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AICA: una legge per le aggregazioni alberghiere

A fronte dell'interesse degli investitori stranieri per l'ospitalità italiana, Confindustria Alberghi lancia una proposta per superare la frammentazione dimensionale delle imprese italiane del settore e sostenerne così la competitività

A fronte dell'interesse degli investitori stranieri per l'ospitalità italiana, Confindustria Alberghi lancia

Di Job in Tourism, 28 Luglio 2026

Acquisizioni per 370 milioni di euro, di cui 200 milioni legati a progetti di riconversione immobiliare e quasi l’80% degli investitori istituzionali, dei private equity e dei family office pronti a aumentare la propria esposizione sugli hotel italiani nei prossimi 12-24 mesi. Sono i dati che emergono dall’ultimo report di JLL Italia su “Italian Hotel Investment Outlook and Strategy Survey”, evidenziando un interesse degli investitori sull’alberghiero che, come vanno evidenziando da tempo gli analisti, non riguarda più solo le grandi città, ma si estende a nuove destinazioni, dal lago di Como alla Sicilia, e che vede l’ingresso di capitali provenienti da Asia, Medio Oriente e Sud America.

Dati a partire dai quali nei giorni scorsi Confindustria Alberghi ha lanciato un appello per una legge che favorisca le aggregazioni nazionali, per superare la frammentazione che da sempre caratterizza il mercato italiano dell’hospitality e sostenere la competitività internazionale delle aziende.

La situazione italiana

“I dati che confermano quanto il nostro Paese sia oggi al centro dell’attenzione degli investitori globali – spiega Elisabetta Fabri, Presidente di Confindustria Alberghi – e questo è un ottimo segnale per tutto il comparto turistico italiano. Ma proprio questa crescita di interesse deve spingerci a fare chiarezza su un punto: l’Italia è il primo Paese in Europa per numero di hotel, ma resta tra i mercati con la più bassa percentuale di penetrazione delle catene, con una prevalenza di strutture indipendenti e a conduzione familiare. È una ricchezza identitaria che va preservata, non ostacolata – sottolinea – per evitare il rischio che la frammentazione del settore, unita a passaggi generazionali sempre più complessi, spinga molte imprese familiari a cedere il passo a capitali privi di qualsiasi legame con il territorio, anziché crescere e aggregarsi restando italiane”.

La proposta

Da qui, la proposta di Confindustria Alberghi, che torna a sollecitare l’introduzione di una misura contro la frammentazione dimensionale delle imprese del settore: “una norma che, attraverso la rivalutazione dei beni strumentali – materiali e immateriali, incluso l’avviamento – consenta alle imprese alberghiere e termali di rafforzare i propri bilanci, attrarre capitali e affrontare i passaggi generazionali attraverso l’aggregazione“.

Gli obiettivi

“La leadership internazionale dell’ospitalità italiana – conclude Fabri – si costruisce anche dando alle nostre imprese, spesso piccole e familiari, gli strumenti per crescere di dimensione, modernizzare il proprio patrimonio e competere alla pari con i grandi gruppi internazionali, senza perdere ciò che ci rende unici nel mondo. Una norma come quella contro la frammentazione dimensionale andrebbe esattamente in questa direzione: favorire l’aggregazione tra imprese italiane, tutelandone l’anima e l’identità. Solo così potremo continuare ad attrarre capitali internazionali restando protagonisti, e non spettatori, della crescita del nostro settore”.

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