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Dal Mar Rosso alla Borsa di New York

Di Floriana Lipparini, 1 aprile 2005

«Il mondo è cambiato, oggi il mercato è immenso, si aprono i confini di grandi spazi turisticamente ancora quasi vergini come la Cina, l’ex Unione Sovietica, l’India… Nei prossimi 50 anni vincerà chi sarà stato capace di capire prima come muoversi per cogliere le nuove opportunità. Ecco perché Ernesto Preatoni, che è un imprenditore con un’ampia visione strategica, ha deciso di far compiere a Domina hotels & resorts un salto di qualità per trasformare la società nella prima vera compagnia alberghiera internazionale italiana, un player importante a livello mondiale».
Determinazione e entusiasmo traspaiono dalle parole di Francesco Borrello, nuovo amministratore delegato di Domina hotels & resorts.
Considerando i vasti progetti internazionali di Domina, intenzionata ad acquisire 250 nuove strutture nei prossimi 10 anni all over the world, si può dire l’uomo giusto al posto giusto. Difatti, dopo gli studi alla Oxford Brooks University e alla Washington University, Borrello ha maturato una pluriennale esperienza nella direzione alberghiera in tredici paesi (Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Svizzera, Indonesia, Singapore, Egitto, Yemen, Libano, Syria, Emirati Arabi Uniti e Bahrain), un lungo periodo nel gruppo Sheraton come general manager ad Abu Dhabi, Libano, Siria e Yemen, e vicepresident area manager per lo sviluppo strategico. Ha creato anche una società di consulenza nel settore alberghiero e delle spa, Elite International, attiva in Medio Oriente e India.
Nel Gruppo Domina avrà il compito dello sviluppo strategico e operativo.
«L’espansione di Domina toccherà tutte le più importanti destinazioni del mondo, suddividendo il portfolio delle nostre strutture in quattro brand diversi: i Richmond Grand 7 stelle lusso che si porranno al top assoluto, i Royal Media 5 stelle che saranno business hotel ad alta tecnologia, i Domina hotels & resorts 4 stelle di ottimo livello ma economicamente più abbordabili, e i Domina Inn 3 stelle di fascia più economica. Gli hotel 7 stelle e business saranno ubicati nelle capitali e nelle maggiori città d’affari e d’arte, i resort li apriremo soltanto là dove il sole splende 12 mesi l’anno, quindi non limitati a un uso stagionale», precisa Borrello, delineando l’ampio piano strategico delle future acquisizioni, in proprietà, in management o più spesso in gestione («è il core business di Domina», spiega).
Le ambizioni sono alte, il modus operandi vuol essere quello di un network internazionale con l’obiettivo di quotarsi alla Borsa di New York entro dieci anni. Gli investimenti saranno adeguati: 4 miliardi di dollari per le strutture, 5 milioni per le risorse umane e la formazione, Potenziare lo staff è una carta importante in questa strategia, e lo dimostrano le numerose nuove nomine che hanno accompagnato quella di Francesco Borrello: Jean Patrick Thiry, vicepresidente area manager per la divisione Africa e Oceano Indiano e general manager del Domina Coral Bay Resort & Casino, Sharm El Sheikh (Egitto); Raffaele Solferino, vicepresidente direttore operativo che sovrintenderà allo sviluppo in corso e all’evoluzione degli standard gestendo le procedure dei 4 distinti brand; Walter Lalli, vicepresidente e direttore dei servizi tecnici, design, progetti, sicurezza; Claudio Cecchini, vicepresidente e direttore delle risorse umane; Olivia Durazzo, responsabile del brand, della comunicazione e delle pubbliche relazioni.
«Mi sto attorniando di collaboratori di grande rilevanza ed esperienza – osserva Borrello -. Le risorse umane giocano un ruolo centrale nello sviluppo dell’identità di brand, e noi abbiamo intenzione di investire molto nella formazione. Le persone costituiscono una trama capillare che assicura l’alto livello del servizio, e un occhio molto acuto sulle esigenze dei clienti, elemento centrale per battere la forte concorrenza globale».

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