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Tutto il golf griffato Verdura

Analisi di un'offerta vitale per il resort di Sciacca, capace in alcuni periodi dell'anno di rappresentare la motivazione di viaggio per il 90% degli ospiti

Analisi di un'offerta vitale per il resort di Sciacca, capace in alcuni periodi dell'anno di rappresentare la

Di Massimiliano Sarti, 15 giugno 2017

«Non ci saremmo mai aspettati una qualità del genere». È il commento lusinghiero ricevuto dal team golf del Verdura di Sciacca. A rilasciarlo, i commissari della massima competizione continentale, lo European Tour, che quest’anno ha inserito per la prima volta il resort siciliano griffato Rocco Forte nel circuito ufficiale del torneo: 156 campioni del green si sono sfidati poche settimane fa in un percorso a 18 buche ricavato dal meglio dei tre campi del resort, tra cui sei buche direttamente affacciate sul mare. «Il successo è stato tale, che in termini di visibilità sui social network, il nostro è stato il torneo con più riscontri tra tutti quelli disputati fino a oggi», racconta un evidentemente soddisfatto Gianluca Di Biase, il golf manager del complesso: «Credo che gran parte del merito sia da imputare a tutta la passione, la competenza e il cuore che il nostro team ha messo nell’impresa. Tanto più che la situazione non era affatto facile, visto che venivamo da un inverno particolarmente rigido, segnato persino da una vera e propria alluvione, capace lo scorso novembre di allagare tutti i nostri campi».
È un ruolo di particolare responsabilità quello di Di Biase. Il golf manager del Verdura dirige un ampio team dedicato alla cura di due campi da 18 buche, uno di nove e un percorso pitch & putt (a questo proposito si veda anche il box a fianco). Ma soprattutto sovrintende un dipartimento in grado non solo di generare circa il 10%-15% del revenue totale del resort, ma anche di essere la motivazione principale di soggiorno per una media del 30%-40% degli ospiti, con picchi che arrivano persino al 90% in alcuni periodi dell’anno, solitamente concentrati a marzo-aprile, e a ottobre-novembre.

Domanda. Come sta andando il turismo golfistico?
Risposta. Negli ultimi anni è uno sport che si è diffuso moltissimo. Secondo i dati ufficiali elaborati da Kpmg, oggi a livello globale ci sono 63 milioni di giocatori, di cui circa 25 milioni amano viaggiare per praticare la loro attività preferita. Pensi che solo negli anni 1980 i golfisti globe-trotter erano appena 8 milioni… Un business in grande crescita, insomma, in grado di generare, nel 2016, un giro d’affari di una quarantina di miliardi di dollari.

D. E l’Italia, che ruolo ha in tutto ciò?
R. Nel nostro paese è ancora un mercato di nicchia. Ma le cose stanno cambiando velocemente. Prima avevamo appeal quasi esclusivamente sui mercati nordeuropei, ora invece raggiungiamo anche la domanda asiatica e americana. Tanto che la nostra Penisola l’anno scorso ha registrato ben 600 mila green fee (gli ingressi totali, ndr).

D. Come è stato possibile?
R. Sono migliorati i collegamenti. Ma soprattutto crescono i network di campi vicini: una serie di green posti a un massimo di 90 minuti di macchina l’uno dall’altro, che consentono agli sportivi di provare diverse esperienze di gioco.

D. Eppure attorno al Verdura non ci sono molti campi…
R. Vero. Però noi siamo inseriti nel circuito Italy Golf & More, che mira a presentare un’immagine coerente dell’offerta golfistica tricolore e che tra gli altri include pure il Donnafugata di Ragusa. Inoltre non bisogna dimenticare che da noi l’ospite sportivo si ferma mediamente sette notti: gioca per quattro giorni e dedica il resto del tempo a conoscere il territorio. La nostra offerta a 45 buche è perciò spesso in grado di soddisfare da sola le esigenze di molti giocatori.

D. Il golfista è davvero un turista high-spender come generalmente si crede?
R. Grazie all’evoluzione più recente vissuta dall’offerta mediterranea, direi proprio di sì. Oggi le strutture spagnole, francesi, portoghesi, italiane e greche che ospitano campi da golf sono tutte a 4 o a 5 stelle. E se si pensa che secondo i dati più recenti il 5% dei turisti, che frequenta i 5 stelle, è responsabile di circa il 30% del giro d’affari totale dell’industria dei viaggi globali, è facile intuire come la vacanza golfistica sia sì una nicchia, ma particolarmente importante. Tanto più che come dicevo prima, rispetto al tempo in cui gli sportivi trascorrevano la maggior parte del soggiorno a giocare, oggi molti amano pure andare alla scoperta del territorio. Un trend, quest’ultimo, che può solo farci bene. A patto, naturalmente, di riuscire a costruire una proposta adeguata a ospiti costantemente alla ricerca di servizi autentici e personalizzati.

