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Un Ccnl per molti ma non per tutti

Il fronte imprenditoriale si spacca sull'ipotesi di rinnovo del contratto nazionale turismo

Il fronte imprenditoriale si spacca sull'ipotesi di rinnovo del contratto nazionale turismo

Di Marco Beaqua, 30 gennaio 2014

Contrattazione di secondo livello, bilateralità, assistenza sanitaria integrativa, mercato del lavoro e flessibilità. Ma anche l’idea di lanciare la sperimentazione di un orario medio, che può venire prolungato o ridotto a seconda della domanda, garantendo comunque la retribuzione e il monte ore minimo per l’accesso agli ammortizzatori sociali, nonché, se non soprattutto, un aumento salariale di 88 euro al quarto livello, suddiviso in cinque rate. A oltre otto mesi dalla scadenza del contratto precedente, ecco alcuni degli elementi principali dell’ipotesi di accordo sul rinnovo del Ccnl turismo raggiunto in questi giorni dalle organizzazioni sindacali di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil con le parti datoriali aderenti a Confcommercio, Federalberghi e Faita. Un rinnovo importante che, una volta confermato, avrà validità dal 1° maggio 2013 al 31 agosto 2016, ma che tuttavia sconta già il progressivo sfilacciamento del fronte imprenditoriale. Alla firma non hanno infatti partecipato altre due organizzazioni di peso della Confcommercio, come Fiavet, che riunisce le agenzie di viaggio, e la Federazione dei pubblici esercizi (Fipe), che già qualche mese fa aveva peraltro unilateralmente deciso di recedere dal contratto precedente. «L’accordo», è il commento del presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, «è stato reso possibile grazie all’adozione di soluzioni innovative, che realizzano il giusto equilibrio, offrendo risposte concrete anche alle esigenze delle imprese».
Una linea, quella di Federalberghi, evidentemente non pienamente condivisa dalla Fipe che, per bocca del suo presidente Lino Stoppani, spiega come «l’interruzione delle trattative per il rinnovo del Ccnl e il successivo recesso, comunicato alle organizzazioni dei lavoratori, a decorrere dal prossimo 1° maggio, sono il segno dello stato di sofferenza che le nostre imprese vivono da oltre tre anni: la crisi ha infatti cancellato 27 mila tra bar, ristoranti, pub e discoteche, per effetto di una significativa riduzione dei ricavi, ma anche per la crescita di un abusivismo commerciale che ha raggiunto oramai la cifra record di 5 miliardi di euro. In queste condizioni solo un contratto all’altezza della gravità del momento può essere sottoscritto e applicato dalle imprese che rappresentiamo. Chiediamo perciò interventi ben più incisivi sugli istituti contrattuali, in particolare su quelli che generano retribuzione in assenza di ore lavorate e che influiscono su produttività e redditività delle imprese».
Di tutt’altro segno, invece, la dichiarazione del segretario nazionale Filcams Cgil, Cristian Sesena: «Questo accordo ha principalmente un valore politico: riafferma infatti l’importanza delle relazioni sindacali anche nei momenti di crisi e lancia un segnale opposto a quelle parti datoriali che, nel corso della trattativa, hanno scelto scorciatoie inaccettabili, quali l’abbandono pretestuoso del tavolo o la disdetta della contrattazione nazionale vigente». Per quanto riguarda più strettamente i contenuti del documento, prosegue infine Sesena, «abbiamo salvaguardato importanti istituti contrattuali e non abbiamo sposato la logica di scaricare il costo del rinnovo sui giovani: anzi, sfruttando anche il ruolo che le leggi consegnano alla contrattazione, abbiamo condiviso politiche inclusive per le fasce più deboli del mercato del lavoro».

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