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Guerra: l’impatto sugli hotel italiani

Il nuovo conflitto in Medio Oriente inizia a pesare anche sui flussi turistici verso l'Italia, con gli alberghi che registrano cancellazioni e un rallentamento della domanda per Pasqua e l'estate. Un impatto asimmetrico che colpisce in particolare le città d’arte e il segmento lusso

Il nuovo conflitto in Medio Oriente inizia a pesare anche sui flussi turistici verso l'Italia, con gli alberg

Di Job in Tourism, 18 Marzo 2026

Cala la domanda e si impennano le cancellazioni dai mercati extra UE, che in città come Roma e Venezia interessano rispettivamente l’80% e il 93% degli alberghi. Sono le stime relative al rallentamento nei flussi turistici internazionali diretti verso l’Italia e al progressivo congelamento delle prenotazioni per la stagione primaverile ed estiva sul sistema ricettivo nazionale dovuto al nuovo conflitto in Medio Oriente che emergono dall’ultimo monitoraggio dell’Associazione Italiana Confindustria Alberghi realizzato su un campione di aziende associate.

Il lusso in sofferenza

L’analisi evidenzia una contrazione delle prenotazioni extra-UE da parte del 62% degli operatori e delinea “un impatto asimmetrico che colpisce in particolare le città d’arte e il segmento lusso“, analizza Aica. Proprio il lusso pare al momento il comparto più colpito perché maggiormente dipendente dai mercati a lungo raggio. In particolare, il 67% delle strutture 5 stelle e il 65% di quelle 4 stelle denunciano un aumento delle cancellazioni da mercati extra-UE. Venezia, Roma e Firenze risentono della forte esposizione verso i mercati del Medio Oriente – Israele, Emirati Arabi, Arabia Saudita e Kuwait – e dell’Asia, con Cina e Giappone in testa.

Le destinazioni

Osservando il dettaglio di alcune destinazioni, Torino e Venezia mostrano i primi cali delle prenotazioni, che interessano rispettivamente l’80% e il 73% delle strutture intervistate. Diversa la situazione di Milano, dove la componente business funge da parziale ammortizzatore, pur senza restare immune al trend negativo. Anche sul fronte delle cancellazioni, Venezia e Roma registrano i primi aumenti legati alla clientela extra-UE, che interessano rispettivamente il 93% e l’80% delle strutture campionate, seguite da Milano con il 76%.

“In questa fase – analizza Aica – stiamo osservando un temporaneo rallentamento, con una parte della domanda che tende a rinviare le decisioni di viaggio e un mercato che si conferma più prudente, anche nelle dinamiche di prenotazione. È però ancora presto per valutare con precisione quali potranno essere gli effetti sulle prossime settimane e sull’andamento della stagione, perché l’evoluzione della situazione resta incerta. Proprio per questo è importante mantenere uno sguardo realistico ma equilibrato: l’Italia continua a essere una destinazione solida e attrattiva, ma sarà necessario monitorare con attenzione l’andamento delle prenotazioni per comprendere meglio gli sviluppi futuri”.

Il contesto globale

“Il quadro logistico globale – ricorda ancora l’associazione di categoria degli albergatori – appare oggi fortemente compromesso: come emerge dalle recenti analisi del World Travel & Tourism Council, la cancellazione di oltre 43mila voli e le pesanti restrizioni agli spazi aerei hanno innescato un’impennata dei costi operativi e delle tariffe, con riflessi critici sulla programmazione dei viaggi per la stagione pasquale ed estiva. Secondo le stime attuali dell’organismo internazionale, l’instabilità in Medio Oriente rischia di bruciare ogni giorno 600 milioni di euro a livello globale, colpendo duramente l’intera catena del valore del turismo. In questo scenario, sebbene il mercato domestico mostri una tenuta relativa con un incremento delle cancellazioni limitato al 12%, la contrazione dei flussi internazionali pone seri dubbi sulla redditività delle strutture nel breve-medio periodo”.

La criticità e il congelamento delle prenotazioni non riguarda, infatti, solamente gli arrivi dal Medio Oriente, ma si estende anche ad altri mercati chiave come l’Australia e, in misura minore, gli USA, che iniziano a dare segni di contrazione. “L’aumento dei costi dei voli, infatti, funge da ulteriore deterrente: i lunghi viaggi verso l’Europa diventano così meno accessibili. Un contesto complesso – conclude Aica – che l’associazione continuerà a monitorare con attenzione per valutarne gli effetti sul settore alberghiero”.

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