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Eventi imprevisti: sono prevedibili?

Di Antonio Caneva, 12 settembre 2008

La lettura di un interessante saggio, Il cigno nero di Passim Nicholas Taleb, edito in Italia dal Saggiatore, ha richiamato l’attenzione su comportamenti che, nella generalità, evidenziano l’incoerenza di molti nostri modi di agire.
La tesi di fondo di questo studio è che: «Un cigno nero è un evento altamente improbabile; primo è assolutamente imprevedibile; secondo ha un impatto enorme; terzo la nostra natura ci spinge ad architettare a posteriori giustificazioni della sua comparsa». E qui l’autore porta a esempio Google, l’ascesa di Hitler, l’11 settembre. E aggiunge: «per natura tendiamo ad apprendere dall’esperienza, siamo ipnotizzati dal particolare e perdiamo di vista l’universale».
A questo punto fa un esempio, paradossale, ma emblematico: «Supponiamo che un legislatore dotato di coraggio, influenza, intelligenza, intuito e perseveranza riesca a promulgare una legge che entra in vigore il 10 settembre 2001: impone porte a prova di proiettile dotate di serrature in tutte le cabine di pilotaggio (con costi elevati)». E continua: «A colui che ha imposto le serrature alle porte delle cabine di pilotaggio non viene eretta alcuna statua nelle piazze e, considerata l’inutilità del provvedimento (in questo caso non avrebbe avuto luogo l’attacco alle torri gemelle) e lo spreco di risorse causato, il pubblico, coadiuvato volentieri dai piloti, lo butta fuori a calci dal suo ufficio e muore pensando di non aver fatto nulla di utile».
Aggiunge quindi: «Chi viene premiato, il banchiere centrale che evita una recessione o quello che “corregge” gli sbagli del predecessore ed è casualmente in carica durante la ripresa economica? Chi è più degno di stima, il politico che evita una guerra o colui che ne inizia una nuova ed è abbastanza fortunato da vincerla?» concludendo: «Tutti sanno che è più necessaria la prevenzione della cura, ma pochi premiano gli atti di prevenzione».
Probabilmente è la pigrizia che ci porta ad accettare che i nostri comportamenti vengano determinati principalmente da fatti accaduti (e quindi facilmente verificabili), mentre invece dovremmo essere aperti e valutare le prospettive delle nostre e altrui azioni. Ma questo è forse chiedere troppo, anche se, come dice Francesco Alberoni, nel titolo di un articolo apparso recentemente in prima pagina sul Corriere della Sera: «Intelligenza e carattere crescono solo se si accettano le sfide» e le sfide non sono dietro di noi, bensì davanti.

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