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Italia ambita dal lusso. E l’ospitalità di fascia media?

Nell'ospitalità di lusso crescono tariffe, occupazione e fatturati, attirando investimenti importanti. E il resto del mercato? Se i prezzi continueranno a crescere, come impatteranno sulle scelte di vacanza degli italiani che puntano alla fascia media?

Nell'ospitalità di lusso crescono tariffe, occupazione e fatturati, attirando investimenti importanti. E il

Di Job in Tourism, 14 Gennaio 2026

Come raccontiamo nel dettaglio nel primo numero dell’anno del nostro magazine (sfogliabile per intero a questo link), l’Italia si conferma il Paese più attrattivo per investitori ed operatori internazionali nel settore hospitality nel segmento lusso. Secondo un’analisi condotta da Deloitte a fine 2025, i fattori alla base dell’interesse degli investitori per l’Italia sono quelli di sempre: il patrimonio culturale, paesaggistico ed enogastronomico e la reputazione consolidata dell’offerta turistica. Ma non solo. L’ottimismo di operatori e investitori fa leva anche sulle stime riguardo alle performance operative delle strutture del segmento lusso e ai rendimenti attesi: circa 7 operatori intervistati su dieci, infatti, stimano una crescita annua del fatturato medio del settore compresa tra il 6% e il 20% nel triennio 2025-2027, sottolineando la fiducia nella capacità del luxury hospitality di generare elevate performance.

L’aumento delle tariffe e dell’occupazione nel lusso

Una crescita che, stimano ancora gli analisti, sarà trainata principalmente dall’aumento delle tariffe medie giornaliere. In particolare, per l’alta gamma gli operatori prevedono un aumento delle tariffe del 24% tra il 2025 e il 2027, passando da 780 euro a 970 euro – gli investitori, nonostante partano da una base più elevata (1.045 euro), prevedono una crescita inferiore, pari al 17%. In media si prevede comunque un incremento dei prezzi del 21% nei prossimi tre anni. Anche le previsioni sulle percentuali di occupazione delle camere sono positive: gli operatori stimano un incremento dal 71% nel 2025 al 75% nel 2027 – gli investitori, invece, si mostrano leggermente più cauti, ipotizzando un passaggio dal 68% al 72% nello stesso periodo.

E il resto del mercato?

Sarà, dunque, un 2026 di grandi presenze e fatturati per l’ospitalità italiana? Per la fascia del lusso, stando a questi numeri e al traino al settore esercitato dall’ormai preminente domanda estera, pare proprio di sì. Ma per il resto del mercato? Non serve forse la sfera di cristallo per immaginare che tra qualche mese, nel pieno dell’alta stagione estiva, le cronache racconteranno di un calo delle presenze, soprattutto italiane, nelle destinazioni più note – e più popolari – dello Stivale, come già è successo l’estate scorsa. D’altra parte, lo scenario di contesto è al momento immutato: se da una parte, infatti, la voglia di vacanza degli italiani risulta difficile da scalfire, dall’altra l’incertezza e le difficoltà economiche continuano a condizionare pesantemente le scelte di viaggio.

Lato offerta, poi, è facile prevedere che l’incremento dei prezzi dei servizi turistici – ospitalità in testa – non interesserà solamente l’alta gamma così come descritto dall’analisi di Deloitte: basta provare a contattare già ora hotel di fascia media per preventivi di soggiorno nel pieno dell’estate per rendersi conto che i prezzi sono decisamente più alti se paragonati a quelli degli ultimi anni. Che ne sarà, dunque, delle presenze e dei tassi di occupazione? Come organizzeranno le vacanze estive gli italiani che puntano a hotel, villaggi e residence non oltre le tre stelle? Rinunceranno, ne ridurranno la durata o le sposteranno sui mesi cosiddetti di spalla, opteranno per l’estero o per gli affitti brevi? E l’Italia? È davvero destinata a trasformarsi in destinazione turistica di lusso, come è anche nei piani di promozione turistica del Paese? Tra qualche settimana avremo le prime risposte.

 

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