrebbero molti maggiori benefici.
A tale proposito, durante la mia esperienza all’Aira, ho avuto l’opportunità di conoscere due personaggi che più d’ogni altro hanno messo in risalto la loro abnegazione per la nostra associazione, attraverso una costante dedizione tesa a generare una vera e reale aggregazione. Mi riferisco, in particolare, a Gianfranco Tognarini, a cui va il mio plauso per aver dimostrato quanto fossero lungimiranti le sue idee di cui oggi è in buona parte possibile l’attuazione, e a Mimmo Minichino, per l’incessante e costruttivo impegno senza il quale, oggi, probabilmente non mi leggereste. Sottolineo, così, quanto sia importante il loro esempio per evidenziare l’intercambiabilità dei ruoli e delle cariche, nonché come la semplice componente umana, senza abnegazione, non basti da sola a portare avanti un’organizzazione. In fondo, e concludo parafrasando un altro celebre slogan, «L’associazione sei tu. Chi può darti di più?».

*Presidente nazionale Aira

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