“Non c’è turismo senza di noi”. Si intitola così la nuova campagna lanciata dalla Filcams Cigil a ridosso dell’alta stagione estiva per richiamare l’attenzione sul rispetto dei diritti dei lavoratori del turismo, molto spesso calpestati, soprattutto durante i picchi di lavoro stagionali.
“Non c’è turismo senza chi lavora”
Pur sembrando un’osservazione quasi scontata, il sindacato ricorda che non esiste turismo senza camerieri di sala e ai piani, cuochi e pizzaioli, bagnini e bagnine, receptionist, lavoratori della cultura, baristi, lavapiatti. “Per offrire un servizio di qualità serve un lavoro di qualità: diritti e tutele, contratti regolari, stabilità e valorizzazione professionale. Perché chi lavora deve poterlo fare in condizioni dignitose e gratificanti. Il turismo – sottolinea la Filcams Cigil – è un pilastro della nostra economia, le lavoratrici e i lavoratori non possono essere invisibilizzati”.
La campagna
La campagna “Non c’è turismo senza di noi” mette in luce “chi troppo spesso resta nell’ombra, dietro la filiera turistica”. Con l’iniziativa, Filcams Cgil punta ad attraversare il Paese per incontrare lavoratori e lavoratrici dei territori e “continuare la strada insieme verso un lavoro più stabile e più tutelato. Più umano”.
I diritti
La campagna fa poi un focus per ricordare i diritti della working class del turismo, a partire da quello allo studio, ricordando che “le lavoratrici e i lavoratori iscritti e frequentanti regolari corsi di istruzione primaria, secondaria e di qualificazione professionale hanno diritto a essere inseriti in turni di lavoro che agevolino la frequenza e lo studio. Non sono obbligati a prestare lavoro straordinario e durante i risposi settimanali e possono fruire di permessi giornalieri retribuiti per sostenere gli esami”.
Contratti e assunzioni
Per quanto riguarda i contratti, il sindacato ricorda che “come lavoratrici o lavoratore stagionali si ha il diritto di precedenza per nuove assunzioni nel medesimo ruolo“, facendone richiesta entro tre mesi dalla fine dell’ultimo contratto, esercitando così un diritto di precedenza che la ha durata di un anno.
Nel contratto di lavoro stagionale devono figurare: periodo e tipo di contratto, mansioni, contratto collettivo nazionale applicato, orario di lavoro (anche in caso di part time), periodi di prova, modalità di prelazione per future assunzioni, scelta per la gestione del TFR e consenso al trattamento dei dati personali.
L’orario di lavoro, sia part time che full time, è normato del contratto collettivo nazionale. “Normalmente – ricorda la Filcams Cgil – il full time è di 40 ore settimanali, con regole specifiche per ore supplementari e straordinario. È garantito un riposo giornaliero di 11 ore e settimanale di 24 ore consecutive, con possibili eccezioni per alcune professioni”.
Ferie e permessi
Anche le lavoratrici e i lavoratori stagionali hanno diritto a ferie retribuite, maturate proporzionalmente ai mesi lavorati: si tratta di 2,16 giorni per ogni mese lavorato, con un massimo di 26 giorni all’anno, da concordare con il datore di lavoro. In caso di mancato godimento le ferie possono essere retribuite alla fine del rapporto di lavoro.
Ci sono poi le ore di permesso retribuito fino a 108 ore l’anno. Così come le ferie, i permessi maturano in quote mensili. La fruizione dei permessi deve essere concordata preventivamente con il datore di lavoro e in caso di mancato godimento sono calcolati e retribuiti insieme alle competenze di fine rapporto di lavoro.
Mensilità e infortuni
I lavoratori hanno diritto a una tredicesima e una quattordicesima mensilità, calcolate in base ai mesi di lavoro effettivi nel periodo di maturazione stabilito del contratto collettivo, pagate rispettivamente a dicembre e luglio o alla fine del rapporto di lavoro in caso di cessazione.
In caso di infortunio, va segnalato immediatamente al datore di lavoro per attivare la copertura Inail, che offre un’indennità in caso di infortunio sul lavoro, integrabile secondo i termini del contratto collettivo specifico.
Tfr e Naspi
Il sindacato ricorda che alla fine del rapporto di lavoro si ha diritto al trattamento di fine rapporto (TFR), calcolato sugli emolumenti e soggetto a rivalutazione. Se il contratto termina e si hanno almeno 13 settimane di contributi nei precedenti 4 anni si può richiedere la Naspi all’INPS.
Infine, il lavoro nero: “Il lavoro in nero è illegale – ricorda il sindacato – e mette a rischio tutti i diritti, come retribuzione corretta, contributi e assicurazioni, tutela della salute e prevenzione dei rischi”.
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