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Cosa cambia con il nuovo Ccnl

Di Massimiliano Sarti, 12 marzo 2010

Siglato poco più di una settimana fa da tutte le confederazioni sindacali (Cgil, Cisl e Uil) e da molte associazioni imprenditoriali di categoria (tra cui Federalberghi, Fiavet, Fipe e Assoturismo), l’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro del turismo sarà valido, una volta approvato definitivamente, dal 1° gennaio 2010 al 30 aprile 2013. Ma cosa cambia per i professionisti dell’industria dei viaggi e dell’ospitalità, rispetto al Ccnl del triennio precedente? «Per la verità non moltissimo», spiega l’avvocato, specialista in diritto del lavoro, dello studio Eversheds Bianchini & partners di Milano, Sergio Barozzi. «E questo nonostante il contratto sia stato firmato dopo l’accordo generale sulla contrattazione di secondo livello di inizio 2009».
In effetti, il Ccnl del turismo arriva dopo il celebre protocollo sugli assetti contrattuali del 22 gennaio 2009, che, per la prima volta, ha sancito il ruolo degli accordi di secondo livello nella definizione dei premi legati alle performance produttive e che tanta notizia ha fatto, tra l’altro, per la mancata firma da parte della Cgil. «Il nuovo contratto nazionale recepisce sì tali indicazioni», racconta infatti Barozzi, «ma limita l’applicazione dell’accordo di secondo livello entro massimali davvero poco significativi. Basti pensare che, per un terzo livello, l’asticella è posta ad appena 237 euro. Mi viene in mente la storia della montagna che partorisce il topolino».
Per il resto, il nuovo contratto prevede un aumento a regime, per un lavoratore di quarto livello, di 115 euro, da suddividere in sette rate semestrali. Ci sono, inoltre, novità anche in materia di godimento del riposo settimanale. Per effetto delle nuove disposizioni, in particolare, la possibilità di fruirne a intervalli più lunghi di sette giorni, già prevista nel precedente Ccnl, viene estesa a tutti i periodi dell’anno.
«È stata inoltre confermata la proporzionalità, in termini di scaglioni percentuali rispetto al salario ordinario, delle retribuzioni dei lavoratori con contratto di apprendistato: una caratteristica precipua del comparto», prosegue Barozzi. «Molte delle altre novità più rilevanti riguardano poi il tema della flessibilità. A cominciare dalla disciplina del contratto a termine: nel Ccnl, infatti, vengono recepite le deroghe previste in materia dalla normativa nazionale, secondo cui i contratti a termine possono essere estesi anche oltre il limite tassativo di 36 mesi, nel caso in cui il datore di lavoro conceda al collaboratore a tempo determinato un diritto di prelazione su qualsiasi eventuale successiva assunzione a tempo indeterminato».
Esteso anche il campo di applicazione dei contratti extra, tanto tipici del settore turistico, con l’aggiunta di due ulteriori ipotesi attuative, riguardanti i fine settimana e le festività. «A mio avviso, però», specifica Barozzi, «il contratto extra rimane uno strumento molto delicato, perché facilmente impugnabile in caso di contenzioso». Il nuovo Ccnl, infine, introduce pure alcune novità in materia di regolamentazione delle procedure di terziarizzazione. «Impone, in particolare», conclude ancora Barozzi, «il dovere di informativa nei confronti dei sindacati, nonché il mantenimento, anche nel caso di successivi cambi d’appalto, del trattamento economico-normativo precedente all’esternalizzazione, per i lavoratori coinvolti nella riorganizzazione».
Secondo il vicepresidente nazionale di Federalberghi, Remo Eder, il recente accordo ha soprattutto il pregio di essere realistico, di prendere cioè in considerazione le gravi difficoltà del momento: «Credo che le organizzazioni sindacali e le associazioni imprenditoriali abbiano dimostrato un grande senso di responsabilità e una positiva unità d’intenti. La sola estensione della durata del Ccnl, passato dai tre anni del precedente contratto agli attuali tre anni e quattro mesi, ci consente di affrontare il futuro con un po’ più di tranquillità». Il momento difficile, infatti, per Eder non è ancora passato: «È dall’ormai lontano 1965 che gestisco alberghi e non ricordo di aver mai vissuto un periodo così difficile».
Proprio l’attuale congiuntura, infine, giustificherebbe un aumento salariale che lo stesso Eder definisce non certo elevato: «Inutile nasconderlo: siamo in difficoltà. E poi il cuneo fiscale è ancora troppo pesante. Personalmente, per esempio, continuo a ritenere davvero eccessiva la tassazione sulle tredicesime, sulle quattordicesime e sui premi di produzione: balzelli che rendono davvero oneroso il peso del costo del lavoro per le imprese del turismo, soprattutto in momenti non certo facili come questi».

Se mancano le tutele

Cosa pensano i professionisti dell’ospitalità del nuovo contratto nazionale del lavoro? Una possibile opinione è sicuramente quella del portiere d’albergo dell’hotel Duca d’Alba di Roma, Massimiliano Sciò, che ha gentilmente inviato alla nostra redazione una sua lettera sul tema, indirizzata al direttore generale di Federalberghi, Alessandro Cianella.

Gentile dottor Cianella

Sono un portiere d’albergo (hotel Duca d’Alba di Roma) e le devo dire che, sinceramente, a me questo nuovo contratto più che non piacere, non convince. Vogliamo soffermarci sui 115 euro di aumento dilatati nel tempo? Soprattutto per chi è mono-reddito e con famiglia numerosa sono un’elemosina e un’umiliazione.
Il dottor Bocca (Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, ndr) spera (parole sue) che questo contratto sia apprezzato dal governo. Ma neanche s’interroga se questo contratto sarà apprezzato dai lavoratori. Forse perché già conosce la risposta. Un contratto di lavoro deve dare garanzie, serenità ma soprattutto dignità.
Lei mi risponderà che era il meglio che si poteva fare e credo sinceramente ai vostri sforzi.
Ma oltre ai sindacati avete invitato al tavolo delle trattative i lavoratori? Lavoratori di sinistra, di destra e senza idee politiche? Avete sentito i loro problemi, le loro obiezioni? Avete chiesto loro se la qualità del posto in cui lavorano va di pari passo con il loro stipendio? O se invece a chi ha uno stipendio medio-basso, non vengano affidati compiti sempre più gravosi?
Quanti sono i lavoratori, che negli alberghi hanno un contratto a progetto? E a quanti di loro dopo un mese o due, quel contratto sarà cambiato con un contratto a tempo determinato o indeterminato? Quanti, invece, vengono sostituiti con altri lavoratori con il sistema fuori uno dentro l’altro?
Il nuovo contratto tutela da un’assunzione selvaggia? Mette un limite a questi famigerati contratti a progetto, che per molti sono un’esigua speranza? Ormai le strutture ricettive non chiedono più se una persona sia o no onesta, se abbia voglia di lavorare e se ami il suo mestiere, ma solo se è disposta a lavorare per un mese, massimo due, per poi essere sostituita all’infinito. Tristi tempi arrivano.

Cordialmente e con stima
Massimiliano Sciò, Roma

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