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Capo Matapan e le navi della Costa

Di Antonio Caneva, 9 marzo 2012

La battaglia di Capo Matapan venne combattuta nel marzo del 1941 nelle acque a sud del Peloponneso, tra la Regia marina italiana e la Mediterranean fleet britannica, e si concluse con una netta vittoria inglese, che condizionò le future capacità offensive della nostra marina.
A me invece Capo Matapan porta indietro di 25 anni quando, in crociera con la famiglia sulla Eugenio C. (Costa), siamo rimasti con i motori in avaria due giornate; era estate, con il mare calmo, e quindi, a parte il fatto di aver saltato lo scalo di Varna, Mar Nero, Bulgaria (che proprio non mi manca), i disagi sono stati minimi.
Era una vita fa, la Costa era ancora italiana e utilizzava per le crociere le vecchie navi, rimodernate, che precedentemente avevano portato gli emigranti nell’America Latina e in Australia.
I due incidenti cui recentemente sono incorse navi della Costa Crociere non sono certamente paragonabili con quanto sopra raccontato; ora le navi sono immense e generalmente affidabili. Se non fosse per la sciagurata manovra del comandante della Concordia, naufragata al Giglio, probabilmente non avremmo dato neanche troppa importanza a quanto avvenuto sulla Costa Allegra.
Guardavo giorni fa il sito della Royal Caribbean, dove sono indicate le caratteristiche delle loro navi in esercizio, e le più piccole sono quelle della classe della Majesty of the Sea, con cui ho fatto circa 15 anni fa una crociera nei Caraibi. A quel tempo mi sembrava immensa con le sue 74 mila tonnellate di stazza; ora le due ultime navi in esercizio, Freedom of the Seas e Allure of the Seas, stazzano oltre 200 mila tonnellate.
Probabilmente è arrivato il momento di ripensare a questa continua rincorsa al gigantismo, giustificata dalla possibilità di offrire tariffe sempre più convenienti; la corsa al low cost sta creando dei reali mostri (pur affascinanti), che non hanno più attinenza con le infrastrutture con cui devono convivere.
Si assiste così a degli scempi quali quelli dei mega transatlantici che entrano in Bacino San Marco a Venezia, causando pressione sulla fragile stabilità della città. Non posso immaginarmi una manovra alla Schettino in Piazza San Marco, anche se, per me, il ricordo dell’entrata a Venezia con la Costa Serena è una delle visioni più affascinanti che mi rincorra.
La constatazione che negli ultimi dieci anni i passeggeri delle crociere siano cresciuti in maniera esponenziale non giustifica questa gara al gigantismo e ne è riprova la considerazione che Costa Crociere, dopo i due incidenti occorsile, ha annullato alcune navi in programma per sé e per la controllata tedesca Aida. La crocieristica è un’attività fragile, che richiede grandi investimenti e infrastrutture; probabilmente sarebbe saggio rivederne il modello.

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