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Il favoloso mondo dell´hôtellerie

Un estratto dell'inedita intervista che aprirà l'Almanacco di Job in Tourism 2014

Un estratto dell'inedita intervista che aprirà l'Almanacco di Job in Tourism 2014

Di Massimiliano Sarti, 3 luglio 2014

Tutto lo stile e il fascino intramontabile dell’hôtellerie più scintillante. Saranno gli ambienti classici e raffinati del Principe di Savoia, ma parlare di arte alberghiera con Ezio Indiani, direttore di questa vera icona milanese dell’ospitalità, è come compiere un viaggio nella semplice eleganza di un’accoglienza senza tempo, in cui la frenesia e l’ostentazione lasciano spazio al savoir faire e a una affabile cordialità. Le atmosfere dorate dell’accoglienza declinata negli stilemi del lusso devono d’altronde aver affollato i sogni di Indiani fin dalla sua più tenera età. Nel bar della Bassa pianura Lombarda gestito dai suoi genitori, l’attuale direttore generale del Principe di Savoia, allora ragazzino, stava infatti spesso ad ascoltare un paio di avventori speciali: raccontavano della loro esperienza da camerieri presso altre due strutture simbolo dell’ospitalità italiana, come l’Excelsior e il Des Bains del Lido di Venezia: «Sentivo parlare di un universo meraviglioso, fatto di personaggi famosi e di capitani d’industria, e io mi costruivo il mio mondo fantastico, dove già allora desideravo vivere e lavorare».
Domanda. Cosa significa, per un uomo innamorato dell’hôtellerie come lei, dirigere il Principe di Savoia?
Risposta. È sicuramente una delle emozioni più forti avute nella mia vita professionale, che per di più si rinnova ogni giorno nel contatto con i molteplici ospiti, come pure nel guidare il fantastico gruppo manageriale che si trova al mio fianco. Naturalmente ho amato molto anche altri alberghi, nei quali ho lavorato in passato e che mi hanno permesso di maturare la giusta esperienza per dirigere una struttura dai tratti iconici come il Principe di Savoia.
D. Quali, in particolare?
R. L’Eden di Roma, sicuramente, perché è stata la ma prima direzione e il primo amore non si scorda mai. L’Hide Park di Londra mi ha fatto poi vivere il fascino dell’ospitalità britannica, mentre l’Hotel des Bergues di Ginevra mi ha permesso di conoscere l’efficienza del servizio svizzero. Il Villa d’Este di Cernobbio, infine, è un luogo mitico dell’hôtellerie italiana, dove in ogni angolo si respira la nostra storia alberghiera: un hotel che ho amato tantissimo e che sono riuscito a lasciare solo per il Principe di Savoia.
D. Perché?
R. Perché sono convinto che il Principe sia il simbolo dell’ospitalità italiana.
D. Un ruolo impegnativo per un hotel: quali sono le sfide da vincere ogni giorno, alla guida di una struttura tanto importante?
R. La cosa più difficile è certamente quella di mantenere la consistenza nella qualità del servizio.
D. Come misurate i vostri risultati?
R. Ci serviamo di diversi strumenti di valutazione della qualità del prodotto e del servizio, appoggiandoci a società terze indipendenti, che confrontano le nostre performance all’interno di mercati di riferimento specifici (i cosiddetti competitive set).
D. E come utilizzate i risultati così ottenuti?
R. Li usiamo per tarare al meglio i nostri programmi di formazione. Riscontrare anche solo due o tre appunti negativi sul medesimo reparto è per noi un campanello di allarme, che ci impone di approfondire la materia e di trovare le necessarie contromisure atte a correggere quanto non funziona al meglio.
D. Come si adatta una struttura classica, quale il Principe, alle esigenze della clientela contemporanea?
R. Abbiamo proprio recentemente terminato il rifacimento di tutte le camere e le aree pubbliche, introducendo le tecnologie più all’avanguardia per venire incontro alle esigenze dei nostri ospiti: televisori con canali satellitari, connessione wifi efficiente e veloce, camere più ampie con bagni in marmo e docce separate. C’è poi il Principe bar, molto trendy, che ha già saputo catalizzare l’attenzione del mondo della moda a Milano. Il tutto conservando peraltro lo stile classico dell’hotel, seppur alleggerendone alcuni aspetti per rendere gli ambienti più contemporanei. L’obiettivo era quello di mantenere lo spirito da grande albergo del Principe di Savoia, il suo profondo legame con il passato, al contempo introducendo molteplici elementi di novità.
D. Nell’ambito del segmento lusso, chi sceglie oggi di alloggiare al Principe?
R. Siamo l’albergo di riferimento della clientela importante italiana e internazionale: famiglie reali, capi di Stato, finanzieri, personaggi del mondo della moda e dello spettacolo…
D. Immagino che la privacy sia una questione delicata in un contesto come il vostro.
R. In realtà, da noi le persone famose sono all’ordine del giorno. Abbiamo, per esempio, ospitato David Beckham durante le due stagioni che ha trascorso al Milan. Nel suo tempo libero restava quasi sempre in albergo. Ebbene, nessuno lo approcciava, se non qualche bambino, di tanto in tanto, per una foto ricordo e un autografo. Lo stesso Beckham ci aveva concesso di farlo avvicinare dai suoi piccoli fan. Ma ad alcuni ospiti, che necessitano di particolari attenzioni, riserviamo dei trattamenti di privacy assoluta, come è successo, per citare qualche altro nome celebre, con Madonna, Lady Gaga e sua maestà Elisabetta II, la regina d’Inghilterra.
D. Non è complicato, a volte, soddisfare le esigenze di tante star?
R. Al contrario di quanto si crede normalmente, i personaggi più illustri non sono quasi mai ospiti pretenziosi o capricciosi. A volte, è il loro stesso entourage a complicare la gestione del loro soggiorno, con liste infinite di cose da fare, spesso non necessarie, e procedure molto impegnative da rispettare. Di solito, più le persone sono celebri, più si dimostrano semplici e cordiali nei loro rapporti con il personale.

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Chi è Ezio Indiani

Dopo le prime esperienze importanti all’Atlantic Hotel di Amburgo e al Bayerischer Hof di Monaco di Baviera, Ezio Indiani entra nel gruppo Hilton, per cui, tra Londra, Milano e Roma, ricopre posizioni di crescente responsabilità. Approda poi nel resort dominicano di Casa da Campo, in qualità di vicedirettore generale e responsabile della ristorazione. Nel 1987 passa quindi al gruppo Forte, dove è vicedirettore dell’Hyde Park di Londra. Assume in seguito la sua prima direzione all’Eden di Roma, per guidare successivamente anche il Grand Hotel Palazzo della Fonte di Fiuggi e il Des Bergues a Ginevra. Prima di giungere al timone del Principe nel 2005, è infine per due anni general manager del gruppo Villa D’Este di Cernobbio.

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