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Quando ci si dimentica della storia

Di Antonio Caneva, 7 novembre 2013

Non sono passati molti anni da quando a Milano, in via Lomazzo, le ruspe hanno cominciato a demolire il palazzo del Sole 24 Ore e hanno proseguito per lungo tempo, lasciando una ferita tra un palazzo e l’altro. Ciò che mi aveva colpito a quel momento, guardando dalla strada, era una serie di locali, appesi alla parete del palazzo adiacente, che, privi di un muro, lasciavano intravvedere quelli che nel tempo erano stati uffici e che ora, vuoti di ogni elemento, tracimavano tristezza; non si poteva fare a meno di pensare a quegli spazi, solo pochi mesi addietro attivi, con persone che ci lavoravano, che intessevano relazioni. Ora erano lì, vuoti e tristi.
Ieri, passando in via Valtellina, nella zona che prima dell’avvento della Comunità europea e dell’euro era stata l’area delle dogane e dei trasportatori, e che ora si è convertita alla ristorazione e alle discoteche, scorgevo una casa che, in attesa di completa demolizione, lasciava vedere dei locali in cui avevano abitato delle famiglie, con la loro storia e il loro vissuto e ciò suscitava tenerezza.
Nell’ultima nostra newsletter (anche per me una sorpresa) c’era una notizia che parlava degli alberghi in cui si è fermata la storia e indicava dieci strutture in cui la storia non solo vi è passata, ma si è anche fatta (http://www.jobintourism.it/job/selezionehrs.php) .
Patrimoni da non gettare cui, tante volte, in modo superficiale, non si dà adeguata visibilità. Se proviamo nostalgia per uno scorcio di locale che, vissuto, non esiste più, perché non valorizzare spazi ancora esistenti, vivi, che portano le cicatrici e il fascino del tempo?
Nella newsletter cui mi riferivo al primo posto c’è il Beau Rivage di Losanna dove ho lavorato negli anni 1960; ebbene, a fianco della galleria di negozi esterni, in un bassorilievo di marmo che copriva un’intera parete, era ricordata la pace del 1912 tra l’Italia e l’Impero ottomano, siglata proprio in quell’albergo, con la regia del conte Volpi, creatore poi della Ciga ( Compagnia Italiana Grandi Alberghi).
Sono stato qualche tempo orsono al Beau Rivage, fantastico albergo, a intervistare uno dei direttori il quale, con mio sconcerto, non aveva però neanche più nozione di quella memoria storica che, gli pareva, fosse stata spostata nel parco…
Tristezza.

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