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Una questione di immagine e bicchieri

Di Massimiliano Sarti, 29 gennaio 2010

È la solita questione del bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno. Solo che questa volta, nel calice, c’è davvero solo qualche goccia, e provare a farlo diventare colmo quasi all’orlo è un’operazione da arditi equilibristi. È però quello che prova a fare l’Enit, che, in una sua recente analisi dedicata ai risultati dell’anno appena trascorso, sottolinea la sostanziale tenuta dell’incoming italiano. Ma tale affermazione, condivisibile in termini di presenze, riesce tuttavia difficile da sostenere se solo ci si sofferma sui ricavi alberghieri, duramente colpiti dallo sforzo di contenimento dei prezzi profuso dagli operatori per mantenere stabili i propri tassi di occupazione.
La disanima dell’Enit, però, insiste, evidenziando come il nostro paese abbia rosicchiato quote di mercato internazionale ai propri principali competitor. L’unico particolare è che tale risultato, come viene candidamente ammesso nello stesso documento, è più il frutto del crollo degli arrivi registrati dai nostri concorrenti che di nostri meriti. E allora non si capisce proprio cosa ci sia da festeggiare.
«L’Italia mantiene saldo il suo appeal internazionale di brand unico al mondo», insiste però il presidente dell’Enit-agenzia, Matteo Marzotto. «Ma un maggior impegno di tutti, dalla comunicazione alla cura del dettaglio nei servizi erogati, produrrebbe enormi benefici per tutto il comparto: un’identità ancora più affidabile e prospettive migliori». Una dichiarazione che, in sintesi, riassume proprio quali sarebbero i compiti dell’Agenzia nazionale del turismo da lui stesso diretta. Ci si chiede, perciò, quali saranno i nuovi obiettivi dell’Enit per il 2010. Una parziale risposta la si può trovare nella seconda parte del discorso di Marzotto: «Le risultanze del nostro monitoraggio fanno ben sperare per quest’anno, perché l’Italia rimane il paese preferito di milioni di ospiti stranieri. Chiediamo un aiuto alla stampa per la corretta informazione. I mass media registrano ogni segnale di conferma della crisi, però non registrano con altrettanta puntualità i segnali di una ripresa. Valorizzando la corretta informazione sul turismo, attraverso il contributo della stampa che più incide sugli opinion leader, sono certo che il paese ne trarrà particolare giovamento per la soluzione dei suoi maggiori problemi, economici e occupazionali».
La colpa delle recenti difficoltà economiche, insomma, è di chi le racconta. Basta scrivere una storia diversa e il mondo cambia. Almeno virtualmente. Il problema però è di chi, ogni giorno, deve far tornare i conti reali. E per migliorarli servirebbero nuove idee concrete e tangibili: un aiuto anche a noi della stampa per raccontare, ogni tanto, una storia diversa.

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