Mentre entra nel vivo sia in Europa che qui in Italia il dibattito sull’Affordable housing act, il regolamento in materia di affitti brevi al quale sta lavorando l’Unione Europea, con il Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi che in queste ore incontra le associazioni delle categorie coinvolte per fare il punto sulla posizione italiana, un’altra amministrazione locale prende posizione sulla questione. Dopo Firenze e Venezia, è il turno di Napoli, il cui consiglio comunale ha approvato una delibera che introduce dei paletti agli affitti turistici nel centro storico.
Il provvedimento napoletano
Il provvedimento varato da Comune di Napoli mette un tetto agli affitti turistici, che nell’area Unesco del centro storico non potranno superare il 30% dell’offerta residenziale mentre il restante 70% dovrà essere riservato a uso abitativo. Inoltre, le case che verranno utilizzate per locazioni turistiche avranno l’obbligo di cambio di destinazione d’uso. Un provvedimento, ha spiegato l’amministrazione comunale, finalizzato sia a ridurre la pressione turistica e salvaguardare l’offerta abitativa in centro che a favorire gli investimenti turistici anche in altre zone della città. “La città storica – ha commentato la Vicesindaca con delega all’Urbanistica, Laura Lieto – è un organismo urbano vivo: il turismo deve essere parte di questo processo senza assorbire tutto, come avvenuto altrove. L’obiettivo è una città giusta, nella quale sia ancora possibile abitare”.
Il plauso degli albergatori
Il provvedimento è stato accolto con favore dagli albergatori. “Un ottimo segnale – ha commentato la Presidente di Confindustria Alberghi, Elisabetta Fabri – per il futuro delle città d’arte e per una gestione più equilibrata e sostenibile dei flussi turistici. In assenza di un quadro nazionale organico – ha sottolineato – Napoli dimostra che i Comuni possono usare le proprie competenze urbanistiche per governare la proliferazione delle attività extralberghiere in ambito residenziale e tutelare la vivibilità dei centri storici. La soglia minima del 70% di residenza ordinaria per ciascun edificio e regole chiare sui cambi di destinazione d’uso sono strumenti concreti. Restano nodi operativi decisivi – ha poi aggiunto -. Il regolamento attuativo dovrà definire con precisione i criteri di verifica del limite del 30%. Trasparenza dei dati e controlli tempestivi saranno essenziali perché la norma funzioni e non alimenti contenziosi. Regole chiare e applicabili a tutti significano un mercato più trasparente, concorrenza leale e maggiori tutele per chi lavora nell’ospitalità”.
La reazione dei property manager
Opposta la reazione delle associazioni che rappresentano i proprietari di alloggi in affitto turistico, con Abbac, la Rete nazionale extralberighiera, che ha già annunciato un ricorso al Tar contro la delibera. “Napoli è tornata a crescere soprattutto grazie all’ospitalità, che ha rimesso in uso migliaia di immobili degradati e creato lavoro. Tutelare la residenzialità è un obiettivo corretto, ma gli strumenti scelti dall’amministrazione sono sbagliati, un vero boomerang – ha commentato anche Mario Morra, referente AIGAB in Campania -. Si mette un vincolo sulla casa di migliaia di famiglie e le istruzioni per rispettare le nuove norme vengono demandate ad un atto che ancora non esiste: il provvedimento attuativo e la banca dati richiederanno mesi, intanto l’offerta di Napoli resta ingessata con il rischio concreto è che una parte dello stock esistente ceda e che l’offerta 2027 risulti più bassa, non più alta”.
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