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Il potere delle storie Car

Tre semplici suggerimenti per non sentirsi sulla graticola durante i colloqui di lavoro

Tre semplici suggerimenti per non sentirsi sulla graticola durante i colloqui di lavoro

Di Marco Bosco, 31 luglio 2014

«Chi è alla ricerca di un impiego commette spesso l’errore di considerare i colloqui come un momento durante il quale i selezionatori mettono i candidati sulla graticola, provando in ogni modo a far loro abbassare la guardia con domande trabocchetto. Non c’è nulla di più sbagliato: chi termina l’intervista pensando di non aver avuto alcuna possibilità di parlare dei propri reali punti di forza deve solo biasimare se stesso». Parole e pensieri di Phil Blair, uno dei maggiori esperti americani di ricerca e selezione del personale, con una trentennale esperienza alle spalle in qualità di coproprietario di Manpower San Diego: la più grande filiale Usa in franchising della nota agenzia di lavoro internazionale. Sono perciò tre i consigli principali che lo stesso Blair si sente di dare a chi si appresta a fare un colloquio.
Di base, in particolare, occorrerebbe prima di tutto avere sempre la piena consapevolezza della propria carriera professionale e dei propri punti di forza: «Durante l’intervista è fondamentale essere in grado di muoversi agilmente tra un’esperienza passata e l’altra, spiegando cosa si è fatto in maniera chiara e persuasiva. Chi altri, infatti, se non voi stessi, potrebbe altrimenti farlo?».
In secondo luogo, prosegue Blair, è davvero utile esercitarsi nella pratica dei colloqui di selezione, fino a che le abilità e le competenze necessarie ad affrontarli con successo non diventano una vera e propria seconda pelle: «Un modo per aiutarsi a rimanere calmi e ad aumentare la propria sicurezza durante l’intera durata delle interviste, senza pensare di trovarsi davanti a un plotone di esecuzione».
Ma soprattutto il suggerimento chiave di Blair è quello di preparare delle storie Car: dei mini-racconti, cioè, in cui si è protagonisti di vicende lavorative, durante le quali si è riusciti ad affrontare pro-attivamente, con successo e con risultati tangibili, qualche sfida impegnativa (l’acronimo inglese sta infatti per «challenges, actions and results», ossia sfide, azioni e risultati). «Le storie Car favoriscono sensibilmente l’iter del colloquio», sottolinea Blair, «e risultano particolarmente utili in caso di domande aperte, quando si viene richiesti di illustrare i propri punti di forza e le proprie capacità».
Com’è fatta esattamente, però, una storia Car? Le varianti sono naturalmente infinite, ma un esempio di racconto «challenges, actions and results» efficace potrebbe sicuramente essere il seguente: «L’anno scorso, la nostra compagnia si trovava del 30% sotto i propri obiettivi di vendita del primo semestre dell’anno. Presi quindi la decisione di mandare l’intero staff commerciale a un seminario formativo di una settimana e, grazie alle nuove tecniche di vendita così apprese, nonché agli effetti motivazionali di tale iniziativa, non solo abbiamo recuperato il gap con il target prefissato ma, nel giro di appena quattro mesi, lo abbiamo persino superato».
Imparare a costruire vicende Car proprie è quindi davvero importante, perché queste storie possono rivelarsi sorprendentemente efficaci: «Prima di tutto producono una forte impressione positiva sul selezionatore», conclude Blair. «E poi, se non soprattutto, rappresentano un ottimo sistema per trasformare una semplice domanda in un’occasione per dimostrare quanto il proprio profilo sia adeguato alla cultura e alla vision dell’impresa per cui ci si sta candidando».

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