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Il paradosso dell’hospitality: cresce l’occupazione, mancano competenze

Una recente ricerca di Gi Group scatta la fotografia del paradosso del mondo del lavoro alberghiero, che attira occupazione, ma deve fare i conti con il mismatch di competenze, il turnover e una sfida di fondo: rendere l'hôtellerie una scelta professionale attrattiva e sostenibile nel tempo

Una recente ricerca di Gi Group scatta la fotografia del paradosso del mondo del lavoro alberghiero, che atti

Di Job in Tourism, 29 Luglio 2026

È il paradosso che caratterizza il mondo del lavoro alberghiero e, insieme, ne costituisce il nodo più problematico: il settore traina l’occupazione, ma a mancare sono le competenze. Quello che tutti gli HR del comparto sanno bene – e che raccontiamo spesso anche noi dalle pagine del nostro magazine digitale – viene ora certificato da Gi Group, che descrive il fenomeno attraverso i numeri.

I dati

Secondo la rilevazione effettuata da Gi Group, i servizi ricettivi registrano un’occupazione da record, che ha superato i livelli pre-pandemia, con i dipendenti passati dai 269.530 del 2019 ai 313.438 del 2024. Anche la domanda di nuovi professionisti rimane elevata. Le imprese prevedono infatti 239mila ingressi destinati ai diplomati degli istituti di turismo, enogastronomia e ospitalità.

Criticità e soluzioni

Alla crescita dell’occupazione si affiancano, tuttavia, criticità ormai strutturali, a partire dalla carenza di personale qualificato e dall’elevato turnover. Difficoltà alle quali hotel e compagnie alberghiere stanno rispondendo con investimenti in employer branding, formazione, percorsi di carriera, welfare e maggiore flessibilità organizzativa. Proprio la gestione dei turni, la qualità dell’ambiente lavorativo e il bilanciamento tra vita privata e professionale sono sempre più elementi determinanti di attraction e retentioni, in modo particolare verso le giovani generazioni.

In questo quadro si inseriscono anche gli investimenti per l’adozione di strumenti digitali e l’intelligenza artificiale al fine di semplificare le attività operative e ripetitive e liberare tempo e competenze per quelle a più alto valore aggiunto.

I profili e le skills più richieste

Tra i profili più ricercati si confermano quelli dell’F&B, della Sala e del Front Office: lavori rispetto ai quali spesso il numero di candidati è insufficiente a coprire le richieste del mercato, con un persistente disallineamento tra domanda e offerta di lavoro

Guardando alle competenze, come abbiamo avuto modo più volte di raccontare anche noi, oltre a quelle strettamente tecniche e linguistiche, sempre maggiore è il peso di quelle trasversali, le cosiddette soft skills, tra cui spiccano soprattutto autonomia, capacità decisionale, problem solving, flessibilità e gestione della relazione con il cliente.

La vera sfida

“I numeri – ha commentato Laura Tramis, Division Manager Ho.re.ca di Gi Group – dimostrano che il settore continua a creare occupazione, ma oggi la questione centrale è un’altra: rendere l’hôtellerie una scelta professionale attrattiva e sostenibile nel tempo. Le aziende non competono più soltanto tra loro, ma con il retail, la logistica, i servizi e altri comparti che intercettano gli stessi talenti. Per questo servono organizzazioni capaci di offrire sviluppo professionale, formazione continua, flessibilità e una chiara prospettiva di crescita. La vera partita – ha aggiunto – si gioca sulla capacità di raccontare il valore di questo settore e di investire concretamente sulle persone. Le organizzazioni che sapranno creare ambienti di lavoro stimolanti, percorsi di crescita credibili e una cultura orientata allo sviluppo saranno quelle che riusciranno ad attrarre e trattenere i migliori talenti nei prossimi anni”.

 

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