Intensificare lo scambio tra soci, collaborare con le altre associazioni di settore, rinsaldare il rapporto con la scuola e chi si occupa di formazione. Con un obiettivo: rilanciare la cultura dell’accoglienza conferendole il giusto riconoscimento. Sono tante le attività alle quali guarda Claudio Recchia, Maître di grande esperienza, esponente storico di AMIRA, l’associazione che riunisce i Maître italiani di ristoranti e alberghi, di cui è stato eletto da poco nuovo presidente.
Gli obiettivi
“Le prime sensazioni di questa nuova esperienza – racconta – sono molto positive, anche grazie all’entusiasmo e al senso di appartenenza che hanno caratterizzato il nostro ultimo congresso a Stresa”. Ed è proprio da questa energia che nasce la direzione del suo mandato alla guida di AMIRA, associazione che vuole continuare a crescere senza perdere le proprie radici. Una realtà che Recchia immagina capace di intensificare lo scambio tra i soci e di collaborare con realtà affini come FIAPOR, l’associazione che riunisce le consorelle di settore, “per ridare dignità e professionalità a tutto il comparto che si occupa di turismo”.
Una “competenza viva”
Nelle visione rientrano a pieno le iniziative promosse ogni anno dall’associazione, come il riconoscimento al “Maître dell’anno” e le manifestazioni dedicate alle diverse abilità nella ristorazione e alle donne nell’arte del flambé. “Vogliamo sensibilizzare media e opinione pubblica sull’importanza del Maître nello sviluppo turistico. AMIRA – sottolinea – vuole mantenersi al passo coi tempi e, insieme, proiettarsi verso il futuro, tenendo in considerazione sia le nuove esigenze dei collaboratori di sala sia quelle degli ospiti. In una ristorazione sempre più evoluta, AMIRA fa sue la cultura dell’accoglienza e dell’ospitalità come imprescindibili risorse turistiche”. Una cultura che – precisa il Maître – “non è un valore astratto, ma è una competenza viva, che cresce solo se alimentata da formazione, confronto e apertura”.
Un po’ come è successo anche nella sua storia personale: “Ogni esperienza – ricorda Recchia – ha avuto la sua importanza”. Dal primo impiego come lavapiatti fino ai ruoli di responsabilità della ristorazione in strutture internazionali di lusso, ogni passaggio ha arricchito la sua “valigia professionale”. Prima ancora, la scuola alberghiera di Stresa, che ha formato alcuni tra i migliori professionisti italiani del settore: “È stata fondamentale per basi, concetti ed educazione. Una scuola avanti con i tempi”. Così come lo sono stati i maestri incontrati lungo il percorso professionale, che lo hanno fatto innamorare del lavoro in Sala: “Mi hanno colpito per la loro professionalità, affascinavano noi giovani regalandoci emozioni e benessere. Le loro erano lezioni che puntavano al cuore del mestiere, al vero servizio a tavola, senza se e senza ma”.
Scuola e formazione al centro
Anche per questo il neopresidente di AMIRA è particolarmente attento al mondo della scuola e della formazione, con il quale l’associazione intende rafforzare la collaborazione. “La scuola ha un’importanza fondamentale nella crescita dei ragazzi – dice Recchia –. I giovani non sono solo il futuro del settore, sono una responsabilità. AMIRA ha sempre guardato con interesse al loro coinvolgimento. Le lezioni che teniamo negli istituti, tenute da maestri che hanno vissuto la professione sul campo, vogliono offrire agli studenti un contatto autentico con la realtà del mestiere. Inoltre, ai giovani professionisti vengono offerte occasioni di crescita attraverso corsi, concorsi e iniziative culturali dedicate alla gastronomia mondiale”.
Collaboratori di sala, narratori dell’esperienza
Ma in un momento di grande cambiamento per il mondo dell’accoglienza e della ristorazione, quale futuro attende queste professioni? “È fondamentale trasformare i collaboratori di Sala in narratori dell’esperienza gastronomica. La magia dell’ospitalità nasce dalla sinergia tra Sala e Cucina, dall’empatia, dalla capacità di anticipare i desideri degli ospiti. Il Maître e i suoi collaboratori sono l’ultimo miglio: possono esaltare oppure rovinare ciò che arriva dalla Cucina. Per questo, riconoscere l’importanza del servizio di Sala è indispensabile per il successo di qualsiasi attività legata alla ristorazione”.
C’è poi da fare fronte ai nuovi modelli di consumo, alle istanze della sostenibilità ambientale e sociale e, ancora, ai cambiamenti dettati dalla tecnologia. “Dobbiamo adottare soluzioni semplici, ma efficaci. Dall’efficienza energetica all’uso responsabile dell’intelligenza artificiale, tutto passa attraverso la formazione dei responsabili di Sala che a loro volta – dice Recchia – guideranno la sensibilizzazione dei clienti”.
La sfida: coinvolgere le nuove generazioni
Infine, la sfida posta dalle nuove generazioni, che sembrano meno predisposte che in passato ai lavori dell’accoglienza. “Ospitalità significa cordiale generosità. Amore per la professione, umiltà e passione sono imprescindibili per affrontare un percorso ricco di soddisfazioni, ma anche di sacrifici. L’obiettivo si raggiunge bilanciando impegno e rinunce con una visione a lungo termine, perché i risultati richiedono tempo e costanza. Questo – sottolinea – non significa confondere l’etica del lavoro con quella del sacrificio, ma a costruire un percorso che valorizzi il talento e la vocazione”.
Un sogno per il futuro della ristorazione italiana e dell’associazione che ora guida? “Riportare la passione per un lavoro ricco di sfumature eccellenti – conclude Recchia – con la creazione di ambienti di lavoro inclusivi e stimolanti, che permettano ai professionisti del settore di crescere realizzando il proprio potenziale e ottenere quelle soddisfazioni professionali che, personalmente, ho avuto la fortuna di ricevere”.
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