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Artolli, fra tradizione e innovazione

Di Antonio Caneva, 16 febbraio 2001

Tra i pochi vantaggi dell’età c’è quello di aver sperimentato molte situazioni ed anch’io, chiaramente, non sfuggo a questa regola. Ho avuto opportunità, nel tempo, di lavorare per la società alberghiera che gestiva l’hotel Savoy di Firenze e, un Natale, questo è stato sede della tradizionale convention dei dirigenti della società. In una posizione unica in quella città unica che è Firenze, il Savoy, pur albergo di lusso, ha vissuto un periodo di progressiva stanchezza, sino alla chiusura per completa ristrutturazione susseguente alla acquisizione da parte della Rocco Forte’s Hotels. Alla sua riapertura ho conosciuto telefonicamente il nuovo direttore, Ivan Artolli, con il quale ho immediatamente simpatizzato, sicché, quando a margine della scorsa Borsa del Turismo Congressuale, abbiamo organizzato assieme a Turismo Oggi un convegno a Firenze, ho colto l’occasione per fargli visita. Ci sediamo al bar, aperto sulla piazza, dove, caso anomalo per un albergo 5 stelle, il bar è contiguo alla sala breakfast, che poi è la stessa per la ristorazione: si respira l’aria di brillante happening e la clientela, ha l’atteggiamento di chi si sente a proprio agio. Ivan Artolli ha una storia da raccontare e sono contento di aver rubato quest’ora al convegno per andarlo a trovare.

40 anni, ha frequentato la scuola alberghiera di Abano Terme ed ha immediatamente intuito l’importanza delle esperienze all’estero. I nomi delle strutture dove Artolli ha lavorato rappresentano il Gotha degli alberghi, nomi mitici, punto di riferimento per chiunque svolga l’attività alberghiera. Dapprima in Germania ad Offenbach a/Main ed al Brenner’s Park Hotel di Baden Baden, poi in Inghilterra al Claridge’s a Londra e successivamente al Ritz di Parigi e quindi al Grand Hotel de Paris di Montecarlo. A Montecarlo si è reso conto dell’importanza degli aspetti marketing/commerciali e quindi ha approfondito queste tematiche al Beach Plaza di Montecarlo ed al Plaza Athenée di Parigi. Tornato in Italia, come degno corollario a queste esperienze, ne ha approfittato per passare a Villa d’Este di Cernobbio e ridisegnare l’impostazione vendite dell’albergo, in una realtà in cui il problema non era tanto quello di aumentare la clientela (la domanda era sempre superiore alla disponibilità) quanto quello, con azioni mirate, di ottimizzare i ricavi. Le esperienze di Artolli sono proseguite con nomi storici, difatti, successivamente ha accettato l’incarico di resident manager al Grand Hotel et de Milan a Milano, nel momento in cui, grazie ad una accurata ed approfondita ristrutturazione ed all’ingresso nei Leading hotels of the world, si prospettavano scelte strategiche che, correttamente attuate, ne hanno favorito un ottimo sviluppo. Per arrivare all’attuale posizione,bisogna però rifarsi alla decisione di sir Rocco Forte di costituire una catena alberghiera di elevato standard (attualmente sono 7 alberghi in Europa e si prevede un forte sviluppo nei prossimi anni, con una struttura a Manchester nella prossima primavera e 2/3 nuove aperture prossimamente in Italia) affidando l’incarico di amministratore delegato e la direzione generale per l’Italia a Moreno Occhiolini, figura molto nota nel settore. L’incontro tra Artolli, Occhiolini e la Rocco Forte’s hotels non poteva essere più felice; le convinzioni di Artolli si sposano perfettamente con quelle della compagnia ed i rapporti con l’Amministratore sono improntati a produttiva collaborazione; lo stile è di ricevere direttive chiare e di operare in autonomia nel realizzarle. A questo punto viene naturale chiedere se questi continui cambiamenti non abbiano creato problemi in una famiglia giovane come la sua, con un bambino piccolo che deve necessariamente adeguarsi alle diverse situazioni relative a frequenti cambiamenti. R. Assolutamente no, l’abitudine a muoversi facilita l’adattamento, dove però fa premio la percezione che i valori vanno cercati all’interno di se stessi e non in quello che ci circonda. D. Continuando sul tema dei cambiamenti, qual è la caratteristica principale necessaria per trasformarli in azioni concrete e positive? R. E’ indispensabile una apertura verso le novità, disponibilità ad accettare le diverse situazioni che si prospettano e capacità di tradurre le esperienze in vissuto. Ai giovani che si avvicinano a questa attività non faccio mancare l’incoraggiamento a fare diverse esperienze e la Società favorisce, per i dipendenti, opportunità negli alberghi del gruppo. D. Qual é il suo stile di management nei confronti dei collaboratori? R. Cerco soprattutto la comunicazione. Ogni due giorni attuo una riunione con ogni singolo caporeparto e settimanalmente una riunione collegiale, in cui vengono analizzate le problematiche complesse. Un’altra delle caratteristiche di conduzione cui tengo particolarmente è relativa ai premi ai dipendenti che vengono commisurati sulla base della qualità e che quindi permettono riconoscimenti anche in caso di eventuali diminuzioni di lavoro. Questo sistema consente ai collaboratori, non importa con quali mansioni, di identificarsi con l’azienda, producendo quindi risultati positivi per la clientela e conseguentemente per l’azienda stessa. Prima di accomiatarmi Artolli mi porge la directory del gruppo in cui risaltano i particolari degli alberghi che ne fanno parte, come pure particolare è questo albergo, ricco di atmosfera, eleganza, signorilità.

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