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Il lusso si fa esperienziale

Oggi vale di più una storia vissuta da raccontare, che una panoplia di oggetti da ostentare

Oggi vale di più una storia vissuta da raccontare, che una panoplia di oggetti da ostentare

Di Marco Beaqua, 13 febbraio 2014

Le lobby si fanno sempre più grandi, assumendo l’aspetto di veri luoghi di incontro e di business, dove è possibile trovare al contempo spazi di socializzazione, zone per piccoli meeting e persino postazioni di lavoro; cadono, inoltre, le tradizionali divisioni tra le aree comuni degli hotel, soprattutto tra la hall, ormai diventata multifunzione, e gli spazi dedicati a bar e ristorazione; le camere, per conto loro, mutano aspetto in funzione delle nuove esigenze di ospiti che trascorrono sempre più tempo negli ambienti social degli alberghi: diminuiscono perciò le loro dimensioni, ma anche quelle delle scrivanie, non più così necessarie come un tempo, perché i viaggiatori, quando lavorano sul proprio tablet o sul proprio portatile, preferiscono ormai farlo comodamente sdraiati sul letto. Persino gli spazi meeting diventano meno formali, arredati con colori più chiari e dotati di sedie più confortevoli. E pure il servizio è oggi più intuitivo e più casual, pur mantenendo il corretto livello di distanza tra l’ospite e il dipendente alberghiero. Alcuni hotel hanno addirittura messo al bando le divise, mentre un’abitudine inveterata come le risposte scritte recapitate in camera rappresentano ormai un ricordo di un passato tanto temporalmente prossimo quanto concettualmente lontanissimo.
Sono queste le ultime tendenze lifestyle degli hotel luxury, che provano così ad adeguarsi alle nuove esigenze del viaggiatore contemporaneo. Almeno stando a quanto rivela un recente studio globale della società di consulenza Hvs London, «A new breed of traveller», che ha analizzato l’impatto di tecnologia e globalizzazione sugli ospiti del nuovo Millennio, tramite una serie di interviste a un panel di executive provenienti da alcuni tra i più prestigiosi hotel internazionali. «La nuova generazione di viaggiatori», racconta così Veronica Waldthausen, co-autrice della ricerca, «non è più tanto alla ricerca di lenzuola di lino o del servizio di un concierge o di un facchino che le porti in camera il bagaglio. Desidera piuttosto provare la sensazione di trovarsi come se fosse a casa propria, connessa con tutto il resto del mondo e parte di una esperienza reale». In altre parole, gli ospiti contemporanei sembrano considerare il lusso più come una storia vissuta da raccontare, che come una panoplia di oggetti da ostentare. Provano quindi spesso maggiore soddisfazione nel sorseggiare un caffè nella lobby, insieme ad altre persone, piuttosto che nel trovare una macchinetta del caffè state-of-the-art in camera. «Si può comperare uno status symbol, ma è molto più difficile acquistare un’esperienza», riprende Veronica Waldthausen. «Gli alberghi di lusso si sono sempre sforzati di offrire ai propri clienti gadget e tecnologia all’avanguardia, ma la nuova generazione di ospiti è piuttosto alla ricerca di luoghi in grado di comprenderli, dove trovare una comunità di persone che possegga la loro stessa sensibilità».
Il viaggiatore contemporaneo, prosegue lo studio, non desidera più, quindi, sentirsi in un ambiente corporate, ma ricerca spazi dove è libero di interagire con le altre persone, face-to-face o anche solo virtualmente. In tale contesto, anche se sicuramente «esisterà sempre un mercato per l’offerta lusso più tradizionale», conclude il direttore di Hvs Londra e altro co-autore della ricerca, Arlett Oehmichen, «mi pare che oggi siano soprattutto gli hotel lifestyle a cavalcare l’onda dell’innovazione e a dettare la linea del cambiamento per l’intero settore uplevel dell’ospitalità globale».

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