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Lavoratori del turismo: oltre il 70% sotto la soglia di povertà

Il dato emerge da un focus sul lavoro povero di Filcams Cgil, che evidenza forti disparità geografiche tra Nord e Sud, oltre che di genere. Un'emergenza, secondo il sindacato, da arginare in primo luogo con il rinnovo dei contratti nazionali

Il dato emerge da un focus sul lavoro povero di Filcams Cgil, che evidenza forti disparità geografiche tra N

Di Job in Tourism, 9 Luglio 2026

Ci sono anche, e soprattutto, i lavoratori del turismo tra quelli che in Italia guadagnano meno, con una percentuale molto alta, addirittura sotto la soglia di povertà, soprattutto al Sud e nelle isole. È quanto emerge da un focus sul lavoro povero commissionato da Filcams Cgil, anticipazione di un report sull’occupazione che verrà pubblicato a breve dal sindacato.

I dati

Il report stima nel 50% la quota di lavoratrici e dei lavoratori occupati nei settori del terziario, del turismo e dei servizi che percepisce una retribuzione annua pari o inferiore a 13.950 euro, considerata soglia di povertà salariale individuata dalla letteratura nel 60% della retribuzione mediana, che sale a 14.800 euro per chi ha lavorato almeno dodici settimane nell’anno. Nel caso del turismo, però, la percentuale si alza ancora, e non di poco: a rimanere sotto la soglia di povertà è una quota pari al 70% di chi lavora nel settore, ovvero quattro lavoratori su cinque. Seguono i servizi, dove pulizie, multiservizi e ristorazione collettiva portano l’incidenza a oltre il 50%, anche tra chi lavora con continuità, e il terziario, superiore al 30%.

La geografia dei salari

La geografia del dato conferma un paese diviso: nel Mezzogiorno l’incidenza del lavoro povero si avvicina al 60% e, nel campione più ampio, coinvolge quasi due lavoratori su tre, contro il dato del Nord Ovest, che si attesta comunque oltre il 30%. A questo divario territoriale si somma quello di genere, pari a 18 punti percentuali a livello nazionale e prossimo ai 20 punti nei servizi, dove le donne in condizione di povertà lavorativa sono il 56,75% contro il 37,25% degli uomini.

Un’emergenza

“Il part-time involontario è ormai una condizione strutturale – commenta Fabrizio Russo, Segretario Generale della Filcams CGIL – che impone salari bassi e una condizione di precarietà costante. Siamo davanti a una vera e propria emergenza: quasi una persona su due guadagna meno di 15mila euro l’anno, un dato che rivela scelte organizzative precise, modelli d’impresa tarati sulla compressione del costo del lavoro e un’assenza di presidio contrattuale che dura da troppo tempo”. Il nodo per il sindacato rimangono i contratti: “Cgil Cisl e Uil stanno discutendo con le associazioni datoriali per giungere a un modello contrattuale e di rappresentanza che innovi e garantisca la tenuta dei salari. Il rinnovo dei contratti nazionali – sottolinea – resta infatti il primo argine contro il lavoro povero: è da lì che ripartiamo nella prossima stagione contrattuale, che nel 2027 ci vedrà al tavolo per tutto il settore del terziario distributivo e dei servizi, con la responsabilità di restituire dignità e riconoscimento alle persone che rappresentiamo”.

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