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Il punto della situazione

In Italia il costo del lavoro non è poi così alto

In Italia il costo del lavoro non è poi così alto

Di Massimiliano Sarti, 25 febbraio 2011

Non un’alternativa ma un’istituzione complementare alle associazioni già presenti. Prosegue la lunga gestazione della nuova federazione di categoria, di cui Job in Tourism ha anticipato la costituzione circa un anno fa e che, nell’idea dei suoi promotori, in primis i presidenti nazionali dell’Associazione italiana impiegati d’albergo e dell’Unione italiana portieri d’albergo, Luciano Manunta e Federico Barbarossa, dovrebbe coinvolgere e riunire tutti i professionisti dell’accoglienza, senza distinzione professionale alcuna. «Procediamo con cautela per evitare di commettere errori, ma il nostro entusiasmo non è affatto scemato. Anzi, siamo sempre più convinti del nostro progetto e stiamo procedendo alacremente alla sua realizzazione: una federazione aperta al contributo di tutti, ma non per questo in competizione con le associazioni già attive nel comparto, come peraltro la stessa Aira che io rappresento», racconta proprio Manunta.
Il presidente Aira, in occasione del Tfp Summit, ha intenzione di fare il punto della situazione sul progetto, portando, in particolare, una prima proposta federativa da discutere con i partecipanti all’evento milanese: «Si tratta di alcune idee, a partire dalle quali intendiamo sviluppare un vero e proprio statuto. Nelle nostre intenzioni la federazione dovrebbe, infatti, prendere vita entro la fine di quest’anno. Pensiamo a una carta costituente particolarmente flessibile, facilmente modificabile e aperta ai suggerimenti e alle proposte di tutti coloro che vorranno contribuire, a titolo personale e secondo le proprie competenze professionali, alla realizzazione del progetto. Niente ingessature, dunque, ma una serie di linee guida che dovranno indirizzare le attività della futura federazione senza limitarne in alcun modo lo sviluppo ulteriore».
Nell’idea dei promotori, i compiti della prossima istituzione dovrebbero spaziare dal campo della comunicazione, della formazione e dell’assistenza per gli associati, a quelli della tutela sindacale, delle attività di lobbying a favore del comparto e della promozione turistica del territorio italiano. «Tutte funzioni di cui si sente sempre più necessità, in un momento in cui, a fronte dell’indiscutibile importanza economica del settore, l’industria dei viaggi e dell’ospitalità non riesce ancora a esprimere una corrispondente capacità di pressione sulle istituzioni preposte al governo del turismo», riprende sempre Manunta. «Non solo: la difficile situazione economica attuale sta imponendo a molte imprese una serie di azioni volte alla razionalizzazione dei costi e di ciò stanno facendo le spese soprattutto i lavoratori del settore. È tempo perciò che il mondo delle associazioni di categoria si faccia carico di portare avanti anche le istanze di natura sindacale dei propri membri, in particolare informando e formando tutti coloro che operano già, o si avvicinano a questo mondo, sui diritti e sui doveri in capo a ogni lavoratore».
Dati alla mano, Manunta rafforza il proprio discorso con i risultati di un’indagine svolta dal centro studi Filcams-Cgil per conto dell’Ente bilaterale nazionale turismo, sulla condizione dei lavoratori dell’industria dei viaggi e dell’ospitalità in Italia: «Le cifre si riferiscono alla situazione di qualche anno fa, ma parlano chiaro e fotografano una situazione sostanzialmente immutata: non è assolutamente vero che il costo del lavoro sia più alto da noi che negli altri paesi occidentali del Vecchio continente. Nell’Europa a 15, in particolare, il costo medio lordo di un’ora lavorativa, per un’impresa del turismo del 2002, era pari a 14,22 euro; in Italia tale cifra scendeva a quota 12,88 euro, la terza più bassa dopo Spagna (9,54 euro) e Grecia (8,33 euro); ben lontana dai livelli della Francia (18,36 euro), dell’Olanda (16,60 euro) e del Regno Unito (14,77 euro). E non è neppure una questione di produttività, perché quella dei lavoratori italiani era invece, nel medesimo periodo, tra le più elevate della stessa Europa a 15».
In realtà, proprio l’inadeguatezza delle retribuzioni ai livelli di professionalità richiesti è in parte causa, secondo Manunta, della disaffezione di molti operatori dell’ospitalità verso l’associazionismo: «Nel nostro paese gli impiegati nel turismo sono circa 2,5 milioni; gli iscritti alle varie associazioni del comparto, invece, si aggirano attorno alle 70 mila unità. La nuova federazione intende proprio coinvolgere tutti coloro che dalla vita associativa si sono allontanati, così come chi a essa non si è mai avvicinato. In particolare, pensiamo a un vasto programma di attività formative con cui intendiamo sia aiutare gli operatori del comparto a migliorare la propria professionalità, sia contribuire ad aumentare la qualità dell’accoglienza italiana a tutti i livelli. Infine, grazie anche a una serie di collaborazioni con gli istituti scolastici e accademici dedicati al turismo, puntiamo pure a costruire quella sorta di ponte di collegamento e di dialogo tra il mondo operativo e i giovani studenti, di cui da tante parti si sente lamentare l’assenza».

Chi è Luciano Manunta
Direttore dell’hotel Piacenza di Milano, presidente Aira e vicepresidente Solidus (l’istituzione che raggruppa alcune tra le più importanti associazioni di categoria del settore turistico-alberghiero), Luciano Manunta è anche consulente alberghiero, si occupa di formazione e coaching ed è pure docente di terza area presso gli istituti professionali di stato per i servizi alberghieri e della ristorazione. Nel 2006 è stato insignito, infine, del titolo di Professionista dell’anno Solidus.

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