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Il franchising è in salute

Di Marco Beaqua, 27 giugno 2008

È decisamente positivo il bilancio del settore secondo quanto riporta il rapporto annuale 2007 presentato nel corso della terza conferenza nazionale del franchising, organizzata recentemente a Milano da Assofranchising italiana. Elaborato da Quadrante franchising & marketing services, il rapporto conferma il buon andamento del sistema con una crescita complessiva del numero di franchisor operativi in Italia di circa il 9%: dai 778 del 2006 agli 847 del 2007.
«In generale, durante gli scorsi 12 mesi», ha spiegato il presidente di Assofranchising, Graziano Fiorelli, «si è verificato un notevole incremento dei franchisor operativi nel mondo dei servizi, rispetto a una continua ma più contenuta crescita del franchising nella distribuzione. Il fenomeno si spiega con la costante e continua proliferazione d’iniziative imprenditoriali che si sviluppano in franchising e che hanno come ambito di attività alcuni servizi come, per esempio, il finanziamento alla persona o il credito al consumo. A crescere notevolmente sono poi anche le attività che sfruttano le potenzialità della rete come le agenzie di viaggio, i prodotti e i servizi specialistici».
Per quanto riguarda l’hôtellerie, in particolare, il punto della situazione era già stato fatto da Assofranchising durante un altro convegno milanese completamente dedicato al comparto alberghiero. «Nel 2007 hanno aderito alla nostra associazione 44 insegne appartenenti all’hôtellerie, mentre quest’anno, a conferma del trend positivo in corso, si sono già iscritti 21 marchi», ha dichiarato in tale occasione, il segretario nazionale di Assofranchising, Italo Bussoli. «Sono così ben 65 i nuovi marchi acquisiti tra 2007 e 2008 per un computo complessivo di oltre 200 soci del settore dell’ospitalità. Ed è probabile che tale tendenza non sia affatto destinata a invertirsi nel prossimo futuro. Le statistiche internazionali sul comparto del franchising alberghiero, infatti, indicano come il tasso medio di occupazione di un hotel indipendente è del 47% contro il 76% di un hotel in franchising. I vantaggi per gli hotel affiliati, in particolare, non si traducono esclusivamente nell’adeguamento della struttura agli standard del franchisor, che comporta migliorie strutturali e una maggiore qualità del servizio, ma pure, se non soprattutto, nella possibilità di sfruttare meccanismi commerciali, di promozione e marketing su larga scala, in grado di migliorare sensibilmente le performance di occupazione».
Durante il convegno dedicato al comparto alberghiero era stato, inoltre, presentato anche uno studio, realizzato dalla stessa Assofranchising in collaborazione con Bmconsulting, sulle principali strategie di sviluppo implementate dalle catene alberghiere: «Diverse sono le possibilità offerte agli operatori per espandere la propria attività», ha raccontato, tra l’altro, l’amministratore di Bmconsulting, Massimo Bruno. «Si parte dallo sviluppo di catene con alberghi esclusivamente di proprietà, per arrivare a modalità via via più legate all’apporto esterno, tra cui, nel panorama internazionale, la formula più diffusa è proprio il franchising. In questo caso, le più comuni strategie di espansione utilizzate dagli operatori alberghieri sono riassumibili in tre approcci differenti, che dipendono tanto dalle situazioni di partenza, quanto dagli obiettivi finali: il “Conversion franchising”, grazie al quale gli albergatori indipendenti convertono le loro strutture secondo precisi standard di catena per riqualificare la propria offerta; le “Catene franchisees”, secondo il cui modello alcune compagnie decidono di affiliare tutti i propri alberghi a un unico franchisor e, infine, il “Multi franchising”, ossia l’affiliazione multipla degli alberghi di una società a diversi franchisor, a seconda delle caratteristiche di ogni singola struttura e del suo mercato di riferimento».

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