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Odori: buoni o fastidiosi

Di Antonio Caneva, 23 aprile 2015

Sto leggendo il libro scritto da Anna Funder, edizioni Feltrinelli, C’era una volta la Ddr (acronimo di Deutsche Demokratische Republik, Germania dell’Est, prima della riunificazione), che tratta della Stasi: la famigerata polizia politica, di cui ora sono accessibili gli archivi.
In una parte del saggio si parla di odori; infatti in un’ala del palazzo, già sede della Stasi, si conservano ancora barattoli che contenevano odori dei cittadini della Ddr, raccolti tramite indumenti, reperti biologici e altro: servivano ai cani poliziotto, appositamente addestrati, per individuare eventuali azioni perpetrate da elementi contrari al regime.
Gli odori rappresentano un aspetto delle nostre cognizioni che spesso sottovalutiamo; esiste una branca del marketing che studia questo fenomeno.
Il marketing olfattivo, parte integrante del marketing sensoriale, si basa sull’impiego di fragranze studiate con l’obiettivo di alimentare diverse emozioni nelle persone, in modo da influenzare il comportamento d’acquisto (aumentando il loro tempo di permanenza e imprimendo il ricordo di un’esperienza piacevole) e da associare il nome o il marchio a un particolare aroma.
Questo tipo di approccio si presta bene agli alberghi, che rappresentano allo stesso tempo un luogo e un prodotto (evitando il rischio che il profumo ricordi solo l’uno e non l’altro) e taluni fanno propri questi concetti. Per esempio, c’è un importante albergo a Milano che, essendo di proprietà di profumieri, distribuisce varie essenze negli spazi comuni e nelle camere. A mio parere un uso dubbio dello strumento, perché la varietà di aromi non incide e confonde la memoria del cliente.
Non apprezzo affatto il rincorrersi di profumazioni diverse e, difatti, tra i luoghi che mi sono meno graditi ci sono gli ingressi dei grandi magazzini (più o meno lussuosi), che tradizionalmente ospitano i prodotti di profumeria in un sommarsi e rincorrersi di odori.
Mi piace invece la politica del Casta Diva, il resort sul lago di Como, che ha individuato un’ottima fragranza e questa serve da filo conduttore per tutto il complesso, tanto che, alla partenza del cliente, il vetturiere ne spruzza un po’ anche all’interno della macchina. Un buon modo per prolungare il ricordo e una buona pratica di marketing.

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