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Andare in Sardegna a nuoto?

Di Antonio Caneva, 3 giugno 2011

Abbiamo postato sulla nostra pagina Facebook questo quesito: «Trivago segnala che rispetto al 2010 la crisi dei paesi del Maghreb ha comportato un crollo del turismo in quell’area (Tunisia: -75%; Egitto: -71%; Marocco: -50%). Pensate che ne trarrà vantaggio il turismo estivo italiano?»
In pochi minuti abbiamo ricevuto 13 commenti, alcuni dei quali, che qui riporto, evidenziano una attuale stortura. Afferma Alberto: «Speriamo che sia verso la Sardegna… e che i costi delle navi vengano dimezzati…»; continua Lia: «non la Sardegna… grazie ai rincari delle agenzie marittime (si riferiva probabilmente ai traghetti, ndr)»; e poi Antonella: «Purtroppo i prezzi delle strutture italiane sono poco competitivi rispetto a quelli praticati in altri paesi che si affacciano sul nostro meraviglioso mare e credo anch’io che chi ne trarrà vantaggio saranno la Spagna e la Grecia; sicuramente la Sardegna avrebbe tutte le carte in regola per emergere in questo periodo come destinazione leader dell’estate, ma i prezzi del soggiorno più traghetto sono davvero proibitivi».
Mi ricordo ancora, a Genova, al varo in pompa magna di un traghetto della Grandi Navi Veloci, quando l’armatore, con un discorso di libertà, attaccava violentemente la Tirrenia, rea, a suo dire, di non essere competitiva e di condizionare il mercato. Ora Tirrenia è agonizzante e si vedono i risultati: i prezzi dei traghetti per la Sardegna sono praticamente raddoppiati, condizionando l’economia dell’isola, tanto che la regione ha deciso di erogare, sino al 3 luglio, un contributo, denominato «Bonus sardo vacanze», ai turisti che soggiorneranno almeno tre giorni nell’isola arrivando con un traghetto.
Talvolta si vuol far passare per interesse generale quello che invece è principalmente il proprio tornaconto; a mio avviso ci sono dei servizi che richiedono un monitoraggio e dei paletti, perché la tensione verso il massimo profitto (che è comunque obiettivo lecito d’impresa, quando non è cartello) non si trasformi in danno, spesso irreversibile, per la collettività.

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