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Gli aspetti economici e gli esquimesi

Di Antonio Caneva, 17 giugno 2011

In questa era turbolenta spesso navighiamo a vista, condizionati come siamo da una società in rapido divenire e dalle sollecitazioni della pubblicità e corriamo il rischio di non saper distinguere le cose veramente importanti da quelle che lo sono meno.
Fanno parte della nostra vita due aspetti, talvolta contraddittori: quelli personali e quelli economici; sarebbe buona cosa che gli aspetti economici lasciassero spazio a quelli personali, purtroppo però si tende a fare il contrario; ne sono un esempio i contratti prematrimoniali che regolano i rapporti economici futuri, riducendo la spontaneità naturale per indirizzare il tutto nel filone economico.
La curva della soddisfazione in rapporto alla crescita del benessere materiale si impenna all’inizio, per poi, arrivati a un certo livello, tendere all’appiattimento; difatti studi accurati indicano, per esempio, che nelle metropoli i più infelici sono gli homeless (senza casa) per i quali è facile far crescere la loro curva di felicità, la quale però, raggiunto un certo livello, si appiattisce e cresce nuovamente soltanto quando migliorano i rapporti personali.
Anche nell’economia l’aspetto personale dovrebbe trovare spazio; è provato difatti che le aziende che funzionano meglio sono quelle in cui ai lavoratori viene concesso qualcosa in più (in termini relazionali) e in cui, reciprocamente, i lavoratori sono più disponibili verso l’azienda.
Viviamo in una società materialista, dove è difficile distinguere i bisogni veri da quelli artificiali. Però può essere utile una riflessione sull’organizzazione sociale degli esquimesi in cui non esiste competizione e, essendo tutti uguali (causa anche la particolarità del territorio in cui vivono), la solidarietà evita loro stress e genera felicità.

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