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Il capitalismo a processo

Di Giorgio Bini, 29 gennaio 2010

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Un’assoluzione condizionata. È quella emessa dal giudice unico, Carla Romana Raineri, nei confronti del capitalismo, dopo un singolare processo organizzato dall’associazione culturale Società libera, presso la Sala delle Colonne nella sede della Banca popolare di Milano: una riflessione sulle criticità e sulle prospettive del capitalismo da un punto di vista liberale. «Il treno del capitalismo è deragliato», si legge nella motivazione della sentenza, rilasciata dopo un dibattito ravvivato da alcune testimonianze e dalle arringhe di accusa e difesa. «Il liberismo “delle regole” non è riuscito a imbrigliarlo e correggerlo, riportandolo sui giusti binari». La storica alleanza tra capitalismo e liberismo si è rotta a causa degli effetti provocati dal processo di globalizzazione in atto, nonché dalla crisi del binomio finanza-capitale, che ha generato «un capitalismo finanziario sempre più disancorato dai beni reali sottostanti e sempre più costruito sui modelli della scommessa e dell’azzardo».
Come aveva già teorizzato l’economista John Maynard Keynes nel lontano 1926, è arrivata perciò la fine del laissez-faire. «Il vero liberismo oggi è così nelle regole», prosegue la sentenza. «La mano invisibile deve rendersi visibile e impedire al capitalismo di far male a se stesso». Occorrono, insomma, norme precise: «Nuovi strumenti di intervento e, soprattutto, nuovi modelli di organizzazione. Un ventaglio di potestà normative e amministrative intestate a una pluralità di authorities, il comune denominatore delle quali è costituito, sul piano soggettivo, dall’indipendenza; che agiscano in una posizione di terzietà, mediante l’impiego di poteri di aggiudicazione, la cui neutralità viene spesso associata, almeno sul piano materiale, proprio alla funzione giurisdizionale». A partire da tali presupposti il giudice unico ha così assolto il capitalismo, «assegnandogli, pur tuttavia, un amministratore di sostegno nei limiti e con le finalità di cui in motivazione».

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