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Impressioni dalla Itb di Berlino

Di Antonio Caneva, 26 marzo 2010

Per la prima volta, quest’anno, non ho avuto freddo a Berlino in occasione dell’Itb (10-14 marzo): non tanto perché la temperatura fosse elevata, quanto piuttosto perché, a differenza degli altri anni, anche in Italia si gelava.
La Itb, pubblicizzata come la più importante fiera del turismo a livello mondiale, mantiene le premesse e l’evento, oltre a essere una vetrina delle strutture del comparto, si evidenzia quale opportunità di dibattito sui temi di maggiore attualità.
Mi ha particolarmente colpito come i social media abbiano conquistato uno spazio nel settore delle tecnologie per il turismo; ormai sono innumerevoli le applicazioni presenti per ottimizzare i risultati: gli inizi con tripadvisor, che ha avuto la lungimiranza di capire l’importanza del «social», sembrano tempi lontani anni luce. Come avviene ormai regolarmente con internet, la specializzazione è diventata un business importante per l’industria dell’informatica, le cui tecnologie, come ho potuto rilevare anche all’Itb, sono costose, ma ormai indispensabili per una gestione aggiornata della propria attività. Si tratta di scegliere bene e, per questo, vetrine come l’Itb sono ottimali.
Cosa dire della presenza dell’Italia a questa fiera? Se dovessi definirla con un vocabolo la identificherei con la parola «composta»: nutrita la presenza degli operatori in uno stand organizzato dall’Enit, suddiviso per regioni, occupante quasi completamente un grande padiglione; affascinanti le location e le strutture presenti, come affascinante è l’Italia. Visitatori pochi, forse poco coinvolti da una presentazione, come dicevo prima, composta.
Per arrivare al nostro padiglione, sono passato da quello della Spagna e non ho potuto fare a meno di notare la differenza di piglio: vivace, vitale, ricco di sollecitazioni, lo stand iberico; mentre il nostro: «composto».
Certo, l’Italia non è la Spagna e neanche la Grecia (anch’essa con una presentazione accattivante) e quindi, probabilmente, ritenendo per il bel paese non necessaria una coreografia d’impatto, per attrarre i visitatori si è preferito questo tipo di struttura. Viene però spontaneo chiedersi: se siamo convinti di essere migliori e più conosciuti dei nostri competitor da rendere inutile una visibilità competitiva, cosa andiamo mai a fare a Berlino, con un investimento non certo marginale?

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