Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale è entrata con sempre maggiore forza anche nel mondo della ricerca di lavoro. Strumenti come ChatGPT, Gemini, Claude o Microsoft Copilot vengono utilizzati sempre più frequentemente dai candidati soprattutto per scrivere o migliorare il proprio curriculum, ma anche per preparare lettere di presentazione, raccogliere informazioni sulle aziende e simulare possibili domande ai colloquio di lavoro. Anche nel settore del turismo e dell’ospitalità questa tendenza è ormai evidente: chi cerca lavoro usa spesso l’AI come un alleato nella preparazione della candidatura.
La diffusione di utilizzo di questi strumenti non significa, tuttavia, che il processo di candidatura possa o debba diventare automatico o impersonale. Al contrario, proprio in un settore come quello dell’hospitality, dove l’autenticità e la relazione umana sono elementi costituitivi dell’esperienza offerta, è importante usare l’intelligenza artificiale non come un sostituto della propria voce professionale quanto piuttosto come un supporto intelligente. Vediamo, dunque, come farlo e quali sono gli errori da evitare nelle diverse fasi della candidatura in questo approfondimento dall’ultimo numero del nostro magazine (sfogliabile per intero a questo LINK).
AI per la scrittura del CV
Uno degli utilizzi più diffusi dell’AI quando si cerca lavoro riguarda la stesura o la revisione del curriculum vitae. Molti candidati si trovano spesso davanti in difficoltà nel sintetizzare esperienze, competenze e risultati in modo chiaro e professionale. In questo senso l’intelligenza artificiale può diventare un supporto: permette di riorganizzare le informazioni, migliorare la struttura del testo, rendere più efficace la descrizione delle mansioni svolte e – aspetto da non trascurare per rendere il curriculum davvero competitivo – adattare il CV a una specifica posizione e azienda. Nel turismo e nell’ospitalità, dove i ruoli possono essere molto diversi tra loro – dal Front Office alla Cucina, dal Marketing al Revenue Management – i software di intelligenza artificiale possono aiutare a evidenziare le competenze più rilevanti per la posizione alla quale ci si candida. Il valore aggiunto, però, nasce quando il candidato utilizza l’AI per migliorare un contenuto già autentico. Un curriculum completamente generato dall’intelligenza artificiale rischia infatti di risultare generico, poco credibile e, cosa peggiore, identico a molti altri formulati con i medesimi strumenti.
La lettera di presentazione
C’è poi la lettera di presentazione, che spesso è il documento più difficile da scrivere per un candidato. Qui l’intelligenza artificiale può aiutare a costruire una prima struttura, suggerire un tono professionale e aiutare a collegare il proprio percorso alle caratteristiche dell’azienda alla quale ci si rivolge. Nel settore alberghiero, dove l’identità della struttura è molto importante, l’AI può dunque essere utilizzata per adattare la lettera al contesto specifico dell’hotel o del gruppo. Un candidato può chiedere allo strumento di rielaborare la propria esperienza mettendo in evidenza, ad esempio, la sensibilità verso il servizio, la capacità di lavorare con ospiti internazionali o l’attenzione ai dettagli, qualità particolarmente apprezzate nell’ospitalità. Anche in questo caso, però, il passaggio finale deve sempre essere umano. Personalizzare il testo, inserire riferimenti reali alla propria esperienza e mostrare motivazione autentica è ciò che permette alla lettera di distinguersi dalle altre.
Preparare il colloquio con l’AI
Un altro ambito in cui l’AI può rivelarsi utile è la preparazione al colloquio. Con gli strumenti generativi si possono raccogliere informazioni sull’azienda, sintetizzare il posizionamento di un brand alberghiero, suggerire possibili domande che i recruiters potrebbero porre e persino simulare conversazioni utili per allenarsi a rispondere. Per chi si prepara a un colloquio ciò significa arrivare all’incontro con una maggiore consapevolezza del contesto: conoscere la filosofia della struttura, il tipo di clientela, il posizionamento sul mercato e i valori del brand permette di costruire risposte più mirate e convincenti. Allo stesso tempo, l’AI può aiutare a individuare spunti di discussione interessanti, suggerire domande intelligenti da porre al recruiters e riflettere sulle competenze che è più utile valorizzare in base al ruolo per cui ci si candida.
Attenzione ai rischi
Nonostante i vantaggi evidenti che abbiamo analizzato, esistono alcuni rischi che è importante evitare quando si usa l’intelligenza artificiale per cercare lavoro. Il primo riguarda la perdita di autenticità: un testo scritto interamente dall’intelligenza artificiale tende a essere molto corretto dal punto di vista formale, ma spesso manca di personalità ed esperienza reale. Nel settore dell’ospitalità, dove il valore umano è centrale, questo può risultare evidente agli occhi di chi seleziona il personale.
Un secondo errore è affidarsi all’AI senza verificare le informazioni. Quando si utilizza uno strumento generativo per fare ricerca su un’azienda o su una destinazione turistica, è sempre utile controllare le informazioni su fonti ufficiali, come il sito dell’hotel, i suoi canali social e le testate di settore.
Infine, è importante non utilizzare l’intelligenza artificiale come scorciatoia per evitare il lavoro di riflessione personale: CV, lettera di presentazione e colloquio sono momenti in cui il candidato deve raccontare il proprio percorso, i propri obiettivi e la propria visione del lavoro nell’ospitalità. L’intelligenza artificiale può aiutare a organizzare le idee, ma non può sostituire la consapevolezza professionale che ciascuno dovrebbe avere.
Il segreto sta, dunque, nell’equilibrio: utilizzare la tecnologia per affinare il proprio racconto professionale, senza perdere autenticità. Perché, anche in un mondo sempre più digitale, ciò che fa davvero la differenza nell’ospitalità resta la capacità di trasmettere passione, attenzione per l’ospite e desiderio di crescita.
Per approfondire: AI e recruiters, tra sperimentazioni e timori
Non sono solo i candidati a usare l’AI, anche per aziende e recruiters i software generativi sono uno strumento utile per ottimizzare il processo di recruitment. Un sondaggio realizzato da Indeed e YouGov su oltre 9.300 tra datori di lavoro e talenti in cerca a livello globale ha analizzato la situazione italiana. A fronte del 18% delle aziende italiane partecipanti al sondaggio che ha dichiarato di non farvi ricorso, per chi la usa l’AI è parte integrante del processo. Viene sfruttata per il vaglio di curriculum e candidati (30%) per l’abbinamento alle posizioni (25%), ma anche per personalizzare il processo di recruitment (24%), riassumere le esperienze del candidato (20%) e automatizzare e pianificare le comunicazioni (18%). Anche in questo caso l’efficacia percepita è alta, in particolare per la verifica dei CV (76%) e per l’abbinamento alle posizioni (63%). Permangono, tuttavia, alcune resistenze sia lato candidati che aziende. Quasi un quinto dei candidati italiani ritiene, infatti, che le aziende non dovrebbero utilizzare l’AI nel processo di recruiting e allo stesso tempo quasi 1 azienda su 10 preferirebbe che i candidati non ne facessero uso. I timori sono condivisi da entrambe le parti e hanno a che fare con i’idea che l’intelligenza artificiale possa introdurre pregiudizi nei processi di selezione, compromettendo l’equità o riducendo l’importanza del tocco umano.
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