Il turismo straniero si conferma volano per il comparto, tanto da raggiungere quote record. Secondo le prime stime a conclusione del 2025 elaborate da CST – Centro Studi Firenze per Assoturismo Confesercenti, lo scorso anno le presenze straniere in Italia avrebbero raggiunto quota 271 milioni, il massimo mai registrato finora, con un incremento del 6,7% sull’anno precedente e una spesa turistica dei visitatori esteri stimata in 57,1 miliardi di euro.
Le destinazioni
Sul piano territoriale, ad attrarre gli stranieri sono soprattutto le aree del Sud e le isole, dove la domanda straniera è stimata in crescita dell’8,7%, pari a circa 3,3 milioni di presenze in più. Nel Nord Est gli stranieri aumentano del 6,7% (+7 milioni di pernottamenti) e nel Nord Ovest del 6,5% (+3 milioni di presenze). Nelle regioni del Centro la variazione stimata è del 5,7%, con un incremento delle presenze straniere di 3,7 milioni.
Il prodotto turistico
Le analisi sull’andamento delle diverse tipologie di prodotto turistico evidenziano, invece, il forte traino delle città d’arte che, in crescita del 6,4%, portano le presenze complessive degli stranieri a 84,5 milioni. Aumentano anche le presenze straniere nelle località dei laghi (+6,7%), con un totale stimato di 34,5 milioni di pernottamenti. Le aree di montagna registrano un +8,5%, per un totale stimato di 31,1 milioni di presenze straniere. Per le località marine la crescita del mercato estero è del 6,4%, con pernottamenti complessivi che arriverebbero a 72,7 milioni.
Trend positivo anche per le aree rurali e di collina (+5,8%) e per il termale (+5,9%), con un totale di presenze straniere stimato rispettivamente a 12,6 e a 7,6 milioni. Infine, le aree ad altro interesse registrano una variazione del +6,9%, spingendo i pernottamenti complessivi degli stranieri a 27,8 milioni.
“L’Italia – ha detto commentando i dati Vittorio Messina, Presidente di Assoturismo Confesercenti – si conferma una destinazione turistica ambita e uno dei brand più forti nel mercato internazionale, capace di attrarre flussi crescenti grazie al richiamo del nostro patrimonio culturale, paesaggistico ed enogastronomico, e di generare un importante valore economico. Mantenere questa traiettoria anche per il 2026 richiederà investimenti infrastrutturali, interventi mirati per innalzare gli standard qualitativi dei servizi e per frenare le spinte inflazionistiche, in modo che il settore possa continuare a essere un motore fondamentale per la crescita economica del Paese”.
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