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Un mare meno agostano

Bene gli hotel in primavera, così così in estate

Bene gli hotel in primavera, così così in estate

Di Marco Bosco, 30 luglio 2010

Nel secondo trimestre del 2010 le imprese del ricettivo italiano, alberghiere ed extralberghiere, nonostante il maltempo che ha caratterizzato la primavera, hanno realizzato una media di occupazione delle camere pari al 36,1% in aprile, al 39,7% in maggio e al 47,5% in giugno. A rivelarlo, le stime recentemente elaborate da Unioncamere per l’Osservatorio nazionale del turismo, che sottolineano come, rispetto al 2009, gli operatori dell’ospitalità si siano sostanzialmente mantenuti su un trend di stabilità, con punte di positivo recupero soprattutto per quanto riguarda il comparto alberghiero (+3,4% ad aprile, +0,7% a maggio e +2,6% a giugno). Bene soprattutto le città, anche grazie alla lenta ripresa del turismo d’affari, ma male non sono andate neppure le strutture ricettive delle località montane, che hanno visto la propria stagionalità allungarsi ai mesi di aprile e maggio (+1,1% ad aprile, +1,2% a maggio).
Per quanto riguarda le previsioni sull’estate, poi, nonostante il ritardo nelle prenotazioni registrato all’inizio del 2010, la quota di camere vendute per il terzo trimestre dell’anno risultava, a fine giugno, essere maggiore che nel 2009, con il 53,8% delle stanze riservate per luglio (+3,9% rispetto al 2009), il 56,8% per agosto (+1,9%) e il 33,5% per settembre (+3,2%). Al contrario di quanto avvenuto nel secondo trimestre, sembra però questa volta il comparto extralberghiero (specie i villaggi e i campeggi) a beneficiare maggiormente del trend positivo, mentre il settore alberghiero pare attestarsi su performance più in linea con quelle dell’anno passato.
Come sempre, inoltre, sono le destinazioni balneari a essere le più gettonate dai vacanzieri estivi: le località marine registravano infatti, sempre a fine giugno, il 62,4% delle camere prenotate per il mese di luglio, il 65% per agosto e il 36,5% per settembre. Percentuali, queste ultime, che segnalano una nuova interessante tendenza, già parzialmente avvertita nel corso del 2009, ma che quest’anno sembra avere registrato una decisa accelerazione: stanno infatti aumentando i soggiorni al mare in periodi diversi dall’altissima stagione, complice soprattutto la volontà di perseguire un certo risparmio senza dovere per forza rinunciare alla vacanza. Un fenomeno che si riflette peraltro anche nella scelta, da parte della clientela, di strutture ricettive alternative agli hotel.

Enit: incoming di nuovo in crescita

Riparte il turismo incoming italiano. Secondo il consueto monitoraggio dell’Enit, effettuato sui maggiori tour operator internazionali, le prenotazioni dall’estero per i mesi estivi sarebbero, infatti, in netto aumento rispetto allo scorso anno. Tale trend positivo sarebbe però accompagnato da una serie di fenomeni già evidenziati negli scorsi mesi: la scelta di vacanze più brevi, con la predilezione per le formule all inclusive che permettono di valutare meglio i prezzi in rapporto al prodotto acquistato, e un maggiore interesse per i soggiorni a contatto con la natura.
Nei mercati europei, inoltre, si segnala il riscontro particolarmente positivo per il segmento dei viaggi in auto verso destinazioni di prossimità, mentre si registra una contrazione dei viaggi in aereo. Un trend che sta favorendo la ripresa di alcuni mercati tradizionali per il nostro paese come, per esempio, la Germania e l’Austria (entrambe con prenotazioni a +5% rispetto al 2009). I viaggiatori di lingua tedesca sarebbero attratti, in particolare, dalle aree più facilmente raggiungibili, tra cui il lago di Garda, le montagne del Trentino-Alto Adige e le località balneari dell’Adriatico, ma anche da Toscana, Lazio e Sardegna. Bene pure i mercati d’oltreoceano, complice tra l’altro il rafforzamento di molte monete rispetto all’euro; così come in forte crescita sono i flussi di turisti provenienti dalle economie emergenti, tra cu soprattutto l’India, dove l’altissima stagione si è appena conclusa con un +20% della domanda verso il nostro paese, e la Cina (+30% circa). «Si tratta di dati che confortano per la prospettiva di un rapido recupero dei volumi e della redditività del settore», commenta il direttore generale Enit, Paolo Rubini, che però non si fida completamente dei segnali di ripresa dei mercati classici dell’incoming italiano. «Dobbiamo attuare un rapido aggiornamento delle nostre strategie di marketing e promozione turistica, indirizzandoci maggiormente verso i mercati emergenti, piuttosto che sperare nella completa ripartenza di quelli europei e tradizionali. Anche perché gli effetti delle manovre finanziarie di tutti i paesi del Vecchio continente determineranno presto una contrazione dei consumi e quindi anche del turismo, con possibili ripercussioni negative sul nostro flusso di incoming per il 2011 e gli anni successivi. È necessario, quindi, sostituire queste ipotetiche minori presenze con forti aumenti delle presenze turistiche provenienti da quei mercati extraeuropei che presentano un grande sviluppo della domanda interna».

Confturismo non crede troppo ai numeri

«Al di là delle disquisizioni sul numero dei viaggiatori, è chiaro che l’economia del settore si basa su fatturati e marginalità, non sulla semplice quantità delle persone che viaggiano. Dopo un 2009 davvero difficile, le imprese stanno affrontando un anno di turbolenze economiche che costringono a operare quasi in regime di diseconomia: vendite all’ultimo minuto, marginalità estremamente ridotte nell’alta stagione, impossibilità di una pianificazione strutturata». È molto critica la presa di posizione di Maria Concetta Patti, presidente di Federviaggio-Confturismo, sui risultati del turismo italiano recentemente divulgati dagli organi istituzionali.
«L’Italia è un paese dove, paradossalmente, è difficile operare nel turismo: sosteniamo costi superiori a tantissimi competitor internazionali per l’acquisizione delle risorse, la gestione di mille adempimenti e le regole sulla formazione del reddito imponibile», aggiunge ancora Patti. «Per questo siamo una destinazione spesso fuori budget per segmenti di domanda importanti. Di conseguenza, le imprese si indeboliscono e scivoliamo ai margini dello scenario mondiale, sempre più vulnerabili, a causa della ridotta competitività del nostro prodotto e privati di una leadership, anche in termini di know how, che ci aveva sempre contraddistinto».

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