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È un vero cigno nero?

Di Antonio Caneva, 4 dicembre 2009

Abbiamo vissuto con meraviglia la crisi della Cirio, proprietaria tra l’altro della squadra di calcio della Lazio. Si vede che il calcio porta male perché, quasi in successione, si è avuto lo scandalo Parmalat, anche questo con addentellati nel calcio (Parma). A seguire un’incredibile serie di malversazioni-truffe: negli Stati Uniti da Enron a Madoff, per non parlare di situazioni precedentemente impensabili, quali la crisi delle grandi banche che ha visto alcune di loro, una per tutte Lehman brothers, portare i libri in tribunale. Inutile poi ricordare, in successione, la crisi attuale innescata dai mutui inesigibili.
Quello però che non ci attendevamo è la notizia delle difficoltà in cui è entrato il fondo sovrano Dubai world, che, tra l’altro, sta sviluppando a Dubai quel programma unico che è la Palm Jumeirah. Cosa sarà del progetto complessivo (prevista, tra l’altro, l’apertura di decine di alberghi) e di coloro che ottimisticamente hanno investito sulla carta?
Se riflettiamo un attimo, dalla primavera dell’anno scorso non c’è stato un momento di tregua; tanto da chiedersi se queste difficoltà potessero mai essere individuate o piuttosto non si tratti di un «Cigno nero».
Nassim Nicholas Taleb, nel suo interessante saggio Il Cigno nero, edizioni il Saggiatore, tratta appunto di eventi altamente improbabili (devono avere tre caratteristiche: essere isolati e imprevedibili, avere un impatto enorme, spingere a posteriori ad architettare giustificazioni per farli apparire meno casuali) e in un’intervista concessa a Giancarlo Radice (Corriere della Sera), a una precisa domanda, suggerisce che, a differenza di quanto affermano i banchieri, non ci troviamo dinnanzi a un cigno nero: questi sono stati eventi prevedibili, è solo l’avidità ad aver determinato e continuare a determinare questo sconquasso. Alla domanda: «Perché dice che la crisi è soltanto all’inizio?», risponde che questa è una recessione più grave delle precedenti, e incalzato, afferma che per ora la ripresa economica è solo illusione e anche l’inflazione ripartirà come risultato dell’incremento della stampa di valuta da parte dei governi.
Pessimista? Mi farebbe piacere pensare che sbagli, che la ripresa (come affermano i dati ufficiali, sia italiani, sia comunitari e la ripresa della borsa) sia effettivamente iniziata, ma ho timore che nelle previsioni del prossimo futuro faccia premio la volontà di essere comunque ottimisti, facendo vedere il bicchiere mezzo pieno.
Faccio un fioretto: se hanno ragione gli ottimisti mi priverò del libro di Taleb e lo getterò.

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