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Social, parole d’ordine: coerenza e professionalità

Recruiters e datori di lavoro esaminano sempre di più contenuti e profili social dei candidati durante le selezioni per ottenere un'immagine più completa e autentica della persona. Ecco perché è importante fare attenzione alla coerenza e professionalità di ciò che si posta

Recruiters e datori di lavoro esaminano sempre di più contenuti e profili social dei candidati durante le se

Di Job in Tourism, 17 Febbraio 2026

Una volta era l’abito a fare il monaco, oggi è il profilo su Instagram. Fuor di metafora, se in passato era il modo in cui un candidato si presentava al colloquio e la foto che lo ritraeva sul CV a incidere sulla valutazione da parte dei recruiters, oggi è la presenza sui social media il fattore da tenere in considerazione. Quasi tre quarti dei datori di lavoro, infatti, conferma di analizzare i profili social dei candidati per approfondire le informazioni già in possesso. Ovvero, verificare le qualifiche ed esperienze scritte nel CV, ma soprattutto capire meglio la personalità e gli interessi del candidato, per farsi un’idea della persona che si nasconde dietro al foglio di carta che hanno in mano. I social diventano, cioè, uno strumento anche per immaginare il futuro inserimento in azienda, usato per valutare se il candidato possa trovarsi in sintonia con la cultura e l’ambiente di lavoro.

Cosa cercano i recruiters sui social

Ma cosa cercano davvero datori di lavoro e recruiters quando analizzano i profili online dei candidati? La nuova ricerca del portale Indeed che riporta questi dati  evidenzia che non si tratta di un esame superficiale, ma di un tentativo di costruire un’immagine più completa e autentica della persona. Non a caso, 7 datori di lavoro su 10 affermano di aver deciso, almeno una volta, di non proseguire il processo di selezione a causa dei contenuti visionati.

Tra i fattori di maggiore criticità c’è proprio la mancanza di coerenza: l’aver trovato sui social informazioni in contraddizione con il curriculum è un elemento che porta a una riconsiderazione per il 41,2% dei datori di lavoro. Un dato quasi identico è quello relativo a contenuti che suggeriscono una scarsa responsabilità civica o sociale, che pesa per il 41,8%. Altrettanto importanti sono i segnali che mettono in dubbio la professionalità del candidato: il 37,3% ha interrotto un processo di selezione dopo aver trovato prove di comportamenti ritenuti poco professionali. Infine, la pubblicazione di contenuti offensivi o discriminatori rappresenta un fattore di attenzione per il 30,7% dei datori di lavoro.

 

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