D. Lei ha pure accennato alla visibilità ottenuta dal Rocco Forte Open sui social network. Anche il turismo golfistico è così influenzato dal cosiddetto web 2.0?
R. In realtà non più di tanto. Il torneo è un altro affare. Negli Stati Uniti, è vero, esiste un portale ad hoc, che sfrutta i dispositivi gps per fornire informazioni sui campi ai golfisti, e che permette di pubblicare recensioni non solo sull’esperienza di gioco, ma anche sulle club house, sulla ristorazione, sui resort e sul servizio in genere. Ma dalle nostre parti è senz’altro meno utilizzato. E comunque rimane uno strumento per addetti ai lavori. Più importante, per noi, è essere entrati a far parte dallo scorso gennaio di un network esclusivo come lo European Tour Properties: una sorta di Leading – Virtuoso dei campi da golf, che monitora mensilmente ogni affiliato, esprimendo giudizi e consigli basati su specifici competitive set. Ma soprattutto, un’occasione per confrontarsi direttamente con i golf manager di più alto livello del Vecchio continente.

D. Quali caratteristiche deve avere un operatore dell’ospitalità in una struttura dotata di un’offerta golf?
R. Chi lavora al Verdura, soprattutto se fa parte del personale di contatto, deve per forza conoscere un po’ di questo sport. Noi organizziamo mini-corsi ad hoc per ogni nostro collaboratore. Ma diamo anche la possibilità, a chi è occupato nei reparti della reception, dell’f&b e della spa, di cimentarsi gratuitamente sui nostri campi due volte a settimana. Perché chi gioca a golf, lo fa per passione, e ama sentirsi circondato dal medesimo spirito.

D. E per quanto riguarda il suo team?
R. Cerchiamo persone flessibili, dotate di capacità organizzative, autonomia operativa, nonché di un minimo di creatività e intraprendenza, unite a doti di comunicazione e tanta pazienza. Qui in Sicilia, devo dire però che siamo fortunati. Perché sono pochi i luoghi dove si incontrano così tanti talenti, in grado di entrare genuinamente in empatia con gli ospiti e di trasmettere loro tutto l’orgoglio per la propria isola. Tenga conto che qui da noi circa l’80% del personale è di origine locale.

D. Insomma si può dire davvero che il golf è una parte importante delle fortune del Verdura…
R. Sicuramente negli ultimi tre anni le cose hanno cominciato ad andare davvero bene. Siamo riusciti in particolare a integrare l’offerta del territorio con la nostra. Un aspetto, come le dicevo, piuttosto importante per i viaggiatori del golf. Ma bisogna ammettere che aiuta anche l’aumento dei collegamenti aerei invernali, soprattutto con il Regno Unito, la Francia, la Germania e la Svizzera. L’unico modo per garantire un flusso costante di arrivi, in grado di contribuire fortemente alla destagionalizzazione dell’offerta.

Il team di Gianluca Di Biase

Per gestire un’offerta golf delle dimensioni di quella del Verdura occorre davvero una squadra ben assortita: il team «green-keepers», in particolare, è composto da un soprintendente e due supervisor, nonché da un reparto meccanico di tre persone, per la gestione dei macchinari agricoli, e da tre tecnici dell’irrigazione, che controllano 3.200 irrigatori comandati da software avanzatissimi, in grado di diffondere qualcosa come 600 metri cubi di acqua al giorno. A loro, si aggiungono poi ben 18 collaboratori che lavorano direttamente sulle macchine. Tutti i componenti dello staff «green-keepers» devono avere competenze specifiche in giardinaggio e agricoltura. Il soprintendente ed entrambi i supervisor sono laureati in scienze agronomiche. Affiancano inoltre il personale addetto alla manutenzione del campo, un operation manager, che gestisce tutta la parte relativa alle competizioni, un finance, un marketing e un communication manager, nonché un responsabile retail con un assistente, incaricati delle vendite nella club house. Infine ci sono pure due persone alla reception e al customer service, due o tre maestri per i corsi della Golf academy, nonché due caddy master per i servizi sul campo. Tutti quanti sotto la diretta responsabilità del golf manager, Gianluca Di Biase.

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