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Il giro del mondo in 15 minuti

Di Massimiliano Sarti, 18 giugno 2010

Essere pronti a condividere ogni giorno con gli ospiti lo spettacolo del mondo che ti scorre davanti. «È la grande differenza tra chi lavora a bordo di una nave da crociera e chi lavora in un albergo», spiega Lorenzo Gallorano. Nel raccontare la meraviglia dei viaggi in mare, l’attuale hotel director della Costa Atlantica fa trapelare tutta l’emozione di chi ama guardare il mondo con occhi sempre aperti allo stupore: «Oggi partiremo per una crociera tra i fiordi norvegesi. Visitarli è come scorrere un album di immagini scattate da un maestro fotografo. Solo che i paesaggi, in questo caso, ti vengono davvero incontro». Sono luoghi che possono rubare l’anima, «come il Geirangerfjord, dove due cascate si stagliano l’una di fronte all’altra, ai due lati della costa. Con il loro scroscio perenne raccontano una leggenda secolare: quella delle Sette sorelle, rappresentate da altrettante cascatelle, desiderate ma mai conquistate dal Suitor, il corteggiatore, le cui acque si tuffano nel mare proprio davanti a loro».
Domanda. Come è nata la sua passione per questo mestiere?
Risposta. Con un padre che lavorava per la Società di navigazione Italia e praticamente tutto il resto della famiglia impegnato nell’attività ristorativa, il mio destino professionale si è fin da subito indirizzato verso il turismo. Iniziai a lavorare in cucina, come commis, ma faticavo a sopportarne gli odori, soprattutto quelli della friggitrice, che fu uno dei miei primi incarichi. Mi mancava molto, poi, il contatto con la gente. Fu così che decisi di dedicarmi al mondo dell’ospitalità.
D. E, nel 2002, la scelta di salire a bordo.
R. Dopo aver lavorato come direttore in molte strutture italiane, stavo cercando un’opportunità per collaborare con qualche brand internazionale. Cominciai perciò a informarmi e a studiare le opzioni di carriera con le prospettive di crescita più interessanti e fui colpito dal ritmo di espansione dell’industria crocieristica. Fu così che decisi di salire a bordo.
D. Nel giro di pochi anni è poi diventato hotel director. Qual è la differenza principale con la conduzione di un hotel a terra?
R. A parte il fatto di trovarsi sempre in movimento e quasi ogni giorno in un posto diverso?
D. Sì.
R. La possibilità di fare il giro del mondo in un quarto d’ora. Nessun resort, neppure il più internazionale, vanta normalmente ospiti provenienti da tanti paesi differenti come una nave. In occasione di alcuni eventi, come, per esempio, il cocktail con il comandante, bastano davvero 15 minuti per conoscere persone di ogni angolo del globo.
D. E come è impostata l’organizzazione del lavoro?
R. Per la verità non cambia moltissimo rispetto a un hotel a terra. A parte, naturalmente, l’estrema eterogeneità dei collaboratori, spesso provenienti da oltre 50 paesi differenti. E la presenza di alcune figure tipiche delle navi da crociera, come le hostess di bordo, che fanno da vere e proprie intermediarie linguistiche tra i nostri ospiti e i servizi della nave, nonché il cruise director, che si occupa dell’intrattenimento a bordo, o il tour manager, che invece gestisce le escursioni a terra. Per il resto, il sorriso e tanta passione, sulle navi come negli hotel, sono da sempre gli ingredienti fondamentali per chiunque faccia dell’ospitalità la propria professione.
D. E dal punto di vista delle competenze tecniche?
R. In questo caso, qualche differenza c’è. A partire dalle norme di sicurezza, che sono naturalmente più stringenti. Ma anche nel food and beverage la regolamentazione è più severa di quella prevista nell’Haccp europeo. Noi, infatti, siamo soggetti all’Usph di matrice statunitense, che non solo ha norme più rigide, ma disciplina pure molti più aspetti della materia. Basti pensare, per esempio, che tutti i nostri prodotti alimentari possono rimanere esposti per un massimo di tre ore, dopodiché devono essere buttati via. Ci sono poi le procedure d’imbarco e di sbarco: ormeggiando quasi ogni giorno in un paese differente, il nostro staff deve ottemperare alle molteplici necessità doganali di ogni nostro ospite, per permettere a tutti di visitare le destinazioni toccate dalla nave.
D. Lavorare in mare significa stare molto tempo lontani da casa. Quanto incide tutto ciò sugli equilibri familiari di ciascuno?
R. Non tanto. Almeno non più come una volta. Le nuove tecnologie, come le connessioni wireless per i computer e i cellulari satellitari, consentono a tutti di rimanere costantemente in contatto con i propri amici e parenti. E il personale di bordo usufruisce pure di tariffe telefoniche agevolate. Inoltre la permanenza sulle navi è strutturata in cicli di quattro mesi, intervallati da un mese di riposo a terra prima del successivo imbarco. Costa, poi, garantisce a tutti la possibilità di ospitare la propria famiglia a bordo per una quindicina di giorni a ogni ciclo quadrimestrale. Anche il comfort, infine, è molto migliorato rispetto a un tempo: una volta il personale era ospitato in grandi camerate dove dormivano anche 13 o 14 persone insieme. Oggi le cabine per i dipendenti non ospitano più di due collaboratori. E ciò a prescindere da qualsiasi considerazione di grado e ruolo.

La carriera

Nato nel 1967 a Torre del Greco, in provincia di Napoli, Gallorano inizia la propria carriera nell’industria dei viaggi e dell’ospitalità mentre frequenta le scuole superiori, lavorando come commis de table presso un ristorante di famiglia. A 23 anni muove, poi, i primi passi nel comparto alberghiero, come portiere turnante. Diventa, in seguito, segretario di ricevimento e capo ricevimento, per assumere il ruolo di direttore, a soli 30 anni, in un hotel sardo. Nel 2002, dopo un’esperienza alla guida dell’hotel Cala Caterina di Villasimius, decide di imbarcarsi sulle navi Costa crociere, prima come inventory officer, quindi come commissario addetto agli acquisti e agli inventari di bordo. Diventa, infine, direttore dei servizi alberghieri e, nel 2008, hotel director – capo commissario.

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